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03 Mar, 2010

L’onda nera che uccide il Polesine

Inserito da: PpF In: Ambiente e salute

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dalla Rete Polesana dei Comitati

La Rete Ambientalista Polesana dei Comitati condanna il criminoso inquinamento dovuto allo sversamento nel Lambro e, di conseguenza,, nel Po, di ettolitri di idrocarburi, ma, nel contempo, pone domande dalle quali spera di avere chiare risposte e conseguenti tutele: 1) Come mai la Lombarda Petroli di Villasanta di Monza, origine dello sversamento nel Lambro degli idrocarburi,  un´ex raffineria poi convertita in deposito di olio combustibile, è stata tolta dalla lista dei 1.111 impianti “ad alto rischio” prevista dalla direttiva Seveso del 1999 sui disastri ambientali.

Perché è stata declassata nel 2009 a una categoria di rischio “intermedia”, con la conseguenza di minori controlli?

2) Come mai il 2 febbraio 2010 è stato modificato, tramite un ddl presentato dal Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo, di concerto con il Ministro della giustizia, Alfano, e con il Ministro dello sviluppo economico, Scajola, il comma 5 dell’articolo 137 del Testo Unico  Ambientale che restringe l’ambito di applicazione della sanzione penale per chi sversa reflui inquinanti nell’acqua riducendo la sanzione ad una semplice multa da 3000 a 30000 euro?

La norma prevede infatti che può essere perseguito penalmente solo chi scarica contemporaneamente almeno 18  inquinanti ad altissima tossicità, come mercurio, cadmio, arsenico, cromo esavalente e gli stessi idrocarburi “oltre i valori limite” consentiti dalla legge.

Nel nostro Paese ora c’è una legislazione contro l’inquinamento che è di forma ma non di sostanza. Se quindi nel Lambro, e poi nel Po, ci fosse stato un inquinamento accidentale, per far scattare il reato penale occorrerebbe che qualcuno avesse colto in flagrante chi stava immettendo idrocarburi “oltre i valori limite”.

In realtà, purtroppo, nessuno può provare, secondo la costruzione delle nostre leggi, chi ha inquinato davvero anche se in un tratto di fiume si trovassero tutti gli inquinanti e l’industria che li produce come scarto fosse a 20 metri di distanza, si dovrebbe dimostrarlo trovando nel pozzetto di scarico dell’impianto una quantità di inquinanti superiore a quella consentita. Naturalmente avvisando prima dell’ispezione.

3) Perchè nel deposito c’era molto più carburante di quanto la Regione un anno fa aveva imposto di tenerne?

 L´area dell’ex-raffineria dal 2005 è al centro di un progetto di recupero approvato dal Comune di Villasanta, che intascherà 28 milioni in cambio della concessione a costruire un quartiere di 309mila metri quadri. Un affare da 500 milioni di euro. A capo dell’affare immobiliare ci sono gli stessi proprietari dell’ex raffineria: i cugini Tagliabue, non doveva questo essere un motivo in più far tenere alta la vigilanza?

4)Come mai l’allerta alla Protezione Civile è arrivato con almeno 2 giorni di ritardo per gli interventi quando  alcune associazioni ambientaliste avevano chiesto lo stato d’emergenza fin da subito?

5) Perché si continuano a tranquillizzare incoscientemente, vedi Bertolaso, sulla potabilità dell’acqua quando moltissimi comuni rivieraschi del Po sono stati costretti ad avvertire della potenziale pericolosità nell’uso dell’acqua per la possibile presenza di idrocarburi cancerogeni e tossici? ( vedi 1.2 Dicloroetano )

6) Perché si mente sulla durata del problema quando si sa bene che  le parti pesanti degli idrocarburi rilasciati  si sono già depositate nei fanghi fluviali e verranno rilasciate poco a poco per chissà quanto tempo?

A pagare dazio è sempre e comunque il Polesine, terra troppo facile da devastare, vuoi con la modifica di un articoletto di legge che consente di usare il carbone, vuoi per l’arroganza con la quale si è imposto un rigassificatore o si vorrebbe imporre una discarica di rifiuti nocivi o un inceneritore, vuoi per l’assenza di pianificazione energetica o viaria che consente millanta centrali a gas o biomasse e una miriade di arterie viarie inutile ancorché dannose..

Le speculazioni fatte altrove il Polesine le paga in salute ed economia, la mitilicoltura, la pesca. Il turismo e l’agricoltura, ma sembra che a nessun cosiddetto rappresentante politico del popolo polesano questo interessi granchè.

Noi chiediamo direttamente ai cittadini di aprire gli occhi e dire finalmente basta ad una  sequela di oltraggi che il Polesine e i suoi abitanti non meritano e li invitiamo ad unirsi a noi per contrastarli.

Chi ama il Polesine non può, ora più che mai, rimanere inerte.

RETE POLESANA DEI COMITATI

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  • Giorgio Montolli: Segnalo questa intervista con il prof. Franco Berrino: http://www.verona-in.it/2015/03/27/franco-berrino-per-il-cibo-la-spesa-fatela-con-la-bisnonna-

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