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05 Lug, 2012

Amianto e condotte idriche

Inserito da: PpF In: Ambiente e salute|Sanità

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di Osservatorio Cosa Pubblica

La vittoria dei “SI” al referendum popolare del 12 e 13 giugno apre uno scenario completamente nuovo nella gestione dell’acqua. Ora ”il vero dopo-referendum lo devono decidere i Comuni. Loro sono i proprietari delle aziende in quasi tutte le città, quindi saranno le amministrazioni comunali a dover decidere cosa faranno (gare, affidamenti diretti, ecc.).

Ieri gli italiani hanno messo un argine alle politiche liberiste che anche sull’acqua avevano preso il sopravvento ormai da 17 anni. Cambierà tutto?  Si dovrebbe azzerare un percorso che ha condotto, nel volgere di nemmeno due decenni ad una speculazione senza precedenti sull’acqua, con aumenti notevoli delle bollette e nessun incremento degli investimenti nelle reti idriche.

Con ieri si pone fine a questo percorso di privatizzazione, che il decreto Ronchi del 2009 aveva addirittura reso obbligatorio con delle scadenze ben precise che imponevano la cessione di quote sempre maggiori ai privati. Si abroga inoltre la remunerazione minima garantita del capitale investito: quel 7 per cento che veniva regalato ai gestori per invogliarli a compiere degli investimenti.

Opinione n. 11   –   1 Luglio 2012

Nozze tra Multiutility: Il gruppo HERA si prepara allo sposalizio con il gruppo Acegas Aps

Si sta rapidamente delinando la creazione di una grande Multiutility del nord per la gestione del servizio idrico e di altri servizi pubblici essenziali. Riteniamo che tale operazione non abbia come fine il miglioramento dei servizi ma che nasca unicamente per soddisfare esigenze di ordine finanziario. Con la cessione alle logiche di mercato di servizi pubblici essenziali si va nettamente contro l’esito dei referendum di giugno, in cui la maggioranza assoluta dei cittadini si è espressa per gestioni pubbliche e partecipative.

Cos’è cambiato?

Negli anni i monitoraggi dell’acqua, secondo il Gruppo HERA (maggior proprietario dell’oro idrico emiliano), non hanno evidenziato situazioni di criticità, o di rilascio di fibre di amianto, per cui non è stata considerata prioritaria l’accelerazione del programma di sostituzione delle condotte.

L’acqua che scorre nelle condotte è potenzialmente pericolosaper la salute umana?

Poi è arrivato il terremoto. In superficie, ad occhio nudo vediamo i danni; ma nel sottosuolo?

In assenza di un’emergenza sanitaria, gli interventi di miglioria della rete vengono demandati alla… cronologia prioritaria delle singole aziende.

Sotto il profilo impiantistico c’è rischio per la salute?

Per scongiurare il pericolo che, in caso di rotture o guasti nelle condutture, vengano disperse le micidiali fibre di cemento amianto nell’acqua, non è  previsto l’obbligo di rimuovere o sostituire quelle esistenti?

Eternit è un marchio registrato  di fibrocemento (assimilabile all’amianto), nonché il nome di una ditta che lo produceva.

La capitale dell’amianto, in Emilia-Romagna è Ferrara. E’ un imbarazzante primato, relativo alla presenza di condotte idriche in “fibrocemento”.

Ferrara vanta ben il 50% di condutture idriche in cemento-amianto. Si tratta di un dato addirittura doppio rispetto alla media dell’Emilia Romagna (22,4%), ed oltretutto nettamente più elevato di tutte le altre città e province della regione; basti pensare che Ravenna, seconda nella (sgradevole) graduatoria, si attesta al 33,4% mentre tutte le altre gradualmente calano. Bologna e Modena sono appaiate sul podio con il 25,5% di reti idriche in amianto, Reggio Emilia è al 24% e si scende quindi al 15,4% di Rimini, al 13,8% di Parma ed al 13,3% di Forlì-Cesena. Ultima, e più virtuosa, è Piacenza che vanta appena lo 0,3% di condutture in ‘fibrocemento’.

Ma non è previsto anche l’obbligo di sostituire le condotte in amianto esistenti?

Sapendo che l’amianto disperso dalle tubazioni idriche determina non solo assorbimento per via digestiva ma anche per via inalatoria:

  1. Le aziende USL e l’ARPA, nei giorni successivi alle due grosse scosse telluriche del 20 e 29 maggio hanno svolto le analisi specifiche di ricerca di fibre di amianto, sia ultra corte e sia ultra fini, nelle condotte dell’acqua pubblica?
  2. Ai cittadini è stato comunicato il rischio di esposizione da parte degli utilizzatori dell’acqua del rubinetto?

L’amianto è cancerogeno per l’uomo e non esiste una soglia di esposizione, per quanto bassa, che possa essere definita sicura

Parlare di un livello di pericolosità è fuorviante, perché il livello di guardia è il concetto di rischio: il pericolo c’è oppure non c’è.

La presenza di fibre d’amianto nell’acqua  potrebbe creare problemi alla salute

Le fibre di amianto direttamente ingerite oppure inalate e, quindi, in parte inghiottite, raggiungerebbero gli organi dell’apparato gastroenterico e, penetrandone la parete, svolgerebbero la loro attività cancerogena risiedendo in loco per decine di anni, così come avviene nel tessuto polmonare. Nel momento in cui si utilizza l’acqua, contenente fibre di amianto, per l’igiene della casa, l’evaporazione dell’acqua libera fibre di amianto con la conseguenza che l’inalazione delle stesse diviene dannosa per la salute.

Da qui la richiesta di sostituzione graduale delle tubature alle varie multiutility della regione, e contestualmente di accertare quali tipi di fibre di amianto contiene (ultra corte e ultra fini).

La percentuale di fibre/litro presenti, ai fine della pericolosità è ininfluente in quanto, lo ribadiamo, l’amianto è cancerogeno per l’uomo e non esiste una soglia di esposizione, per quanto bassa, che possa essere definita sicura

in Emilia Romagna occorre la sostituzione della vasta rete di condutture acquedottistiche in cemento/amianto

Cesena sono presenti 43 chilometri di condotte in cemento amianto; a Reggio Emilia vi sono 294 chilometri di cemento-amianto; in provincia di Bologna i chilometri sono 1650; in tutta la Romagna sono la bellezza di 2.300: è ora di partire con le bonifiche.

Il nuovo ente ATERSIR AgenziaTerritoriale dell’Emilia-Romagna per i Servizi Idrici e Rifiuti, svolge le funzioni di regolamentazione e vigilanza sul Servizio Idrico Integrato e sul Servizio Gestione Rifiuti Urbani. Tra le sue funzioni: l’articolazione delle tariffe gestionali, l’affidamento dei servizi, il piano di investimenti e i controlli sui Gestori.

Visto come hanno lavorato le precedenti ATO, chissà quali presioni saranno ora esercitate dall’ATESIR nei confronti, di Iren Spa e SorgeAqua Srl, ma soprattutto al gruppo Hera Spa ; quest’ultimo in particolare investirebbe solo sulla manutenzione straordinaria delle reti idriche, in sostanza solo quando c’è una rottura.

La giunta Regionale invece di creare “agenzie” che si traducono in uno stipendio accessorio cerchi di tutelare l’utilizzo dell’acqua del rubinetto rispetto all’uso delle acque minerali in bottiglia. Rifacendosi al principio di precauzione l’amministrazione ERRANI studi e programmi insieme a tutti i comuni, la rapida e progressiva sostituzione di tutti i tubi in cemento amianto.

La Regione E-R si attivi “concretamente e non solo verbalmente” per avviare un “reale” processo di miglioramento  dell’acqua dei rubinetti, prevedendo contestualmente gli stessi controlli presenti per l’acqua delle reti anche per le acque minerali in bottiglia, cioè verificare la presenza delle microfibre d’amianto nell’acqua.

Bere acqua del rubinetto dovrà diventare una pratica sana che andrà incentivata però in base al principio di precauzione dal momento che si tratta di acqua potabile è auspicabile una rapida sostituzione, programmata e graduale di tutte le reti realizzate in cemento amianto.

Pochi, disomogenei e discontinui i dati a disposizione sull’utilizzo e la presenza di amianto, questione che investe differenti settori di indagine; dalla salute all’ambiente, dal lavoro alle attività produttive, senza tralasciare gli ambienti domestici dove l’acqua giunge dopo aver percorso chilometri di tubature in cemento-amianto. Difficile riuscire ad avere il polso della situazione, soprattutto a livello nazionale.

Mariangela Fittizio

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Un po’ di storia dell’amianto

Nel 1901 l’austriaco Ludwig Hatschek brevetta il cemento-amianto, un materiale che per la sua elevata resistenza viene battezzato Eternit (dal latino aeternitas, eternità). Un anno dopo Alois Steinmann acquista la licenza per la produzione e apre nel 1903 a Niederumen le Schweizerische Eternitwerke AG.

Eternit è un marchio registrato di fibrocemento e il nome di una ditta che lo produceva.

Utilizzato in edilizia come materiale da copertura nella forma in lastra piana o ondulata, oppure come coibentazione di tubature.

Nel 1928 inizia la produzione di tubi in fibrocemento, che fino agli anni settanta rappresenteranno lo standard nella costruzione di acquedotti.

Benché sin dal 1962 fosse noto in tutto il mondo che la polvere di amianto, generata dall’usura dei tetti e usata come materiale di fondo per i selciati, provoca una grave forma di cancro, il mesotelioma pleurico (oltre che alla classica asbestosi), a Casale Monferrato (Alessandria),  Cavagnolo (Torino), Broni (Pavia) e Bari la Eternit e la Fibronit continuarono a produrre manufatti sino al 1986 (1985 per Bari e 1992 per Broni), tentando di mantenere i propri operai in uno stato di totale ignoranza circa i danni (soprattutto a lungo termine) che le fibre di amianto provocano, al fine di prolungare l’attività dello stabilimento e quindi accrescere i profitti.

La commercializzazione in Italia di tale prodotto o comunque della variante cemento-amianto, è cessata tra il 1992 e il 1994.

In particolare  a Casale Monferrato i morti e i contaminati da amianto sono e saranno migliaia, anche perché lo stabilimento disperdeva con dei potenti aeratori la polvere di amianto in tutta la città, causando la contaminazione anche di persone non legate alle attività produttive dell’Eternit. Soltanto nel periodo 2009-2011 nella città monferrina ci sono stati 128 nuovi casi di persone ammalate. Siccome la malattia ha un periodo di incubazione di circa 30 anni, si trovano attualmente in pericolo tutti coloro i quali fino a fine Ottanta risiedevano in zone limitrofe contaminate dalle polveri. Fino al 1994, ricorda il presidente di Assoamianto Sergio Clarelli, la situazione era paradossale, perché la legge 257/1992 riconosceva i rischi per la salute e «metteva al bando tutti i prodotti contenenti amianto, vietando l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la produzione di amianto e di prodotti contenenti amianto, ma non la loro utilizzazione», a parte eccezioni. Oggi l’azienda è fallita presso il Tribunale di Genova ed il Comune di Casale Monferrato sta spendendo milioni di euro per la bonifica del sito. Nella zona di Casale Monferrato e nell’intera Provincia di Alessandria si contano circa 1.800 morti per esposizione ad amianto, morti avvenute perlopiù in silenzio.

Il 6 aprile 2009 è iniziato presso il tribunale di Torino il processo istruito da Raffaele Guariniello contro Stephan Schmidheiny (uno dei due fratelli Schmidheiny — l’altro è Thomas — ex presidenti del consiglio di amministrazione dell’Eternit AG) ed il barone belga Louis De Cartier de Marchienne. Sono ritenuti responsabili delle numerose morti per mesotelioma avvenute tra gli ex-dipendenti delle fabbriche Eternit a contatto con l’asbesto. Il processo di Torino riguarda oltre duemila decessi, ma sono decine di migliaia le vittime non censiste: 120 mila all’anno secondo l’Onu.

Il 13 febbraio 2012 il tribunale di Torino emette una sentenza storica, condannando in primo grado De Cartier e Schmidheiny a 16 anni di reclusione per “disastro ambientale doloso permanente” e per “omissione volontaria di cautele antinfortunistiche”, e obbligandoli al risarcimento di circa 3000 parti civili oltre al pagamento delle spese giudiziarie. Il caso Eternit è il primo al mondo in cui i vertici aziendali vengono condannati, costituendo un precedente importante che potrebbe dare il via a decine di processi in tutta Europa.

L’Istituto superiore della Sanità stima che in Italia il picco di mortalità per malattie legate all’amianto si avrà tra il 2015 e il 2020. Quando a morire saranno i più giovani tra gli operai delle fabbriche, ma anche i bambini degli anni Sessanta-Settanta cresciuti tra tettoie e tubature in eternit (il composto di cemento e amianto inventato dall’omonima azienda svizzera proprietaria dello stabilimento di Casale), diffusissime ovunque.

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Consiglio comunale 09.07.09: Elezione del Presidente e Vicepresidente.

Scaricate e leggete le Linee programmatiche presentate dalla maggioranza.

Consigliere comunale

Il consigliere comunale della nostra lista civica è Valentino Tavolazzi.

Scaricate il curriculum ed il certificato penale.

Vai alla pagina riservata dal Comune di Ferrara.

Scaricate il contratto Tavolazzi - Comune di Ferrara.

Scaricate il reddito Tavolazzi prima di accettare l'incarico del comune.

Leggi la relazione che l'allora City Manager Valentino Tavolazzi ha scritto al Sindaco, nel 2002.
Scaricala.
Relazione del 2002 sulla piazza "sbrisulona": leggila.


  • Fausto Cellini: i ( passi a raso o varchi a raso) senza taglio di marciapiede non è dovuto il contributo o Tassa Comunale. Sig. Si faccia seguire da una associazion
  • Comitato via Prinella: gentile Diabolik, avrei bisogno URGENTEMENTE di mettermi in contatto con Lei, è possibile? scriva a comitatoviaprinella@gmail.com grazie!
  • Giorgio Montolli: Segnalo questa intervista con il prof. Franco Berrino: http://www.verona-in.it/2015/03/27/franco-berrino-per-il-cibo-la-spesa-fatela-con-la-bisnonna-

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