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04 Ott, 2009

” Le persone istruite vivono più a lungo”

Inserito da: PpF In: Istruzione|Università e Ricerca

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Dal blog di Beppe Grillo

simbolo20ministero20della20pubblica20istruzioneLe persone istruite vivono più a lungo, hanno un reddito medio alto, è più difficile ingannarle. L’istruzione non taglia gli angoli, non ha scorciatoie, non è una velina o una escort. L’istruzione è un investimento su noi stessi che ha un altissimo tasso di ritorno. Una nazione poco istruita, senza ricercatori, senza una classe insegnante di livello, non ha futuro.  Uno Stato si può definire come la somma del livello di istruzione dei suoi cittadini. Il pezzo di carta non deve più avere un valore legale, ma sostanziale, di formazione professionale.

 

 Negli Stati Uniti, intorno al MIT, l’istituto di tecnologia di Boston più importante del mondo, nascono di continuo imprese di successo create da ex studenti. Da noi i ragazzi più brillanti emigrano o fanno le fotocopie in qualche stage non pagato. Internet deve diventare uno strumento disponibile in ogni scuola a insegnanti e docenti. Internet è l’accesso alla conoscenza digitale, lo zaino ricolmo di libri ricomprati ogni anno è un business, un pizzo alle famiglie e la scoliosi per i ragazzi. Gli insegnanti vanno valutati e pagati (bene) per le loro capacità. Gli affidiamo l’educazione dei nostri figli e sono pagati meno di un qualunque lavoratore manuale. Il 4 ottobre 2009 nascerà un Movimento di persone, in cui ogni persona avrà un peso, senza capibastone, mandamenti, sezioni, strutture provinciali, regionali, tessere, correnti. Sarà presentato il programma del Movimento in 7 punti: Energia, Salute,Trasporti, Economia, Informazione, Istruzione e Stato e cittadini.

  • Marcella

    Sul VALORE LEGALE DEI TITOLI DI STUDIO.

    La questione viene dibattuta in maniera accesa in ambito accademico oramai da moltissimi anni.
    Spesso per aiutare la discussione si prendono ad esempio legislazione e sistema universitario forestiero. Questi due aspetti infatti si tengono insieme, aggiungendo inoltre una attenta analisi del mondo delle professioni. A confronto con molti paesi industrializzati, l’Italia mostra infatti due apparenti anomalie: il valore legale del titolo di studio e gli albi professionali. Il primo è propedeutico alla vita dei secondi: se si mette mano al valore legale del titolo, non stanno più in piedi gli albi. Gli albi sono la versione moderna delle corporazioni medievali (mi si passi la descrizione brutale) e servono a tutelare gli interessi degli iscritti. In estrema sintesi svolgono a loro modo il ruolo che ha il sindacato per i lavoratori dipendenti. In aggiunta, se la valutazione di un curriculum di studi non viene più eseguita dallo Stato (attraverso le università) va necessariamente trasferita ad altri, ma a chi? agli albi? ad enti esterni non meglio precisati? al Mercato?

    Il ragionamento può andare molto lontano, ma per ora basti comprendere che L’ABOLIZIONE DEL VALORE LEGALE DEL TITOLO HA IMPLICAZIONI MOLTEPLICI E NON SECONDARIE.

    In buona sostanza l’abolizione del valore legale del titolo di studio rientra nel Processo di Bologna (progetto di riforma dell’istuzione terziaria, partito nel 1999 a Bologna, formalizzato nella Agenda di Lisbona) supportato dai governi ma promosso dalle lobby industriali europee, le quali evidentemente comprendono meglio dei politici il costo-prezzo-valore della istruzione e della conoscenza in generale. In Italia, sia la Moratti che la Gelmini hanno mostrato apertura nei confronti di questa azione, ma diversi programmi di riforma del PD riportavano la stessa volontà. Diciamo che l’abolizione del titolo è qualcosa che affascina un po’ tutti gli amanti delle teorie neoliberiste, dà l’idea dell’ innovazione (forse?) che va contro i potentati. Peccato produrrebbe l’effetto contrario, darebbe ancora più potere a chi potere già ne ha. Sarebbe il momento in cui il diritto al lavoro verrebbe definitivamente a decadere, sostituito dal dovere di dimostrarsi occupabili.

    Indico sotto il link ad un commento del rettore dell’università dell’Aquila, il quale si esprime sul tema

    http://www.step1.it/tribu_di_zammu.php?sez=post&id=24909

  • Carla

    Evidentemente, sul tema università e ricerca c’è da discutere ancora parecchio. Ed è logico che sia così, come conseguenza di una troppo prolungata omissione del tema dall’agenda politica.
    Per intanto, è già iniziata la progressiva eliminazione delle lauree triennali, che poca soddisfazione hanno dato sia agli studenti che ai docenti, per ripristinare percorsi di studio più lunghi e complessi. Qualcosa non ha funzionato, nel conferimento delle lauree triennali. In effetti, nella stragrande maggioranza dei casi, per entrare nel mondo del lavoro erano in realtà sempre richieste o le lauree del vecchio ordinamento oppure le specialistiche del nuovo: un percorso formativo di soli tre anni non è risultato efficace.
    Sarebbe bello che a dibattere qui ci fossero professori e ricercatori universitari, gli unici che, da dentro, possono effettivamente spiegarci cosa funziona e cosa no nel mondo della formazione superiore.

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  • Valentino Tavolazzi: Ing. Savini, come le ho scritto sei anni fa, saremmo ben lieti di pubblicare un intero suo articolo nel nostro sito, con la sua completa versione dei
  • Valentino Tavolazzi: Ing. Savini, come le ho scritto sei anni fa, saremmo ben lieti di pubblicare un intero suo articolo nel nostro sito, con la sua completa versione dei
  • vittorio savini: ,,,aggiungo inoltre che vi è stata un' ORDINANZA del tribunale di Ferrara (artt. 676 C.P.P.) n. 250/2016 del 2 novembre 2016 a firma del giudice Pier

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