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15 Nov, 2010

La Repubblica sfigurata ed infangata

Inserito da: PpF In: Politica

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di Alain Goussot

“la Repubblica é il governo sotto il quale nessuno può rubare impunemente”; questa frase lapidaria si trova in una lettera di Giuseppe Mazzini del 1867 ad una sua ammiratrice, Clementia Taylor. Sconfortato di fronte alle premesse della costruzione dello Stato Unitario italiano sottolineava:” il corpo dell’Italia è fatto pressapoco; l’anima ne è assente”. Indicava già le piaghe che avrebbero accompagnate la storia italiana e che ancora oggi, purtroppo,  sono fatti di cronaca politica quotidiana: la corruzione, il trasformismo di chi cambia posizione, l’opportunismo per conquistare posti e carriere, l’esclusione del popolo dalla gestione vera e trasparente della cosa pubblica, la gestione privatistica degli affari collettivi. Oggi la Repubblica , il nostro bene comune, la nostra casa, è sfigurata ed infangata!

In un’altra lettera del 1868 Mazzini dichiarava alla scrittrice francese Daniel Stern:“La Repubblica è il governo di tutti , per opera di tutti ed a vantaggio di tutti. La Repubblica non può esistere che per inziativa del popolo, che solo può, dandoli la coscienza del suo diritto e della sua forza, offrirgli una garanzia per tutti”.

Il suo programma etico-politico era chiaro: 1) “una Repubblica unitaria conciliabile con la libertà e l’autonomia dei comuni e delle regioni” 2) la sovranità nazionale e l’indipendenza 3) la costituzione “d’istituzioni popolari tendenti al miglioramento delle classi più numerosi e più povere” 4) “l’abolizione di ogni privilegio” 5) una imposta progressiva sullle fortune 6) “un sistema d’imposte che colpisca il superfluo con proporzione” 7) pluralismo e libertà di stampa 8) libertà di associazione 9)”un insegnamento elementare universale per tutti” 10) “una giustizia eguale per tutti e delle garanzie per l’imputato”. Precisava ancora meglio il suo punto di vista a Carlotta Benettini in una lettera dell’agosto del 1870: “La Repubblica è il governo nel quale il popolo sceglie i più capaci e i più morali per amministrare il negozio di tutti: nel quale , se quei che furono scelti cangiano e traviano, il Popolo che li ha scelti li manda a spasso. I deputati eletti dalla classe che ha denaro e proprietà, curano naturalmente gli interessi della classe che li manda alla Camera; e nessuno pensa agli interessi del Popolo. Nella Repubblica chi è scelto e designato deve gestire gli interessi pubblici e di tutti in modo trasparente”. Proviamo a fare il confronto con il comportamento che hanno gli uomini politici che governano oggi , con quello che sta succedendo sotto i nostri occhi e proviamo d’indovinare quale tensione etica ed ideale si nasconde dietro l’agire della maggior parte di loro? La risposta va purtroppo da sè. Il nulla! Ma forse che quelli che governano sono in qualche modo  lo specchio di quelli che sono governati, anche se quest’ultimi vivono ormai in uno stato di alienazione inconsapevole diffusa prodotta dal sofisticato sistema mediatico dei consumi. A forza di guardare solo l’utilità immediata delle cose, i piccoli narcissismi, gli interessi immediati e non l’ anima delle cose cioè la loro utilità transgenerazionale e i suoi effetti sui tempi lunghi si finisce per svalorizzare i principi basilari della convivenza umana e dell’umanità stessa. Mazzini , in diversi testi pubblicati dopo la realizzazione dell’unità, spiegava che non teneva all’Italia materiale, alle sue logiche opportuniste per conquistare un posto nella stanza dei bottoni o per fare carriera, ma che teneva, invece, in altissima considerazione la sua grandezza morale e la sua missione a favore della giustizia e della pace tra i popoli.

 In questo era in linea con la grande tradizione umanistica italiana; Mazzini scriveva ancora a Daniel Stern nel 1864. “Se l’Italia dovesse, pure non avendo più il carcere duro, restare tale quale è adesso, come si cerca di plasmarla, servile, scettica, opportunista- questa orribile parola torna sempre sotto la mia penna poiché riassume perfettamente la nostra scuola monarchica- non credendo in determinati principi ma soltanto negli interessi , non svolgendo il suo ruolo di apostolato umanitario nel mondo, preferirei la tirannia straniera, sotto laquale si dibatteva.” La servitù era per lui il male dei mali; quella servitù accettata volontariamente e spacciata per libertà:” Preferisco un mezzo secolo di schiavitù per il mio paese ad una menzogna nazionale: il primo elabora la santa ribellione, il secondo la corruzione. Poco importa l’Italia se non deve compiere grandi cose per il bene di tutti: poco importa Roma se una grande iniziativa europea non ne deve partire. Mi parlate di unità. E’ il mio pensiero, la mia idea fissa da 35 anni; se ho fatto qualcosa per il mio paese , è di averli predicato l’unità mentre gli abili li parlavano di federalismo. Ma è dell’unità morale che si tratta: è l’anima della Nazione che voglio; il corpo non è niente senza di lei; o piuttosto il corpo non si farà senza di lei”.

Ma dov’è questa anima e in che misura oggi questo paese non stia vivendo su una grande “menzogna nazionale”; la servitù dei servi che si credono liberi genera degenerazione, corruzione inciviltà e dimentica l’alta funzione pedagogica di chi governa la cosa pubblica. Questa Repubblica che sognava Mazzini, che sognarono tanti antifascisti , questo ideale per il quale sono morti in tanti, questa Repubblica dove dovevano “coincidere governanti e governati”, per riprendere una espressione di Antonio Gramsci, e che trovò una sua prima traduzione nella Costituzione Repubblicana è oggi sfigurata e infangata. La Repubblica che sognavano uomini come Norberto Bobbio, Aldo Moro, Enrico Berlinguer, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino è oggi un insieme di consorterie che si dividono il bottino del bene pubblico senza riguarda per la storia, la cultura e la dignità di questo paese. Cosa fare di fronte a questo scempio, allo spettacolo delle classi dirigenti  che non capiscono più quello che succede nel paese e che considerano ormai il bene pubblico come bene privato? Purtroppo non vi è una risposta immediata e facile; occorre continuare ad essere non politicamente corretti ma eticamente corretti e seguire Mazzini che diceva ad una sua amica inglese un pò prima di morire:” La vita è come ha detto Schiller ‘una battaglia e una marcia’: una battaglia per il Bene contro il Male, per la Giustizia contro i privilegi arbitrari, per la libertà contro l’oppressione, per l’eguaglianza e la solidarietà contro le diseguaglianze e l’egoismo, per l’amore che associa, contro l’individualismo: una marcia verso la perfezione individuale ottenuta attraverso quella collettiva, verso la progressiva realizzazione di un Ideale che albeggia appena nella nostra mente e nella nostra anima”.

In questo momento difficile l’unico di dimostrare il proprio patriotismo è di essere non più realista del re, ma possedere una utopia concreta per questo paese, riprendere il tricolore infangato da una classe politica corrotta e mafiosa. Ne va della dignità morale di tutti gli italiani e della Repubblica che continua a vivere nelle parole della Costituzione.

Alain Goussot

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