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09 Lug, 2010

Centrali a biomasse a Livorno

Inserito da: PpF In: Ambiente e salute

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Sono d’ accordissimo con Maurizio Marchi e tutti gli altri che NON NE POSSONO PIU’ DI TUTTI QUESTI  DS (Distruttori  di Salute) : il Rossi minaccia di chiamare i commissari per imporre gli inceneritori e proprio oggi la magistratura sequestra l’inceneritore di Pietrasanta, per quello di Montale  è in corso un processo ed il Giudice ha respinto la richiesta dei sindaci che volevano “scaricare” le loro responsabilità ed essere esonerati dal risarcire i danni, pur essendo proprietari dell’impianto…. .

Questi sono CRIMINI e NON NE POSSIAMO PIU!!!!

Vogliamo morire quando sarà il suo momento e nel nostro letto,  non in qualche hospice dopo aver ingrassato ancora una volta quelli che ci hanno fatto ammalare di cancro….

Non parlo a vanvera: l’Istituto Tumori di Meldola ( s.r.l.) ha fra i suoi “sponsor” la HERA ( si, proprio la HERA che fa affari con Cosentino e ha inceneritori in ogni dove) e i dirigenti esultano perchè nel 2009 c’è un bilancio in attivo di 146.000 euro, ma cosa ci sarà da esultare?  Come si fa a non capire che sono soldi che grondano di lacrime e sangue?

 BASTA; BASTA;  BASTA!!!!!

parola di oncologo!

Patrizia Gentilini

Al Presidente del Consiglio Regionale

On. Alberto Monaci

SEDE

_____________________________________________________________

Oggetto: Interrogazione Orale urgente in merito “ai progetti di realizzazione di due centrali a biomasse nell’area livornese”.

 

Venuti a conoscenza

Dell’Esposto, presentato in data 18 maggio 2010 alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Livorno, dal “Comitato difesa ambiente” e “Medicina Democratica” – così come riportato anche dagli organi di stampa – contro la realizzazione di due centrali di produzione energetica con l’utilizzo di biomasse nell’area livornese.

Preso atto

Che, a quanto ci consta,  le motivazioni di tale esposto – che fa seguito ad un precedente ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale – risiederebbero in particolare nel fatto che nel corso delle procedure di autorizzazione delle due centrali sarebbero state commesse – a detta dei presentatori dell’esposto – gravi irregolarità tutte concorrenti, a vario titolo e grado, a procurare gravi danni alla salute pubblica.

Rilevato infatti

Che le due centrali in questione avrebbero una potenza elettrica di 75 MW, circa un decimo di quella di una centrale di media grandezza –  quindi il 12 % della centrale Enel di Livorno e il 6 % di quella di Tor di Sale a Piombino – ma con emissioni di agenti inquinanti, fra cui polveri sottili di varia entità e ossidi di azoto, di entità pari a quella della suddetta centrale piombinese già attiva.

–  che l’indicazione di tali livelli di inquinamento atmosferico risulterebbe da uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Bologna e che altresì anche l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPAT) avrebbe indicato in particolare una delle due centrali progettate quale una delle principali fonti di emissione del territorio regionale

Rilevato di conseguenza

Che, stando a quanto sopra riportato, ci troveremmo di fronte a progetti per la realizzazione di centrali con un rapporto assolutamente sproporzionato fra la quantità di energia prodotta e le emissioni atmosferiche nocive derivanti dalla loro attività

Ricordato

Che i progetti in questione riguardano la realizzazione di due centrali a biomasse utilizzatrici olii vegetali reperiti tramite la cosiddetta “filiera lunga” cioè provenienti da aree lontane e segnatamente da paesi esteri – non escludendo a quanto si apprende nemmeno la provenienza extra europea -. Materiali questi inquinanti anche durante il loro trasporto e per il reperimento dei quali si mettono in atto disboscamenti di amplissime aree, con conseguenze ambientali e di inquinamento atmosferico di straordinaria rilevanza.

– che, proprio nell’ottica di prevenire tali conseguenze il Piano di Indirizzo Energetico Regionale (PIER) vigente recita che “il ricorso a biomasse ottenute attraverso processi di deforestazione (…) risulta in netto contrasto con gli obbiettivi della Regione Toscana che (…) ritiene opportuno a fini energetici solo l’utilizzo di risorse provenienti da un bacino di approvvigionamento strettamente connesso al luogo di utilizzo della biomassa”

– che, in coerenza a quanto ricordato al capoverso precedente della presente, il PIER prevede un raggio di settanta chilometri per l’approvvigionamento da biomassa, escludendo quindi il medesimo tramite la cosiddetta “filiera lunga” e prevedendo nel contempo la realizzazioni di impianti del genere di piccole dimensioni.

– che il medesimo PIER prevede fra i suoi obbiettivi il raggiungimento di un aumento – su base regionale, da provenienza di utilizzo di biomasse – di potenza di 100 MW al 2020.

 – che il Piano Regionale per il Risanamento e Mantenimento della Qualità dell’Aria (PRRM) indica l’area dove insisterebbero le due nuove centrali a biomasse e dove insistono fra l’altro già numerosi impianti industriali e infrastrutturali inquinanti (fra cui le due centrali di produzione elettriche indicate in narrativa nella presente) quale area già da bonificare dal punto di vista ambientale e dell’inquinamento atmosferico, con la ovvia conseguenza di una difficile sopportazione dell’inserimento di ulteriori impianti inquinanti. Considerazione implicitamente ripresa anche dall’Arpat che afferma come gli impianti progettati si collochino “in un’area in cui a maggior ragione devono essere adottate tutte le misure più rigorose per il miglioramento della situazione esistente e nel rispetto del PRRM regionale”.

– che la normativa legislativa in materia di Autorizzazione Integrata Ambientale impone che si tenga conto non soltanto degli inquinamenti emessi e dichiarati in merito ai singoli impianti da autorizzare ma anche dello stato di inquinamento dell’ambiente in cui questi vanno ad inserirsi.

– che risulterebbe – a normativa vigente, in merito ai progetti di centrali oggetto della presente  – errato l’aver escluso la realizzazione della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) in mancanza – come sembra essere in questo caso – della previsione di un idoneo impianto di abbattimento delle polveri sottili, impianto appunto essenziale per escludere preventivamente la procedura di VIA.

Considerato

Che – stando a quanto riportato dalla stampa – il Governo nazionale avrebbe intenzione di rivedere tutta la normativa relativa agli incentivi per la realizzazioni di impianti fra cui quelli a biomasse e che, di conseguenza, questo starebbe provocando una accelerazione nella presentazione di progetti in tal senso, siano essi compatibili o meno con le necessità e le condizioni dei territori dove andrebbero poi a insistere.

Tutto ciò premesso

Sono ad interrogare il Presidente e la Giunta Regionale

–          per venire a conoscenza di quali elementi siano conosciuti dalla Regione Toscana in merito alla vicenda sopra descritta

–          per sapere se, alla luce di quanto risulta alla Regione stessa e di quanto esposto in narrativa, non ritenga che siano state violate le norme alla base delle procedure autorizzative per la realizzazione delle due centrali a biomasse in questione.

–          Per sapere, di conseguenza, quali azioni intenda mettere in atto per il rispetto delle normative nazionali e regionali in materia, atte a tutelare la salute dei cittadini, l’ambiente e gli obbiettivi strategici in tema di salute, ambiente e approvvigionamento energetico assunti dalla Regione Toscana stessa

–          Se la Regione sia a conoscenza del fondamento o meno della volontà del Governo nazionale di rivendere la normativa relativa agli incentivi rivolti all’utilizzo delle fonti energetiche oggetto della presente interrogazione.

–          Quale sia, sia nella sua generalità che in particolar modo in riferimento agli obbiettivi di approvvigionamento energetico da biomasse, lo stato di attuazione del Piano di Indirizzo Energetico Regionale vigente.

La Consigliera

 Monica Sgherri

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