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27 Giu, 2010

Mozione Sant’Anna

Inserito da: PpF In: Mozione|Sanità

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 Comune di Ferrara

Ferrara 25 giugno 2010

 Al Presidente del

Consiglio Comunale

di Ferrara

 

 OGGETTO: Mozione Sant’Anna

 

Il Consiglio Comunale di Ferrara

 Premesso che

 

  • Sono passati vent’anni da quando Papa Giovanni Paolo II posò la prima pietra nella valle “ Della Morte” o “Val Morta”, e da allora i ferraresi attendono l’apertura del nuovo ospedale.

 

  • Scelte sbagliate, incapacità tecniche, errori di gestione, procedure d’appalto illegittime (leasing), promesse mancate da parte di Inail e Regione Emilia Romagna, hanno fatto di Cona il più grande scandalo della sanità nazionale.

 

  • L’ospedale Umberto I di Mestre, ritenuto tra i più belli d’Europa, più premiato dall’Unione europea, l’unico con la stazione metropolitana di superficie nella hall, facilmente raggiungibile in bus, in treno, in auto e in bicicletta, è stato costruito in quattro anni.

 

  • Nel 2002 l’assessore regionale alla sanità Bissoni, l’ex sindaco Gaetano Sateriale ed il suo vice Tiziano Tagliani, in assenza di risorse finanziarie adeguate, decidevano l’affossamento del Sant’Anna ed il raddoppio di Cona.

 

  • L’autorità per la vigilanza dei lavori pubblici, con delibera del 4.12.2002, sanciva l’estemporaneità e l’illegittimità della procedura di leasing, scelta dall’azienda ospedaliera e sostenuta dal Comune, per l’affidamento dei lavori. 

 

  • Il nuovo ospedale di Cona doveva accogliere il primo malato entro il 2003, impegno assunto nel 2000 dall’ex sindaco Gaetano Sateriale in Consiglio comunale!

 

  • Nel 2003 il sindaco Gaetano Sateriale affermava che “è obiettivo del Comune”, condiviso dalla Regione e dall’Azienda ospedaliera, fare tutto il possibile per completare l’ospedale entro il 2004 e che la scelta del global service andava “nella direzione” di rendere possibili questi tempi.

 

  • A pochi giorni dalle elezioni del 2004, con l’ennesimo colpo di teatro, l’ex sindaco Gaetano Sateriale annunciava l’apertura di Cona 1 entro il 2005 ed il completamento di Cona 2 entro il 2007. Ma il cantiere si trovava ancora al punto in cui l’avevano lasciato Giovanni Donigaglia e la Coopcostruttori, dopo il leasing stroncato dall’Authority dei lavori pubblici e dopo ben due anni impiegati per indire una regolare gara d’appalto.

 

  • Il cantiere è stato successivamente affidato al raggruppamento di imprese capitanato dal Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna, facente parte della Lega delle Cooperative, autore dell’unica offerta esaminata dalla commissione di gara. Fanno parte del raggruppamento di imprese, oggetto di indagine da parte della Procura della Repubblica, aziende ferraresi.

 

  • Successivamente all’affidamento si sono verificati incrementi di spesa derivanti dall’adeguamento sismico delle strutture e da altre varianti, di cui non sono ancora note le conseguenze economiche.

 

  • L’importo finale dell’investimento complessivo non è noto, i lavori per la viabilità e la metropolitana di superficie sono in alto mare, così come non è certa la data di funzionamento a regime del nuovo ospedale.

 

  • Il direttore dell’azienda ospedaliera Baldi, in un recente incontro in circoscrizione Est, ha aggiornato per l’ennesima volta (luglio 2011), l’entrata a regime del nuovo ospedale e la contestuale chiusura del Sant’Anna. Permangono tuttora fondate perplessità su quella data, anche a causa del contenzioso relativo a varianti economiche tra l’azienda ospedaliera e Progeste, a ritardi contrattuali, a subappaltati effettuati prima dell’autorizzazione, a maggiori opere subappaltate rispetto a quelle contrattualmente previste. Esistono inoltre oggettive difficoltà connesse ai collaudi statici, a quelli degli impianti ed amministrativi, per i quali occorrono allacciamenti, qualche settimana fa mancanti (per esempio il gas), e gli impianti elettrici, tuttora in fase di montaggio. Occorre infine l’autorizzazione sanitaria regionale e l’ultimazione di trasloco ed approvvigionamenti dei nuovi impianti, macchinari ed arredi. Anche le strutture universitarie sono in alto mare, non essendo tuttora disponibili i finanziamenti necessari per completare gli spazi (14 mila metri quadri) destinati alla ricerca ed alla didattica.

 

  • Permangono inoltre forti incertezze in merito ai collegamenti stradali e ferroviari per raggiungere il nuovo ospedale. In primo luogo riguardo alla bretella via Ravenna-via Pomposa, ancora da finanziare, che nella migliore delle ipotesi sarà disponibile non prima del 2014; il collegamento via Comacchio-Ospedale di Cona, ancora da assegnare (Provincia); la tangenziale est da completare (39 milioni) ed i lavori del primo stralcio, pochi giorni fa non assegnati; la suburbana di superficie (Ferrara-Codigoro) operativa non prima del 2012, con un trenino diesel ogni ora, non circolante di notte. Altro che la spacciata metropolitana di superficie, che per essere tale, deve garantire una frequenza massima di 3-7 minuti! In alternativa al trenino diesel ci sarà la navetta dell’Ami, finanziata sperimentalmente (?) per due anni (forse), che avrà una frequenza ogni mezz’ora; anche la tangenziale ovest è in alto mare; infine lo studio dei flussi di traffico, del numero dei mezzi in circolazione, della saturazione delle strade, sono ancora di massima e basati su di un numero di studenti ampiamente sottodimensionato (500 invece di 1200). I parcheggi sono insufficienti (2500 per dipendenti, visitatori e studenti) ed attualmente previsti a pagamento. I tempi di percorrenza delle ambulanze non sono stati stimati.

 

  • L’espansione edilizia a Cona (ulteriori 400 mila metri quadrati della cosiddetta “addizione erculea”, oltre i 140 mila dell’ospedale, con centri commerciali e l’attesa di 3550 veicoli/ora) produrrà situazioni ingovernabili in assenza di infrastrutture adeguate. E‘ evidente che il mega progetto urbanistico di Cona, un’operazione di vera e propria edificazione esagerata, con consumo sfrenato di territorio agricolo, necessita di nuovi ed urgenti collegamenti tra le vie Pomposa-Comacchio a nord e le vie Comacchio-Ravenna a sud.

 

  • Riguardo al trasferimento di Medicina, come ricordato, latitano i fondi per realizzare l’edificio di 14 mila metri quadrati, necessario per svolgere le funzioni didattiche e di ricerca. La preoccupazione è alta per le sorti della facoltà di medicina, che da anni subisce un ridimensionamento ordito per assicurarle il declino. Essa é stata privata di molte scuole di specializzazione e di troppi posti letto nei reparti dell’ospedale, perché possa ancora attrarre professori di chiara fama. Il trasferimento dell’ospedale a Cona, senza una sede universitaria adeguata in loco, costituisce un elemento di ulteriore preoccupazione per il destino della facoltà.

 

  • Quello di Cona è forse il più grande intervento pubblico mai realizzato a Ferrara, dal dopoguerra ad oggi. Certamente è il più complesso. Una complessità cui non fa da contrappeso una vera e propria regia del progetto, di cui si sente da sempre l’assenza, per coordinare gli aspetti tecnici, progettuali, realizzativi (in materia di appalti, mobilità, finanza, costi) e le diverse “squadre” in campo. Una complessità alla quale non corrisponde un adeguato accesso informativo, da parte non solo dei cittadini, ma soprattutto degli amministratori, quali sono i consiglieri comunali. Nessuno, ancora oggi, dopo vent’anni, è in grado di dire cosa dobbiamo aspettarci nel 2010, 2011, 2012 ed anni a venire, in termini di strutture finite, funzionanti e a regime. Gli ostacoli sono numerosi e taluni di essi fuori controllo.

 

  • I programmi attuali prevedono la chiusura dell’ospedale Sant’Anna e del suo pronto soccorso in centro storico e dunque anche dei servizi di emergenza per i cittadini e di gran parte dei servizi sanitari ospedalieri, oggi disponibili presso l’attuale ospedale. Va segnalato al riguardo che a seguito della realizzazione del nuovo ospedale del Delta le autorità competenti avevano mantenuto in attività l’ospedale di Comacchio ed il suo pronto soccorso, tuttora funzionanti, ritenendo che tale organizzazione rispondesse all’obbiettivo di erogare il miglior servizio sanitario alla comunità comacchiese. Oggi invece, chiudendo il Sant’Anna, si pensa di far pagare ai ferraresi residenti in città le conseguenze di una diabolica sequenza di errori.

 

  • Esiste inoltre il rischio di una enorme speculazione immobiliare nell’area dell’attuale Sant’Anna, nel cuore della città, dove Pd e maggioranza intendono realizzare uffici, villette, negozi, hotel ed una clinica privata. Su questo specifico argomento l’amministrazione sta mantenendo da anni un profilo comunicativo basso, con il coperchio ben chiuso sulla pentola. Nei giorni scorsi Ppf ha reso noto lo stato dell’arte sul progetto immobiliare Sant’Anna e non essendo giunte smentite al riguardo, tutti siamo autorizzati a ritenere che la speculazione temuta sia già decisa. L’operazione è stimata in 157 milioni di euro (con un utile pari a 34,6 milioni). Si tratta di 64 milioni in appartamenti, 27 in negozi, 16 in uffici-terziario, 30 nella clinica privata, 15 nell’albergo e 5 nei parcheggi. Il sindaco, i rappresentanti della giunta e della maggioranza, in varie occasioni (Consiglio, Commissioni, Circoscrizioni) avevano sempre negato che l’uso dell’area del Sant’Anna fosse deciso e tanto meno che l’amministrazione intendesse autorizzare la costruzione di nuove case e villette, negozi, alberghi, cliniche private e centri benessere, come invece risulta dagli atti. Gli appartamenti sorgerebbero a ridosso di via Mortara, Corso Giovecca, in nuovi edifici che si affacciano su “corti verdi di ampia dimensione”. Sono previsti un nido interaziendale, richiesto dall’Università, negozi in via Mortara ed un hotel, mentre le cliniche chirurgiche (12350 mq) si trasformerebbero in una clinica privata.

 

  • Su tutta l’area insiste un vincolo del Ministero della Pubblica Istruzione che nel 1952 stabiliva il “divieto di nuova costruzione e modifica di quelle esistenti”. Il Comune si è attivato per rimuovere l’ostacolo. Anche il Padiglione Oftalmico del 1950 presenta vincoli di destinazione d’uso. Se ne prevede la demolizione insieme ai magazzini, alla farmacia ed altri fabbricati. L’obbiettivo monetario del Comune è chiaramente dichiarato nel rapporto finale del tavolo tecnico: recuperare 31 milioni di euro per Cona. Nulla a che vedere con lo scopo di tutelare l’armonia degli spazi fra cubature e verde, 60 anni dopo l’emanazione del vincolo urbanistico statale. Il buon senso vorrebbe che ciò che era allora area verde cittadina rimanga tale, quindi le costruzioni interne al S. Anna che nei decenni hanno sottratto il verde per soddisfare primarie necessità di salute, venuti meno gli elevati scopi sociali per cui vennero edificate, dovrebbero essere abbattute per ripristinare lo stato iniziale: area verde.

 

  • Le idee sul destino dei 15 ettari dell’area Sant’Anna sono dunque tutt’altro che indefinite (alla faccia della trasparenza e della partecipazione dei cittadini). La maggioranza ha fissato tutti i paletti. Oltre ai servizi socio-sanitari nel vecchio anello e le superfici destinate all’università, sono da realizzare 24 mila mq di abitazioni, 4 mila mq di negozi, uffici e centro benessere, 27 mila mq di hotel e clinica privata. E’ quanto proposto dal gruppo di lavoro (Comune, Aziende sanitarie, Università) fin dal 2007. A metà 2008 il cosiddetto tavolo tecnico (Regione, Soprintendenze, Comune, Aziende) ha definito meglio l’operazione immobiliare. Su 101 mila metri quadri di patrimonio edilizio esistente, si intende recuperarne 72 mila, demolirne 29 mila, costruirne ex novo 30 mila. I 30 mila mq di nuove costruzioni saranno abitazioni, negozi e uffici. L’articolo 11 dell’accordo di programma tra Comune, Provincia e Regione, firmato dal sindaco Sateriale a fine 2008, pochi mesi prima delle elezioni, assegna all’area Sant’Anna, oggetto di riconversione, la destinazione residenziale, commerciale e terziaria, rinviando al nuovo piano particolareggiato (per redigere il quale è stato stanziato un importo di 200 mila euro) la modifica dell’attuale utilizzo sanitario.

 

  • Il sindaco Tagliani ha dichiarato alla stampa che finalmente il dibattito su Cona affronta il merito della questione. Un segnale di disponibilità apprezzabile, se teso ad avviare una riflessione vera su come cambieranno i servizi sanitari con il progetto del nuovo ospedale. Progetto, peraltro, che nei decenni ha subito vari stravolgimenti, senza consultazioni della popolazione. Da quando la maggioranza ha deciso di chiudere il Sant’Anna, vari esponenti della stessa, a turno, tentano di spacciare tale scelta come un fatto tecnico. Ferrara, secondo loro, dovrebbe avere un solo ospedale, quello appunto nel fondo “Della Morte”, perché solo così sarebbe possibile garantire il massimo dell’assistenza sanitaria. E in base a tale postulato si vuole chiudere l’ospedale in città, per destinarlo, ambulatori a parte, ad una gigantesca speculazione immobiliare che regalerà alla città una bella clinica privata, al posto dell’ospedale pubblico, con annesse attività commerciali, villette e hotel. Tale scenario è devastante. La decisione se lasciare il centro storico privo di fondamentali servizi ospedalieri (pronto soccorso, terapie mediche e chirurgiche dispensabili anche in day hospital, comprese chemioterapia e radioterapia) è esclusivamente politica. Chi amministra la città dovrà assumersene tutta le responsabilità di fronte ai cittadini ed ogni argomentazione tecnica al riguardo, non potrà attenuare il disagio ad essi procurato.

 

 

 

 

 

Ritenuto che

  • L’incredibile vicenda di Cona sia costellata da gravi errori di localizzazione, progettazione e valutazione delle procedure di appalto, da elevato turnover dei dirigenti incaricati (Bregna, Bergonzoni, Piepoli, Montaguti), da inaffidabili stime del fabbisogno finanziario dell’investimento, da evidente incapacità della classe politica al governo in Comune, in Provincia ed in Regione di gestire complessivamente l’operazione.

 

  • La scelta del sito nel quale costruire il nuovo ospedale abbia imposto alla collettività pesanti oneri economici per evitare che i fabbricati “galleggiassero”, con evidente riferimento alle opere di fondazione ed alle strutture idrauliche per il contenimento e l’evacuazione delle acque meteoriche.

 

  • Il progetto sia caratterizzato da uno sviluppo in pianta, obsoleto ed inefficiente, imposto dall’insufficiente portanza dei terreni, con conseguente destinazione di ampie superfici ai collegamenti tra i diversi corpi di fabbrica ed ai servizi. E’ noto che ripetuti rimaneggiamenti hanno comportato la demolizione di parti già realizzate; modifiche della localizzazione delle cliniche, dell’accesso del pubblico, della distribuzione di diverse funzioni, della viabilità, con gli svincoli sulla superstrada e la bretella via Comacchio-via Palmirano trasformati da accessi di servizio ad ingressi principali, ecc…ecc… I blocchi delle sale operatorie, non previsti nel progetto originario, sono stati aggiunti successivamente e costruiti con strutture leggere (carpenteria metallica e pareti prefabbricate) per l’impossibilità di gravare su fondazioni già  dimensionate e realizzate senza tenere conto di un piano aggiunto. Indiscutibile testimonianza che l’Ospedale di Cona era nato come struttura ausiliaria, e come tale la sua collocazione poteva non essere strategicamente importante. La cucina è posizionata nel primo piano interrato ed i magazzini nel secondo piano interrato, entrambi a forte rischio di allagamento. E’ palese l’inadeguatezza energetica del progetto complessivo, in controtendenza alla cultura e alla legislazione vigente in materia: un inverosimile dilatazione dei trasporti dalla città a Cona, il mantenimento in servizio di pompe idrovore più potenti di quelle esistenti per la bonifica, i ritardi di messa in servizio, per i quali ogni motore elettrico installato sarà obsoleto nella sua classe energetica, in ottemperanza alle Direttive Europee recepite dall’Italia.

 

  • La gestione complessiva dell’operazione Cona, anche a seguito delle indagini in corso da parte della magistratura, costituisca un pessimo esempio di gestione degli investimenti sanitari pubblici ed imponga al consiglio una seria riflessione politica. L’ex sindaco Gaetano Sateriale e l’assessore regionale alla sanità Bissoni, nella conferenza sanitaria del 2002, avevano dichiarato “Adesso Cona lo garantiamo noi”, a nome della maggioranza che governa Comune e Regione. Ed è molto chiaro ai cittadini che chi doveva, non è stato in grado di garantire il completamento del progetto in tempi certi, ma non è altrettanto chiaro chi abbia beneficiato di tale disastro, chi abbia pagato per gli errori o chi pagherà il conto di vent’anni di costi e disagi sopportati dai cittadini, per un’assistenza sanitaria inadeguata nel vecchio ospedale Sant’anna, abbandonato e lasciato cadere letteralmente a pezzi.

 

  • La scelta di chiudere il Sant’Anna, il suo pronto soccorso e di cessare l’erogazione di importanti servizi sanitari ospedalieri nel centro storico, avrebbe dovuto essere preceduta da una ampia informazione e consultazione della cittadinanza, che in primo luogo il sindaco Tiziano Tagliani, già componente della commissione regionale sanità, il presidente della regione Vasco Errani, il suo braccio destro Alfredo Bertelli, il consigliere regionale del Pd Roberto Montanari, avrebbero dovuto attivare.  

 

  • Per tali motivi Regione, Azienda ospedaliera, Università, Comune e Provincia, partiti di maggioranza, Pd in prima fila, dovrebbero pronunciarsi sulle responsabilità politiche e tecniche di questa opaca vicenda ferrarese ed adottare gli adeguati provvedimenti, dopo aver chiesto scusa ai cittadini. Pd e maggioranza di governo ora rimedino agli errori compiuti, reperendo le risorse che servono per garantire l’assistenza sanitaria in città.

 

 

Valutato che

 

 

  • Il diritto alla salute sia inalienabile.

 

  • ·  La migliore assistenza sanitaria possibile si realizzi in primo luogo con le buone politiche per l’ambiente e per la salute. Le competenti autorità sanitarie debbono realizzare adeguate campagne epidemiologiche tese ad accertare l’incidenza delle principali patologie, le relazioni causa-effetto tra queste e gli inquinanti presenti nelle matrici ambientali, le principali fonti di inquinamento.

 

  • Vadano potenziati i servizi sanitari territoriali. L’assistenza sanitaria deve essere organizzata nel territorio, vicino a chi ne ha bisogno (meno ospedalizzazione), accessibile ed economica, per fare prevenzione, sanità di base e di primo livello.

 

  • La salute venga prima dell’economia e ciò debba comportare meno aziendalizzazione, meno deriva “bocconiana” e lo stop a direttori generali monocratici nominati dalla politica. Sia un errore puntare tutto sull’ospedalizzazione e ancor peggio sull’aziendalizzazione. Le aziende sanitarie oggi operano spesso al di fuori di ogni controllo democratico, gli Enti locali sono emarginati e le nomine dirigenziali sono troppo legate a riconoscimenti partitici. L’impostazione attuale va modificata, per reintrodurre nel sistema sanitario quei valori di servizio sociale, oggi sottomessi alla logica d’impresa.

 

  • I Pronto Soccorso sono elementi di una Rete di un Sistema d’Emergenza comprendente: Ospedali sede di Pronto Soccorso, Ospedali sede di D.E.A. (Dipartimento di Emergenza Urgenza e Accettazione) di I livello, Ospedali sede di D.E.A. II livello, Centrali Operative 118 e altro. Il SIMEU (Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza) ha emesso un documento sullo stato dell’arte attuale delle succitate strutture diversificate, denominate HUB e SPOKE, funzionali fra loro in una rete di trasporti altamente efficiente e professionale. Un pronto soccorso al Sant’Anna non è incompatibile con uno a Cona. Possono avere funzioni diverse, come accade in altre città emiliane.

 

  • Ferrara è caratterizzata da un forte invecchiamento della popolazione. Un cittadino su quattro ha più di 65 anni. La stragrande maggioranza dei ferraresi vive nel centro storico o in prossimità di esso. E’ pertanto grave la scelta di portare tutta l’assistenza ospedaliera a Cona, sottraendo alla città il suo ospedale storico e non corrispondendo in tal modo ai bisogni degli anziani residenti nel centro storico o nelle vicinanze di esso. Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Firenze, hanno ospedali efficienti in centro storico, pur essendo stati realizzati, in molti casi, nuovi ospedali fuori città. Non c’è capoluogo emiliano che sia privo di pronto soccorso nel centro cittadino, anche quando l’impossibilità di ampliare l’ospedale esistente, ha indotto a costruirne di nuovi fuori città (come a Modena). Forse 132 mila residenti a Ferrara, invece dei 183 mila a Modena, non sono abbastanza per giustificare il mantenimento dell’ospedale e del suo pronto soccorso in città?

 

  • A Modena l’anno scorso è stato inaugurato, in pieno centro storico, il nuovo pronto soccorso del Policlinico, 5400 metri quadrati, 16,5 milioni di investimento, esso comprende pronto soccorso generale, uno pediatrico ed una terapia intensiva. E’ all’avanguardia a livello internazionale, offre risposte che vanno dall’ambulatorio di continuità assistenziale (codici bianchi), gestito dai medici del territorio, sino ai più sofisticati interventi di rianimazione eseguiti nella shock unit. E’ inserito nel policlinico con 765 posti letto. A sette chilometri dal centro c’è poi il secondo ospedale, il S. Agostino-Estense, situato in località Baggiovara, inaugurato nel 2005, con 455 posti letto ed una emergenza di 2° livello integrata con quella del policlinico. Questo era il progetto originario Cona-Sant’Anna.

 

  • Esiste il dubbio fondato che la prevista limitazione dei servizi sanitari ospedalieri pubblici, attualmente disponibili in città (questo intendono fare Pd e maggioranza), sia l’effetto e non la causa della presunta spinta speculativa, che vorrebbe garantirsi l’area del Sant’Anna. In altri termini non vorremmo che il destino dell’attuale ospedale fosse segnato dai progetti di imprenditori delle costruzioni e della sanità, che premono da anni per la “valorizzazione” dell’area, pensando più ai bilanci delle proprie aziende che agli interessi della collettività. Tale scelta, se compiuta dall’amministrazione comunale, priverebbe i cittadini residenti nel centro storico dell’attuale pronto soccorso, dell’assistenza notturna, di vari day hospital, delle chemioterapie e radioterapie, oggi dispensate al Sant’Anna anche senza ricovero, unitamente ad una parte dei posti dialisi e di altri servizi primari. In città non ci sarebbero più Tac, Pet, Risonanza magnetica ed altre strumentazioni diagnostiche sofisticate.

 

  • La chiusura del pronto soccorso in città preclude ai cittadini di avvalersi di assistenza immediata per infortuni e patologie improvvise, anche non gravi, che saranno curabili solo a Cona, sia di giorno che di notte. Gli anziani saranno costretti a spostarsi ogni giorno a Cona per chemioterapia o radioterapia, oggi prestate in day hospital al Sant’Anna. Dovrà recarsi a Cona anche chi avrà bisogno di assistenza per una storta, per una piccola ferita, per un principio di colica renale, per una scottatura, per un mal di pancia, per una sbornia, e chi più ne ha più ne metta. I portoni del Sant’Anna, la notte, saranno sprangati. Tutto questo, nell’incertezza sulla disponibilità di mezzi di trasporto, 24 ore su 24, tra il centro cittadino e Cona. Scelte queste, che riteniamo irresponsabili, burocratiche, fatte da una maggioranza che dovrebbe essere attenta ai bisogni dei cittadini più svantaggiati e che invece costringe i residenti in città, che sono la maggioranza dei ferraresi, a recarsi a Cona anche per necessità assistenziali banali. Senza contare i disagi per i familiari dei pazienti ricoverati nel futuro nuovo ospedale.

 

  • L’Ospedale di Cona, nelle previsioni di progetto, sarà il luogo dove si svolge la Medicina di Emergenza e Urgenza e dove il cittadino si rivolgerà e riceverà nel minor tempo possibile rapide e appropriate specifiche prestazioni. In questo nuovo e unico Pronto Soccorso i cittadini dovranno arrivare in tempi brevi e certi, e non sempre potranno farlo con mezzi propri, con le navette o tanto meno con la futuribile metropolitana di superficie.

 

  • Non siamo a conoscenza (nessuno in nessuna sede istituzionale l’ha presentata) della futura organizzazione dell’Emergenza Territoriale Provinciale, che per il Comune di Ferrara e le sue frazioni dovrà certamente tener conto della nuova sede del Pronto Soccorso e della viabilità per arrivarci. Da un’indagine sugli spostamenti casa-lavoro realizzata dal Mobility Manager dell’Ospedale risulta che, attualmente, gli spostamenti generati dall’Ospedale Cittadino sono per il 27.6% soddisfatti dalla mobilità ciclabile e pedonale, per il 2.7% dal Trasporto Pubblico Locale e per il 69.5% dalla mobilità veicolare privata. Se la viabilità per Cona rimanesse quella di oggi e tutti gli spostamenti verso il nuovo Ospedale venissero soddisfatti esclusivamente dalla mobilità privata, vi sarebbe un inevitabile aumento del traffico, con relativo impatto ambientale in termini di qualità dell’aria ed inquinamento acustico.

 

  • L’ingente dispendio di risorse, per alimentare il pozzo senza fondo di Cona, porta oggi la maggioranza a sostenere che un pronto soccorso in città, completo delle unità necessarie per renderlo tale, non è finanziariamente sostenibile. La città invece ha bisogno di un servizio di emergenza vero, attrezzato di tutte le unità operative, per garantire ogni intervento finalizzato a stabilizzare il paziente. Inoltre non è ammissibile privare il centro storico dell’assistenza sanitaria notturna di minore urgenza.

 

  • La chiusura del pronto soccorso attuale determinerà inevitabilmente anche il peggioramento del servizio di emergenza per i quartieri del centro storico e quelli più decentrati rispetto a Cona (Pontelagoscuro, Barco, Francolino, Cassana, Porotto, via Virgiliana, Ravalle, Casaglia, Porporana, con decine di migliaia di residenti). Aumenterà pertanto, per quelle aree, il rischio di decessi causati da tempi eccessivi nelle attività di soccorso, stabilizzazione ed intervento medico/chirurgico d’emergenza. Non può essere presa una tale decisione in assenza di un nuovo piano per l’emergenza, che dimostri sulla carta, comparando gli scenari ante e post, l’effettivo miglioramento del servizio d’emergenza prestato ai cittadini e la conseguente riduzione del rischio di decessi per inadeguata prestazione delle strutture di soccorso ed intervento medico-chirurgico.

 

  • Chiunque comprende il rischio associato al trasporto in ambulanza, per esempio da Pontelagoscuro, Porotto, Cassana, Corso Isonzo, di un paziente colpito da patologia acuta e urgente, magari dell’apparato cardiocircolatorio, quando dieci, quindici minuti possono fare la differenza tra la vita e la morte. Chi sostiene che il trasporto a Cona sia più sicuro ed efficace che al Sant’Anna, medico o no che sia, consigliere comunale o no, se dotato di comune buon senso, si limita esclusivamente a difendere scelte sbagliate compiute dal proprio partito. Né in consiglio, né in commissione è mai stato illustrato, discusso e valutato uno studio, di cui peraltro è ignota pure l’esistenza, sulla distribuzione della popolazione nel territorio, sulle diverse tipologie di emergenze storicamente riscontrate, sul numero di mezzi disponibili per turno, per quanti turni, con quali attrezzature, equipaggi e localizzazione atti a garantire la risposta adeguata alla richiesta di soccorso,  sui percorsi ottimali in matrici origine/destinazione,  sull’intensità di traffico. Non sono noti strategia, modelli e simulazioni sull’efficacia del sistema di emergenza che si intende adottare. Né sono disponibili comparazioni tra gli standard imposti dal sistema sanitario ed i risultati attesi dalla riorganizzazione. Non sono noti i tempi di percorrenza delle ambulanze da tutti i quartieri del Comune di Ferrara al nuovo ospedale di Cona, nello scenario a viabilità attuale ed in quello a viabilità futura, né quali siano le nuove modalità organizzative del servizio, le procedure, il numero di ambulanze, di auto mediche e la specializzazione degli equipaggi.

 

  • Non sono inoltre disponibili per il consiglio dati che, nella situazione attuale dimostrino il rispetto, da parte delle ambulanze, dei tempi stabiliti per raggiungere il luogo di soccorso. Né sono disponibili informazioni su situazioni di soccorso, eventualmente gestite con difficoltà, che abbiano comportato provvedimenti organizzativi e/o disciplinari, da parte della direzione del servizio. Non sono noti report di verifica (feed back), che consentano ai cittadini (gli utenti) di valutare l’efficacia e l’efficienza del servizio fondamentale per i cittadini, servizio che è affidato anche a terzi (Cidas, Croce Rossa, ecc.).

 

  • Oggi sappiamo che l’ambulanza con base presso la caserma dei vigili del fuoco, è equipaggiata con due autisti (personale tecnico non paramedico) e non con autista più infermiere, come accade invece nell’auto Cidas stazionante presso l’ospedale. Le attrezzature presenti nell’ambulanza con due autisti non sono le medesime presenti in quella Cidas (mancanza di supporto sanitario come il set intubazione, quello per l’aerosol e molti farmaci). L’ambulanza con due autisti viene inviata in soccorso anche di “codici rossi base”, e compete ad essi (autisti) valutare la necessità del medico e richiederne l’intervento. L’auto medica, se disponibile, parte solo in quel momento. Nell’attesa, sul posto non è presente alcun infermiere. Fuori Ferrara (in provincia), invece, le ambulanze sono equipaggiate con coppia di autista più infermiere.

 

  • ·  L’efficacia e la qualità della risposta alla domanda di soccorso non dipendono esclusivamente dal tempo intercorso tra la chiamata al “118” e l’attivazione dell’intervento da parte del personale sanitario (o non sanitario) giunto sul posto, ma anche dal tempo complessivo che intercorre tra la chiamata e l’ingresso del paziente in pronto soccorso.

 

  • Reputiamo gravissima la superficialità finora ostentata dai medici della maggioranza, nel trascurare che il pronto soccorso è la struttura fisica che accoglie e prende in carico tempestivamente chi ne ha bisogno. Qualsiasi fase intermedia come la chiamata e l’arrivo dell’ambulanza è solo una parte dell’insieme. Che ci siano medici che pontifichino sulla validità di una parte va benissimo, è invece deplorevole, non deontologicamente corretto e non professionale, che essi estendano i risultati parziali delle loro diagnosi ad altri ambiti non di loro competenza.

 

  • La realizzazione delle previste due “Case della Salute”, con l’introduzione delle Medicine di Gruppo nell’attuale Sant’Anna, non potrà sostituire il Pronto Soccorso nel centro storico. I cittadini e i Medici di Medicina Generale sanno che questa non può essere la soluzione. Infatti il Medico di Famiglia che opera all’interno di una Medicina di Gruppo, non fornisce prestazioni sanitarie di Pronto Soccorso.

 

Impegna il Sindaco e la Giunta a

 

 

  • ·  Agire nei confronti della Regione, dell’azienda ospedaliera e nella conferenza sanitaria territoriale, affinché il nuovo ospedale di Cona e le infrastrutture ad esso collegate, siano ultimati nel più breve tempo possibile, ai più alti livelli di eccellenza, con riferimento alle prestazioni sanitarie e di servizio, ma anche per quanto attiene alle modalità di accesso (infrastrutture di trasporto, mezzi pubblici disponibili, frequenze, costi, parcheggi gratuiti). Fornire al consiglio comunale, entro il prossimo luglio, il calendario dell’inizio dei ricoveri ed della piena disponibilità di tutte le infrastrutture in costruzione e di progetto.

 

  • ·  Mantenere attiva, presso l’attuale ospedale Sant’Anna, una struttura ospedaliera, con annessi reparti medici, chirurgici, diagnostici e di servizio, per il ricovero e la cura specialistica di pazienti anziani (fino a 100-150 posti letto) e per la ricerca medico-scientifica, anche in campo oncologico (in collaborazione con la Facoltà di medicina) di nuovi trattamenti terapeutici, di cure palliative e di cure del dolore. Tale struttura non abbisogna di investimenti in quanto può essere ospitata nei fabbricati esistenti delle cliniche universitarie.

 

  • ·  Mantenere attive presso l’attuale ospedale Sant’Anna, ad elevati livelli di qualità, le seguenti prestazioni sanitarie: pronto soccorso/emergenza (con annesse unità rianimazione, emodinamica, sale operatorie, diagnostica per immagini, laboratori e quant’altro necessario); tutte le prestazioni attualmente erogate in giornata senza ricovero (chemioterapia, radioterapia, day hospital in varie aree mediche e chirurgiche, diagnostica completa, chirurgia ambulatoriale, dialisi, altre).

 

  • ·  Non autorizzare, nell’attuale area Sant’Anna, la costruzione e/o l’esercizio di alcuna clinica privata o struttura assimilabile.  

 

  • ·  Agire in tutte le sedi e le forme possibili (compresa la mobilitazione popolare), quindi anche in seno alla conferenza sanitaria e nei confronti della Regione, per ottenere la revisione dei piani sanitari nella direzione strategica sopra indicata e per finalizzare coerentemente a questa le poste del bilancio regionale.

 

  • ·  Richiedere alla Regione gli investimenti necessari all’adeguamento del Sant’Anna per la riorganizzazione sopra esposta, ottenibili in quota destinando, a funzioni universitarie, parte delle attuali strutture di Cona, sovra dimensionate nell’ottica sopra descritta.

Abbiamo fatto molta strada

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Salviamo il S. Anna

Operazione “fiato sul collo” – i nostri video

Guarda i nostri video. Fiato sul collo

Quorum Zero – Più Democrazia

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Democracy Day – 27 Novembre 2011 – Ferrara

http://www.paolomichelotto.it/blog/tag/democracy-day/

15 Ottobre

http://15october.net/it/

Linee programmatiche consiglio comunale

Consiglio comunale 09.07.09: Elezione del Presidente e Vicepresidente.

Scaricate e leggete le Linee programmatiche presentate dalla maggioranza.

Consigliere comunale

Il consigliere comunale della nostra lista civica è Valentino Tavolazzi.

Scaricate il curriculum ed il certificato penale.

Vai alla pagina riservata dal Comune di Ferrara.

Scaricate il contratto Tavolazzi - Comune di Ferrara.

Scaricate il reddito Tavolazzi prima di accettare l'incarico del comune.

Leggi la relazione che l'allora City Manager Valentino Tavolazzi ha scritto al Sindaco, nel 2002.
Scaricala.
Relazione del 2002 sulla piazza "sbrisulona": leggila.


  • Fausto Cellini: i ( passi a raso o varchi a raso) senza taglio di marciapiede non è dovuto il contributo o Tassa Comunale. Sig. Si faccia seguire da una associazion
  • Comitato via Prinella: gentile Diabolik, avrei bisogno URGENTEMENTE di mettermi in contatto con Lei, è possibile? scriva a comitatoviaprinella@gmail.com grazie!
  • Giorgio Montolli: Segnalo questa intervista con il prof. Franco Berrino: http://www.verona-in.it/2015/03/27/franco-berrino-per-il-cibo-la-spesa-fatela-con-la-bisnonna-

In sintesi

'Progetto per Ferrara' e' una iniziativa politica aperta, rivolta a tutti i ferraresi, elaborata e promossa insieme a compagni di viaggio, che in questi anni hanno condiviso con me intense battaglie in difesa della salute, dell'ambiente e per il cambiamento della politica.
Valentino Tavolazzi

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Cento: espulsi per aver chiesto spiegazioni

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Progetto per Ferrara, gruppo consiliare

Vieni a trovarci sul sito del comune di Ferrara.

Giorno specifico per il ricevimento al pubblico: mercoledì (mattino 9-13, pomeriggio 16-19)

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