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17 Giu, 2009

Economia, Ferrara in caduta libera

Inserito da: PpF In: Economia, sviluppo, lavoro

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Calano ulteriormente produzione, fatturato ed ordinativi. E’ il risultato peggiore degli ultimi 10 anni

Uno “scenario” congiunturale, quello fotografato dall’Osservatorio dell’economia della Camera di Commercio di Ferrara (al quale partecipano componenti di Enti locali, Università di Ferrara, Banca d’Italia, Casse di Risparmio di Ferrara e di Cento, SIPRO, Ascom, Cia, Cna, Confagricoltura, Coldiretti, Confartigianato, Confcooperative, Confesercenti, Coopagri, Legacoop, Unindustria e Unioncamere Emilia-Romagna), decisamente a tinte fosche. Evidente, infatti, è l’accentuata e progressiva involuzione della dinamica congiunturale provinciale registratasi nei primi cinque mesi del 2009.


“L’inevitabile propagazione della crisi globale sul terreno dell’economia ferrarese – rileva il Presidente della Camera di Commercio, Carlo Alberto Roncarati – ha innescato un brusco processo involutivo dei principali indicatori congiunturali.

Cedono produzione, fatturato ed ordinativi dell’industria manifatturiera, e sembrano risentirne in misura ancora più accentuata le piccole imprese e l’artigianato, colpite soprattutto dalla fine del lungo ciclo espansivo dell’edilizia. In particolare – prosegue il Presidente – preoccupano la brusca frenata dell’export provinciale (-39,4%), ancora più accentuata rispetto alla media regionale, nonchè il crescente ricorso alla integrazione salariale, anche di natura straordinaria. Attualmente, le due priorità per le nostre imprese sono l’accesso al credito e l’internazionalizzazione.

Le nostre indagini mostrano che è ancora assai ampia la quota delle imprese che ha difficoltà di accesso al credito e ciò costituisce un serio intralcio alle loro politiche di investimento, oltre che un serio problema di liquidità. E’ essenziale, quindi, superare la diffidenza culturale che colpisce soprattutto le piccole imprese, assicurare finanziamenti in tempi brevissimi e, da parte della Pubblica amministrazione, garantire pagamenti in tempi ragionevoli.
Produzione (-16,0% rispetto ai primi cinque mesi delle scorso anno), fatturato ed ordinativi acquisiti dall’industria manifatturiera rallentano fortemente.

E il deterioramento della congiuntura, pur non avendo certo risparmiato l’area della media-grande impresa, ha riguardato, in misura ancora più marcata, quella della piccola impresa (1-9 dipendenti) ed, in particolare, dell’artigianato soprattutto nel comparto delle costruzioni. Situazione particolarmente difficile per la chimica-materie plastiche, la lavorazione dei minerali non metalliferi e per il settore meccanico, nel cui ambito i mezzi di trasporto segnano un calo di produzione e di ordinativi ancora più accentuato di quello del fatturato.

Mentre il cosiddetto “sistema moda”, oltre al legno-mobilio, è il comparto produttivo che ha registrato lo stop più brusco rispetto agli ultimi mesi del 2008. Intonazione relativamente migliore riguarda ancora il comparto alimentare, settore a-ciclico e, dunque, meno esposto all’andamento internazionale.

Intanto, continua a cresce la cassa integrazione i cui interventi ordinari, nei primi cinque mesi del 2009 sono otto volte quelli registrati lo scorso anno, mentre quelli straordinari sono più che raddoppiati. Sul fronte delle esportazioni, nel corso del primo trimestre del 2009 si è registrato in provincia di Ferrara, secondo i dati valutari Istat diffusi lo scorso 11 giugno e rapportati allo stesso periodo dell’anno precedente, una vera e propria caduta: -39,4%, contro una media regionale del -23%.

L’andamento peggiore sui mercati esteri è stato registrato dai mezzi di trasporto (-65,1%), che costituiscono circa un quinto del nostro export, ma anche dalla chimica (-37,4%), diventato così il primo settore. Variazioni positive, che evidentemente non compensano quanto accade per i principali settori dell’export ferrarese, si registrano invece per i prodotti agricoli, alimentari e per le macchine agricole. Per quanto riguarda le principali destinazioni dei prodotti ferraresi, occorre rilevare cali diffusi negli interscambi, ad eccezione di una variazione positiva consistente (+66%) delle esportazioni verso la Cina, le quali però rappresentano appena il 3% del totale.

E l’indebolimento dei consumi trova conferma anche nel calo delle vendite del settore commerciale, anche se esso risulta meno accentuato nella nostra provincia rispetto all’intera regione Emilia-Romagna. Esso colpisce tanto i prodotti alimentari quanto quelli non food. Ed, ancora una volta, a farne le spese è soprattutto il commercio al dettaglio.

estense.com

  • matteo

    La dimostrazione palese che il sistema basato sulla sola produzione è un sistema che non riesce ad equilibrarsi, provoca la sua inevitabile degradazione a tanti sub-nuclei che, come una goccia al sole, evaporano.
    Probabilmente, ed opinabile questo mio punto di vista, l’equilibrio è necessario tanto nel tessuto economico quanto nell’uomo, infatti l’uomo odierno non può fermarsi deve essere sempre in movimento, energizzato da un qualsiasi elemento che equivale all’iniezione di energia nel sistema produttivo, che ora evidenzia la corda. Di fatto se si produce si deve consumare e se si consuma allora si può produrre.
    Certamente si potrà dire che questo è un periodo, passeggero, di fatto la ricerca di nuovi mercati dove piazzare il prodotto testimonia un unico filo conduttore, produrre per vendere per far cassa.
    La cassa, ecco un ulteriore elemento deficitario del sistema, che porta in crisi l’Economia, alla cui base c’è sempre l’uomo.
    Come diverse persone sostengono, esiste la seria possibilità di trarre vantaggio nei momenti di crisi per introdurre in quel sistema malato nuovi vettori di direzione, con lo scopo di forzare l’equilibrio antidisgregazione.
    Un esempio, potrebbe essere quello di concepire e realizzare beni, tipo frigoriferi, televisori dove l’azienda si impegna a riprendersi il bene per sostituirlo con un nuovo bene dello stesso tipo o altro, garantendo un equo compenso se la scelta fosse di cambiare azienda fornitrice.

  • Athos Tromboni

    Sottolineo questo passaggio del presidente Roncarati: “Situazione particolarmente difficile per la chimica-materie plastiche, la lavorazione dei minerali non metalliferi e per il settore meccanico, nel cui ambito i mezzi di trasporto segnano un calo di produzione e di ordinativi ancora più accentuato di quello del fatturato”.
    Roncarati aveva precedentemente citato il settore dell’edilizia e più avanti fa il punto anche sul tessile/manifatturiero. Ma è la chimica quella che m’interessa qui puntualizzare, alla luce delle previsioni (fosche) di Valentino Tavolazzi su queste pagine a proposito delle nubi sul petrolchimico di Marghera destinate ad addensarsi anche sul petrolchimico di Ferrara e stimolato dal commento di Matteo che precede questo mio post: la chimica che può essere invocata, in un processo di ammodernamento del settore, non è quella dei bicchieri di plastica e delle sportine, dei contenitori usa-e-getta e dei film plastici multui-uso-e-ultra-spreco: è la chimica dell’economia ecocompatibile che rappresenta il futuro del mondo, non cioè quella dei materiali che si debbano incenerire ma di quelli che si possano ricilare.
    Resto, con questa mia considerazione, sul piano del ragionamento filosofico, perché non ho le competenze per dimostrare scientificamente la tesi accennata qui proprio e solo sul piano filosofico.
    Aspetto da Paolo Giardini e dallo stesso Valentino (e da altri competenti in materia), lumi che possono voler dire anche “la linea politica alternativa” da elaborare come PpF, giusto perché bisognerà che passiamo il più possibile in maniera convincente dai pronunciamenti filosofici (o politici, che in questo specifico caso filosofia e politica hanno la stessa funzione) alle indicazioni di merito.
    Ulimissima considerazione: possibile che lo stato di cose denunciato dal presidente Roncarati non induca alla semplice riflessione che la nostra ricchezza immediata e disponibile per far acquisire al territorio maggior valore aggiunto nel breve-medio periodo (in termini di moneta e di mercato) possa essere la città d’arte e cultura? Ma non quella (mal)intesa dal Pd d’oggi, che è lì che pensa di puntare ancora sui vecchi modelli di promozione della Ferrara Estense! bensì quella che fa perno e corpo con tutta l’arte e tutta la cultura di cui la città e il territorio dispongono, quella Estense e quella civica del terzo millennio, quindi le due culture, quella del passato (con i suoi musei, palazzi, teatro, biblioteche, fatti storici) e quella del presente (con i suoi operatori residenti: i culturali, ma anche i musici, pittori, treatranti e intrattenitori, oltrecché storici e professori). Penso che (sinora) queste due culture siano state entrambe sottoutilizzate, perché sottopromosse (cioè bocciate) dal sistema e di fatto obnubilate dal clamore mondano che ha privilegiato, con i grandi eventi, l’immagine a scapito di tutto il resto.

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  • Giorgio Montolli: Segnalo questa intervista con il prof. Franco Berrino: http://www.verona-in.it/2015/03/27/franco-berrino-per-il-cibo-la-spesa-fatela-con-la-bisnonna-

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Valentino Tavolazzi

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