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21 Mar, 2010

Chiare, fresche e dolci acque

Inserito da: PpF In: Ambiente e salute|Servizi pubblici

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di Paolo Giardini

Ultimamente l’acqua è di moda. La stampa locale ha diffuso foto di coreografici raduni nei pressi di fontanelle pubbliche con esibizioni di recipienti di plastica pieni d’acqua. Pare replicheranno altre performances, disinteressate pubblicità alle taniche in plastica. L’acqua di cui si parla è tratta dal Po, fiume celebre per la purezza delle sue acque. Ed è proprio sulla riva del fiume che si sono recati alcuni politici della Federazione della Sinistra Ferrarese privi di ambizioni (vorrebbero rinunciare alla ribalta comunale, ritirandosi in meditazione a Bologna fra i banchi del consiglio regionale), manifestando severamente contro la privatizzazione dell’acqua.

In questo clima fecondo di riflessioni metafisiche, si inserisce pure una giornata di un convegno dedicato all’acqua come bene comune, avente per tema “l’acqua potabile: conoscerne i pregi per incrementarne l’uso”. L’organizzazione è a cura del CADF, acquedotto del basso ferrarese, che potabilizza l’acqua di cui raccomanda entusiasticamente il consumo. Si rifornisce, petrarchescamente, di chiare, fresche et dolci acque dalla stessa fonte da cui attinge l’acquedotto di Ferrara, ma alcuni chilometri più a valle, arricchendosi nel viaggio di proprietà salutari.

E’ piacevole considerare che, nei convegni sull’acqua, più numerosi sono i partecipanti e più l’apporto idrico aumenta l’affinità dei presenti al tema trattato. Si tratta di convegni consustanziali, dato che siamo fatti per un buon 65% d’acqua,

Supponiamo che al convegno ci siano 100 persone dal peso medio di 80 chili (per la tendenza alla pinguedine in atto). Vuol dire che l’apporto dei partecipanti, fra acqua intercellulare e intertissutale contenuta negli organismi, è di almeno 50 kg d’acqua a cranio. Cioè partecipano attivamente al convegno sull’acqua ben 5.000 litri d’acqua!

Ora, anche se apparentemente questi litri d’acqua personali servono solo da zavorra per aumentare il peso aderente nelle suole, il nostro organismo biochimico ne fa in realtà un uso raffinatissimo, molecola per molecola. Il fatto saliente è che sono quantità enormi di molecole.

Quando beviamo un bicchier d’acqua, con quei 200 cc ci riforniamo di 6.680 triliardi di molecole d’acqua (1 triliardo = mille miliardi di miliardi). Proprio così: nell’acqua ci sono numeri astronomici di molecole, e ciascuno di noi se ne porta a spasso dei fantastiliardi. Sono valori giganteschi, scomodissimi da gestire. Per fortuna l’organismo fa tutto da solo, e ci è consentito di utilizzare come unità di misura il litro nella contabilità idraulica personale.

Se disciolte nel bicchiere ci sono sostanze diverse, ad esempio un milione di molecole di plastificante cedute dai contenitori, l’instancabile ed efficientissimo organismo le separa, sempre molecola per molecola, e le distribuisce in circolazione a fare il loro servizio, buono o cattivo che sia. Se può sembrare che un milione di molecole cancerogene al lavoro sia un esercito terrificante, facciamoci coraggio, perché quel milione purtroppo è un niente in confronto all’immensità di migliaia di triliardi di molecole in un litro in cui si nascondono, e noi di litri ne abbiamo 50!

Un solo nanogrammo d’acqua contiene 33.400 miliardi di molecole. Il nanogrammo è la misura usata dai tecnici della potabilizzazione per indicare le sostanze estranee rilevate, e di solito corrisponde a quantità considerate irrilevanti, “tracce”.

“Tracce” ultra miliardarie di Bisfenolo A per litro sono state trovate nell’acqua del nostro acquedotto, altrettante nelle acque del Po per il PFOA. Sono sostanze sintetiche nuove fra innumerevoli altre, i cui effetti certi sull’organismo si conoscono dopo decenni d’assunzione. Nel cammino della scienza, noi ferraresi abbiamo l’alto onore di occupare un ruolo di rilievo nella ricerca, insieme a molluschi e pesci, per via delle sollecitazioni ad incrementare volontariamente l’uso alimentare d’acqua di Po, ma anche per atto d’imperio dell’autorità. Come non essere grati al sindaco Tagliani d’aver ceduto ad Hera le dotazioni comunali e consentito alla medesima di smantellare il Laboratorio Analisi? Ha scelto per il bene dell’umanità un raffinato esperimento scientifico rendendoci parte attiva.

Noi e i nostri figli ne siamo orgogliosi. Forse un giorno qualcuno potrà dire: io c’ero.

Paolo Giardini

  • luca v.

    Tra l’altro sarebbe interessante ricordare, non solo che il CADF preleva da dove preleva la città di Ferrara: quindi i problemi che ha Ferrara, verosimilmente, si ripropongono anche nelle aree servite dal CADF e, in più, ci si cuccano i reflui della cittadina estense.
    Aspetto sicuramente più degno di nota è, tuttavia, l’abissale differenza impiantistica tra l’impianto di potabilizzazione di Ferrara (fino a pochi anni addietro gioiello dell’ingegneria italiana a livello europeo) e la qualità impiantistica, non proprio alla pari, dei due ptabilizzatori del CADF.

Abbiamo fatto molta strada

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Leggi la relazione che l'allora City Manager Valentino Tavolazzi ha scritto al Sindaco, nel 2002.
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Relazione del 2002 sulla piazza "sbrisulona": leggila.


  • Valentino Tavolazzi: Ing. Savini, come le ho scritto sei anni fa, saremmo ben lieti di pubblicare un intero suo articolo nel nostro sito, con la sua completa versione dei
  • Valentino Tavolazzi: Ing. Savini, come le ho scritto sei anni fa, saremmo ben lieti di pubblicare un intero suo articolo nel nostro sito, con la sua completa versione dei
  • vittorio savini: ,,,aggiungo inoltre che vi è stata un' ORDINANZA del tribunale di Ferrara (artt. 676 C.P.P.) n. 250/2016 del 2 novembre 2016 a firma del giudice Pier

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