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21 Feb, 2014

Gran cosa la Cultura!

Inserito da: PpF In: Cultura

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di Paolo Giardini

image_previewIn data 11/2/2014 il Comune ha informato i ferraresi che la giunta Tagliani ha approvato alcune delibere proposte dall’assessore alla cultura Maisto. Esultanti, abbiamo così appreso che:

“Il Comune adotta una politica di gestione sostenibile degli eventi.

Eventi d’arte e cultura, perfettamente in linea con le regole della sostenibilità. E’ questa la scelta per il futuro che il Comune di Ferrara si appresta a ufficializzare con l’adozione di una politica di gestione sostenibile delle proprie manifestazioni, mirata a qualificare ulteriormente l’identità di Ferrara come sede di iniziative di interesse nazionale e internazionale, ora anche certificate a basso impatto ambientale. Requisiti guida per l’attuazione pratica della nuova politica, che dovrà ottenere anche il via libera del Consiglio comunale, saranno quelli relativi allo standard Iso 20121:201.

Il sistema di gestione riguarderà sia gli eventi organizzati direttamente dall’Amministrazione, sia quelli da essa supportati con contributi economici, agevolazioni organizzative o patrocini non onerosi.”

Viene spontaneo chiedersi come mai sia così rilevante la “gestione sostenibile degli eventi”, tanto da reclamizzarla urbi et orbi. Significa forse che l’aria in città sarà finalmente depurata, privata di ogni PM10, polveri sospese di amianto e ossidi di azoto? Assicurano che nessun partecipante sarà irrorato di Sarin e col Napalm non si disinfetteranno le strade?

Niente di tutto questo. Come sempre, i cestini portarifiuti verranno svuotati ma non con quotidiana certezza, gran parte delle caditoie continueranno a restare otturate, e l’ubicazione in centro dei rari servizi igienici accessibili al pubblico costituirà l’ambito premio di spasmodiche cacce al tesoro dei visitatori con la vescica piena. Perché, contrariamente a quanto dice Maisto, con la ISO 20121 non si certifica proprio nessun evento.

Lo standard ISO 20121 (il nome completo è ISO 20121:2012, anche se il Comune ne abbrevia stranamente il 2012 in 201) è una norma internazionale che definisce i requisiti di un sistema di gestione della sostenibilità ambientale degli eventi. Detta norma, a scanso di equivoci, precisa in appendice che nessun “evento” può essere dichiarato conforme alla Norma, ma solo il suo sistema di gestione. Pertanto lo scopo di certificazione è quello di chiarire se il sistema dell’organizzazione è applicabile all’iniziativa gestita e nient’altro, dato che un conto è stabilire se l’organizzatore d’eventi è idoneo, altro è appurare se l’organizzatore idoneo si comporta come tale. Ma per il coltissimo Maisto un soggetto sbagliato è un dettaglio irrilevante perché la cultura, quando c’è, produce all’ingrosso in quantità mai misurabili con la bilancina del farmacista.

E infatti, a seguire ci informa imperterrito d’aver sfornato un’altra iniziativa culturalissima:

Ingresso gratuito ai musei civici l’1 e 2 marzo per il Carnevale Rinascimentale a Ferrara. Il Carnevale a Ferrara è anche sinonimo di cultura. Per questo in occasione del ‘Carnevale Rinascimentale’, promosso dall’Amministrazione comunale,…..”.

Dai! Ammettiamolo: se non ci erudiva Maisto, chi saprebbe che il Carnevale a Ferrara è sinonimo di cultura? Purtroppo ci toccherà aspettare un anno per sfogliare il Vocabolario della lingua italiana “lo Zingarelli 2015” cercandovi il vocabolo “cultura” e trovarvi il nuovo sinonimo “il Carnevale a Ferrara”. A questo punto non cadiamo certo nell’apologia del razzismo constatando che una soddisfazione culturale simile non ce l’hanno mica gli abitanti di Rio de Janeiro o Viareggio, e solo a noi ferraresi doc è concesso. Chiaramente, grazie al nostro patrimonio genetico.

E non sono finite le sorprese culturali uscite dal cappello a cilindro di Maisto, dato che la cultura non è fine a se stessa e col suo corollario d’intelligenza indotta produce pure risultati utili. È così che con estrema ammirazione apprendiamo di un altro obbiettivo raggiunto con raffinata semplicità:

“Ferrara ‘Città per la pace’. Ferrara conferma anche per il 2014 la propria adesione al Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace. Fondato nel 1986, il Coordinamento è un’associazione che riunisce i Comuni, le Province e le Regioni italiane impegnate nella promozione della pace, dei diritti umani, della solidarietà e della cooperazione internazionale. Attraverso il rinnovo dell’iscrizione, con il versamento della quota annuale di 1.900 euro, l’Amministrazione comunale ribadisce la propria volontà di favorire la diffusione della cultura della pace con iniziative culturali, educative e informative.”

Capito? Mancando sulla pace una Norma ISO numero qualcosa, il Comune non rimane certo con le mani in mano e per non rimanere senza diciture sulla sua carta stampata usa la cultura come testa d’ariete per sfondare gli ostacoli. Così, con soli 1.900 euro se la cava (una certificazione ISO costerebbe moltissimo di più) e per un anno intero può fregiarsi dell’appartenenza alle “Città per la pace” con tanto di patacchino sulla carta intestata. A dimostrazione che l’astuzia è un corollario della cultura. Se Pyongyang volesse finalmente gemellarsi con Ferrara farebbe un affare.

È quindi sicuramente dettata dall’astuzia del prestigiatore, non certo per necessità epistemologica, se dal cappello a cilindro di Maisto esce anche questa sorpresa:

Nuove tecnologie per indagare sul ciclo dei Mesi di Palazzo Schifanoia.

Permetteranno di indagare sulla genesi tecnica delle porzioni del Salone dei Mesi dipinte ‘a secco’ le analisi che il Centro Arti Visive dell’Università di Bergamo condurrà a Palazzo Schifanoia utilizzando tecnologie innovative. In base a una convenzione approvata oggi dalla Giunta, ……”

 Sentendo parlare di “tecnologie innovative” non si può fare a meno d’immaginare l’uso di apparecchi scientifici capaci di penetrare i misteri profondi della materia, la composizione e disposizione molecolare in 3D, l’individuazione degli isotopi e la loro origine, la spettroscopia mediante fluorescenza stimolata dai raggi X e relative superelaborazioni computerizzate, oltre a tante altre stregonerie affini. Quali di queste tecniche adotta il Centro Arti Visive bergamasco? Non viene precisato, si parla vagamente di “analisi non invasive di tipo fotografico”.

Ma la fotografia nasce nell‘800, e quelle all’infrarosso e all’ultravioletto nella prima metà del secolo scorso: dove starebbero queste vantate tecnologie innovative? La dicitura è generica come quella di un ristorante che dichiara solo di cucinare “carne fresca” senza aggiungere altro. Non viene in mente al Maisto che il dare comunicazioni prive di contenuti significativi è più banale e assai meno utile che emettere delle veline?

Però non è leale prendersela troppo col Maisto. In fin dei conti millanta solo gran cose che grandi non sono: poco male. Chi fa davvero le cose, invece, quando le fa male produce danni seri, vedi ospedale di Cona e le sue terrificanti conseguenze attuali e future sulla città. Ma anche una faccenda modesta come la ripavimentazione di Piazza Trento e Trieste può essere gravida di spiacevoli conseguenze quando è frutto di una mistificante cultura maistesca: sono state posate doppie condotte fognarie (una per le acque nere, l’altra per le acque bianche)? È vero che in città funziona una sola condotta fognaria ma, quando prima o poi la si adeguerà, almeno nei posti di recente lavorazione non bisognerebbe riaprire scavi. E tubazioni vuote di scorta per servizi futuri, quali la rete in fibra ottica per l’ultimo miglio, o per l’acqua non potabile per usi diversi sono state posate? Niente di niente? Sempre pronti a far sbudellare e risbudellare la piazza ad ogni necessità dimenticata prima?

Attenti a non far prendere l’abitudine agli sbudellamenti. Non solo le piazze li patiscono.

 

 

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  • Comitato via Prinella: gentile Diabolik, avrei bisogno URGENTEMENTE di mettermi in contatto con Lei, è possibile? scriva a comitatoviaprinella@gmail.com grazie!
  • Giorgio Montolli: Segnalo questa intervista con il prof. Franco Berrino: http://www.verona-in.it/2015/03/27/franco-berrino-per-il-cibo-la-spesa-fatela-con-la-bisnonna-

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