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06 Dic, 2009

Come vota il PD in consiglio

Inserito da: PpF In: Economia, sviluppo, lavoro|Politica

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di Paolo Giardini

LIBERT~1Su “CronacaComune”, il giornale on-line comunale più famoso nel mondo, dalle originali modalità di scelta degli articoli pubblicati, è apparsa come una stella cometa un commento a firma “del Gruppo Consigliare PD”, titolato “Come vota il PD in consiglio”. Il titolo spiega l’importanza del documento: è una guida, offre la chiave di lettura del voto PD. Gli inesperti, che come me non frequentano quell’aula dove si decide il destino della città, immaginano che il voto del PD consista nell’alzata simultanea di una ventina di mani al via dato dal presidente del consiglio (pure lui del PD, quindi in pole position per votare col gruppo).

 

Non è così ci spiega, compatto come quando vota, il Gruppo Consigliare PD, illuminandoci sui reconditi che stanno alla base dell’alzata di due dozzine di mani. E per primissima cosa ribadisce (sì, ribadisce: vuol dire che ci aveva già informati, segno che siamo molto disattenti) quando si stanzia “un sensibile aumento di stipendio a una dipendente comunale che assume mansioni in grado di surrogare efficacemente la contestuale eliminazione di due figure professionali ben più costose (facendo così risparmiare più di 150.000 euro) è la decisione avveduta di un Sindaco competente e capace, a tutto vantaggio del bilancio comunale.”

Ci viene così insegnato che generalmente il voto del PD è determinato dai sensibili aumenti alle dipendenti comunali. E’ una questione di galanteria, sicuramente sarà retaggio di tradizioni antiche, e in più comporta delle belle botte di risparmio. Ogni volta che votano, quei signori compiono un’azione doppiamente meritoria, gratificando le graziose dipendenti e alleggerendo le spese perché eliminano due figure professionali. Con un centinaio di votazioni l’organico comunale passerà da 1500 a 1300 dipendenti. Non ultimo, il sindaco ne esce confermato nella sua autostima, che ne ha tanto bisogno. Bisognerebbe che il PD votasse più spesso.

Il manuale, con modestia, non dice nulla sull’implicito aiuto psicologico dei dipendenti maschi con propensioni transessuali a decidere il salto di qualità con un viaggio a Casablanca, e passa attivamente al secondo punto spiegando come le mozioni di PDL e IDV siano generalmente valutate dal PD: “certamente inutile, prevaricante le prerogative istituzionali del Sindaco e, per certi versi, persino offensiva” l’esempio di una mozione PDL e “votata con gli usuali criteri di merito” un’altra di IDV, alleata PD, cioè con l’astensione. A prima vista sembra che PDL e IDV non siano molto ben considerate dal PD. Forse farebbero bene a non presentare più mozioni.

Infine il manuale “Come vota il PD in Consiglio” passa alle mozioni presentate da PpF, spiegando che è sempre “inaccettabile il tentativo di imporre alla maggioranza una serie di significativi impegni di bilancio senza alcuna preliminare discussione nei tempi, nelle sedi e nei modi previsti dalle consuetudini democratiche prima ancora che dai regolamenti”.

In altre parole, le proposte su impegni di bilancio seri non si discutono in aula consigliare, non si rimandano ad altra data per pensarci su, perché le uniche sedi in cui si discutono sono quelle consuetudinarie. Il PpF è nato l’anno scorso, non rientra nelle consuetudini, cosa presenta mozioni inutili a fare? Ma Tavolazzi non ha niente di meglio da fare che venire in Consiglio Comunale?

Il manuale non dà indicazioni su IaF. Forse è un diplomatico invito a proseguire sulla retta via: il suo Capo Gruppo, Barbieri, ha appena dato le dimissioni.

Questo agile manualetto dovrebbe essere stampato in carta plastificata per corredare i seggi e i posti del pubblico nella sala del consiglio. Almeno fino alla prossima legislatura.

Paolo Giardini

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  • Giorgio Montolli: Segnalo questa intervista con il prof. Franco Berrino: http://www.verona-in.it/2015/03/27/franco-berrino-per-il-cibo-la-spesa-fatela-con-la-bisnonna-

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