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22 Dic, 2011

Il M5* boccia un bilancio da macelleria sociale

Inserito da: PpF In: Bilancio comunale

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di Valentino Tavolazzi*

Ieri in consiglio comunale Progetto per Ferrara, Movimento 5 Stelle, dopo aver espresso un giudizio negativo sulla manovra “salva Italia” del governo Monti, ha votato contro l’applicazione dell’IMU con le aliquote 0,4% sulla prima casa e 0,9% sugli altri immobili. Oggi abbiamo bocciato anche il bilancio comunale 2012. Perché siamo contrari alla manovra Monti?  Il grande inciucio Pd-Pdl-Udc-Fli, usando il braccio armato Monti, ha varato la manovra più pesante, iniqua e controproducente per lo sviluppo, che il nostro paese abbia mai visto. Pura macelleria sociale, che si abbatte su pensionati, famiglie, imprese, tassando casa, attività produttive, benzina e consumi.

 Nessun colpo è stato contestualmente inferto dal governo ai costi della politica, a evasori, grandi patrimoni, armamenti militari e finanza internazionale, massima responsabile della crisi planetaria. La manovra bocconiana sta per regalare le frequenze televisive a Berlusconi, uscito di scena proprio per questo omaggio. Chi sta male starà peggio, mentre i benestanti verranno appena sfiorati. I giovani non avranno alcuna risposta per il loro futuro. Nessun provvedimento per lo sviluppo. Monti sembra pensare più alle banche che agli italiani. Non servivano professori né governo tecnico per questa operazione. Un qualsiasi governicchio Pd-Pdl avrebbe potuto fare altrettanto, se solo i partiti non avessero temuto di perdere voti alle prossime elezioni. Monti è lo scudo della vecchia politica, furba e democristiana, nel senso deteriore del termine. I partiti pensano di farla franca con i tatticismi da prima repubblica, senza sapere  di essere già morti agli occhi degli italiani inferociti.

 Perché abbiamo votato contro l’applicazione dell’IMU con le aliquote 0,4% sulla prima casa e 0,9% sugli altri immobili? Perché abbiamo bocciato il bilancio comunale 2012?

 La manovra Montiprevede dal 2012 l’IMU, che sostituisce l’ICI oggi applicata dai Comuni. Sulla prima casa, l’aliquota di base è 4 per mille, e può essere alzata o abbassata dai Comuni di 2 punti; è prevista una detrazione di 200 euro, incrementata di 50 euro per ogni figlio fino al tetto di 400 euro. Sugli immobili diversi dalla prima casa, l’aliquota di base è invece il 7,6 per mille, ritoccabile dai Comuni di 3 punti (quindi dal 4,6 al 10,6 per mille). La scelta delle aliquote da parte delle amministrazioni comunali, dipende dal livello della spesa corrente. Là dove sono stati attivati meccanismi virtuosi di riduzione del debito e della spesa, l’equilibrio di bilancio può ottenersi con aliquote più basse delle ordinarie, i Comuni meno virtuosi saranno invece costretti ad applicare aliquote più alte, fino ai massimi di legge. Ciò che accade a Ferrara.

 Il M5S lo aveva detto all’amministrazione in tutti i modi. Da tre anni cadono nel vuoto i nostri appelli al sindaco, alla giunta, al Pd e a chi da decenni governa la città, la provincia, la regione. Per fronteggiare i tagli del governo, tanto infausti quanto prevedibili, avevamo indicato scelte coraggiose, tese ad incidere sui mali strutturali del bilancio comunale (debito, derivato, sprechi), a garantire più equità nel rapporto con i cittadini (tariffe, rette, sostegno alle famiglie), a rilanciare economia ed occupazione (incentivi a nuove imprese, green economy, politiche per il turismo). Avevamo avvertito il sindaco Tagliani che se non avesse agito rapidamente, avrebbe dovuto mettere le mani nelle tasche di pensionati e cassaintegrati per far tornare i conti. Non siamo stati ascoltati. Sindaco e Pd hanno bocciato tutti gli emendamenti e le risoluzioni, più volte presentati in consiglio comunale in occasione dei bilanci preventivi 2010, 2011, 2012. Non una voce fuori dal coro nel Pd, 24 consiglieri della maggioranza dotati di una sola mano alzata a comando.

 Siamo stati accusati di demagogia, populismo, ipocrisia. Siamo stati insultati da chi, presentando conti fasulli (la giunta), attribuiva utili al derivato fallimentare e predicava convenienze a mantenere azioni Hera, prossime al tracollo. Si potevano vendere le azioni Hera nel 2009, come avevamo ripetutamente chiesto in consiglio, quando il titolo valeva 1,7 euro. Si potevano estinguere anticipatamente decine di milioni di debito, risparmiando ogni anno, al netto del mancato dividendo Hera, milioni di euro. Il Comune di Modena lo ha fatto. Invece il sindaco Tagliani ha preferito chiedere i soldi ai pensionati per  “regalare” ad Hera 100 mila euro di perdite d’acqua negli edifici comunali ed per utilizzare l’avanzo 2010, dirottato sull’azienda per pagare 700 mila euro, sottratti alle famiglie ed alle imprese. Il presunto debito (del 2000), evocato per l’occasione, è oggetto di ricorso alla Corte dei Conti firmato da Ppf, Lega, Iaf.

 Il derivato Dexia, da mesi al centro di una inconcludente trattativa, sta dissanguando le casse comunali, come da noi previsto e denunciato da almeno tre anniE’ costato 1,2 milioni di euro nel 2010, 1 milione nel 2011 ed altri 800 mila sono previsti nel 2012. Intanto il patrimonio comunale si svaluta. I 30 milioni di azioni Hera, incluse quelle ricevute in cambio della rete del gas, da 1,7 euro (fine 2009, quando chiedevamo di venderle) sono passate a 1 euro. Ma non basta! Tagliani, in acquiescenza agli ordini di partito da Bologna e Roma, ha firmato il patto con i soci pubblici di Hera, che legherà le mani al Comune fino al 2014, precludendo la vendita sul libero mercato dei titoli vincolati, anche quando il loro valore aumenterà. Non si potrà dunque abbattere con manovre straordinarie il debito creato dalla maggioranza negli ultimi anni, che nel 2012 costerà ai ferraresi 16,4 milioni, anch’essi sottratti a servizi, famiglie e imprese.

 Ora Tagliani ed il Pd possono raccogliere solo frutti contaminati da incapacità politica, tragici errori, opacità amministrativa ed insofferenza per le legittime istanze dei cittadini, delusi e traditi nei loro diritti fondamentali. Per sostenere i costi di questo sistema, chiamato democrazia, oltre all’IMU allo 0,4% e allo 0,9%, la casta è arrivata a chiedere ai ferraresi 3,9 milioni di euro di addizionale Irpef, colpendo i più deboli. Complessivamente, la manovra Monti e quella comunale scaricano sui cittadini di Ferrara qualcosa come 33,9 milioni di euro di maggiori tasse rispetto al 2011. Una mazzata storica, mai vista dal dopoguerra ad oggi.

 Noi questa macelleria sociale non l’abbiamo votata.

 

* Consigliere comunale Ppf

Movimento 5 Stelle

 

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