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30 Nov, 2009

Chiarezza per l’oasi del Poggetto

Inserito da: PpF In: Ambiente e salute

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Pubblicata da Estense.com

oasi_1In questi giorni si è sentito parlare della triste sorte toccata all’oasi naturale che sorgeva nell’area agricola compresa tra il Poggetto e la tenuta della Cugnola, naturale corridoio di connessione tra due zone di interesse paesaggistico riconosciute da anni. Il fondo, fino a poco tempo fa quasi interamente di proprietà dei Sigg. Ferraguti, stupiva il visitatore con i suoi boschetti di piante ed arbusti autoctoni, con le sue siepi al bordo degli stradoni, con sei maceri da canapa anche loro circondati da alberi e arbusti molto grandi, e con le sue enormi vasche palustri (circa 12 ha) realizzate con contributi della regione e della comunità europea (quindi con i soldi di tutti noi contribuenti).

Le paludi ospitavano piante e animali stanziali e migratori, che negli anni avevano sviluppato una incredibile bio-diversità, contribuendo a ripopolare questo angolo del territorio ferrarese di specie rare e protette dalla legge. Meraviglia tra le meraviglie, alcune rigogliose farnie secolari, di oltre 150 anni di età e di quasi 30 m di altezza, tenevano con il naso all’insù tutti coloro che qui si rilassavano in lunghe passeggiate, e parevano raccontare al vento quelle favole antiche che solo i bambini riescono ancora a sentire.

Con la cessione della tenuta da parte dei Sigg. Ferraguti e di alcuni confinanti al nuovo proprietario, imprenditore agricolo veneto già in possesso di enormi estensioni di terreno nel basso ferrarese, tutto è cambiato. L’intera zona è stata destinata ad ospitare un frutteto, centinaia di ha di peri tutti uguali, piantati fitti e trattati a fitofarmaci, nella logica di una agricoltura intensiva e di massimo sfruttamento del territorio. Ogni singolo metro quadrato doveva essere usato, spremuto, trasformato. E così è stato. Ogni pianta è stata divelta, fatta a pezzi e tritata, ogni arbusto bruciato. Le paludi sono state interrate e con loro pesci, tritoni, rane e ogni altra piccola forma di vita; i canneti distrutti, le acque prosciugate. I maceri sono stati deturpati, strappando gli alberi che li proteggevano dal sole, distruggendo i nidi proprio nel periodo della cova, e sono stati svuotati forzatamente della loro acqua, causando altra morte e distruzione della fauna locale. Oggi, della splendida oasi non resta che il ricordo; al suo posto c’è un deserto di terra arata dalla quale una fila di ruspe, serve del denaro e del guadagno, tiene minacciosamente alla larga chiunque si avvicini.

La Pubblica Amministrazione sia comunale che provinciale, sollecitata a mostrare le regolari e necessarie autorizzazioni per realizzare lo scempio, nonché la relativa documentazione, si è trincerata dietro un silenzio che desta stupore, rabbia e sospetto. Dove sono le autorizzazioni per l’abbattimento di tutti quegli arbusti e quegli alberi, di cui molti secolari, che il nuovo proprietario si è sbrigato a sminuzzare e a far sparire, utilizzando anche il fuoco per cancellare ogni traccia? Quando e con quale giustificazione è stato permesso di interrare le vasche di acqua dolce, distruggendo habitat protetti per legge e realizzati con contributi pubblici? Perché sono stati deturpati e svuotati i maceri da canapa, inseriti proprio quest’anno nella rete ecologica provinciale (REP) quali elementi fondamentali per l’ecosistema locale e quindi protetti da direttive regionali? Perché i corpi ed i servizi di polizia locale ed il Corpo Forestale dello Stato che devono vigilare sull’applicazione della legge sulla protezione della fauna minore, catalogata e presente all’interno dell’oasi,  non sono intervenuti per porre fine ad un tale disastro ecologico? Si parla tanto di sviluppo sostenibile, di difesa dell’ambiente e di abbattimento della CO2 per ridurre l’effetto serra, ma abbiamo ormai la certezza che si tratti solo di belle parole. Di fatto, nessuno muove un dito per far rispettare le leggi, forse in nome del quieto vivere, o, forse, per taciti e illeciti scambi di favori realizzati alle spalle dei cittadini, sempre tagliati fuori dalle decisioni politico-amministrative e privati anche dei pochi mezzi a disposizione per tutelarsi e difendere patrimoni che sarebbero un loro diritto.

Così, un altro frammento delle nostre splendide campagne è andato perduto, un altro scampolo della nostra memoria storica è stato calpestato senza riguardo. Ancora una volta la logica del denaro e del profitto ad ogni costo ha prevalso, ed un piccolo paradiso naturale alle porte della città è stato cancellato per sempre. Nulla ci restituirà le farnie dalle immense chiome, i boschetti pieni di lucciole, i pesci saltellanti dei maceri e le loro acque piene di vita, gli uccelli maestosi che trovavano riposo e ristoro nelle vasche palustri e il dolce pigolio dei loro nuovi nati in primavera; i bambini non potranno più perdersi ad ascoltare le storie degli alberi.

Chiediamo chiarezza e giustizia, questa volta. Chiediamo di fermare lo scempio e una punizione esemplare per chi lo ha compiuto, dissuasiva per chi avesse intenzione di seguirne le orme. Chiediamo quello che il Sindaco del Comune di Ferrara per legge può e deve fare: ordinare il ripristino dello stato dei luoghi. Un gesto, che riaccenderebbe la speranza di un futuro realmente impostato per la salvaguardia dell’ambiente…una decisione che ridarebbe ai cittadini la fiducia in chi li governa. 

 Un gruppo di cittadini che hanno a cuore l’ambiente

  • matteo

    Affinchè tutti sappiano in anticipo quale è lo status del territorio occorrerebbe una mappatura dettagliata di luoghi e piante accessibile quante google maps. Questa consapevolezza e conoscenza permette alle persone comuni di acquisire una conoscenza più estesa del proprio territorio. Da questa conoscenza nasce un’opposizione ancor più serrata di voci e ed azioni di chi non vuole che si commettano questi “reati”.

  • Carla

    Pinete Lido Estensi e Spina: ho ricevuto da Daria Bertolaso, portavoce del gruppo di parrocchiani che si oppone all’abbattimento, un appello ad essere presenti se, giovedì 3 dicembre, partirà il cantiere di abbattimento dei pini di via Giorgione.
    Daria mi ha autorizzata a diffondere il suo numero di cellulare, che però non scrivo qui ma mando via mail a PpF: chi fosse disponibile a partecipare ad un presidio pacifico, se e solo se partirà il cantiere, può mettersi in contatto con Daria.
    grazie

  • Carla

    P.S.: per le mappature del territorio, stiamo procedendo…

  • giova

    Sono disposta a venire a Lido Spina, meglio se trovo un passaggio in auto con qualcuno degli Ambientalisti, non mi interessa la targa che hanno, bisogna dimostrare che la Gente non è un branco informe e disinformato. Scrivetemi su questo sito e partiamo..se effettivamente Giovedì avremo notizia che l’impresa edile entrerà nella proprietà con le seghe….

  • giova

    Se non erro, per abbattere dei pini ai Lidi occorreva il PERMESSO DELLA FORESTALE: ADESSO L’AREA BOSCHIVA NON è TUTELATA DALLA PROVINCIA E DAL COMUNE, MA LO è SEMPRE DALLA FORESTALE …VEDIAMO DI TROVARE LA MAGLIA LARGA NELLA RETE?
    Pensiamo che a Ferrara tuttora per togliere un albero in un giardino privato in città è obbligatorio comunicare tale intento …ne ho avuto esperienza….anche se poi nessuno ha mai replicato, risposto, concesso nè tanto meno vietato.

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Leggi la relazione che l'allora City Manager Valentino Tavolazzi ha scritto al Sindaco, nel 2002.
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Relazione del 2002 sulla piazza "sbrisulona": leggila.


  • Valentino Tavolazzi: Ing. Savini, come le ho scritto sei anni fa, saremmo ben lieti di pubblicare un intero suo articolo nel nostro sito, con la sua completa versione dei
  • Valentino Tavolazzi: Ing. Savini, come le ho scritto sei anni fa, saremmo ben lieti di pubblicare un intero suo articolo nel nostro sito, con la sua completa versione dei
  • vittorio savini: ,,,aggiungo inoltre che vi è stata un' ORDINANZA del tribunale di Ferrara (artt. 676 C.P.P.) n. 250/2016 del 2 novembre 2016 a firma del giudice Pier

In sintesi

'Progetto per Ferrara' e' una iniziativa politica aperta, rivolta a tutti i ferraresi, elaborata e promossa insieme a compagni di viaggio, che in questi anni hanno condiviso con me intense battaglie in difesa della salute, dell'ambiente e per il cambiamento della politica.
Valentino Tavolazzi

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