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25 Nov, 2011

Più sicuri dal dentista che all’ospedale di Cona

Inserito da: PpF In: Sanità

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di Paolo Giardini

Non è mai uno spasso andare dal dentista, ma se ci fosse cognizione di rischi da fulminazione per possibili guasti di elettrostrumenti chirurgici a contatto delle gengive, il generico scarso gradimento si trasformerebbe in una precisa inquietudine. Fortunatamente l’USL previene il problema, sollevando incidentalmente le onoranze funebri dal compito di ripristinare sembianze umane a cadaveri dalle bocche spalancate. Infatti non sentiamo mai parlare di simili incidenti, e non perché non avvengano guasti elettrici, ma perché sono obbligatorie le misure preventive per renderli innocui.

 

E’ un successo silenzioso della nostra civiltà.

Successo che parte da lontano, con la Legge n. 186 del 1968. Questa impone due cose: gli impianti debbono essere conformi allo Stato dell’Arte; lo Stato dell’Arte è stabilito dalle Norme CEI.

Per tali Norme-Leggi l’impianto elettrico di uno studio dentistico può essere eseguito solo su progetto redatto da un professionista in base a normative specifiche, analogamente a quanto si fa con le sale operatorie. Poi, chi avrà eseguito il lavoro dovrà rilasciare la Dichiarazione di Conformità al Progetto da inserire in un dossier comprendente tante carte (il progetto, verbali di prove, collaudi, misure strumentali per resistenza di terra, equipotenzialità, valori d’intervento delle protezioni, e altri aspetti fondamentali quali l’efficienza dell’illuminazione d’emergenza).

Che c’entra l’USL in tutto questo? C’entra perché, conferita del potere di imporre chiusure e adeguamenti nei casi di mancata idoneità, è incaricata di vigilare in due ambiti:

1 – che la Dichiarazione di Conformità coi suoi allegati esista, sia aderente all’impianto e non un pro-forma. Perché ogni impianto, pur rispondente alle norme, in mancanza di questi documenti non è considerato a norma.

2 – che le misure strumentali, i cui valori vanno riportati su apposito Registro da conservare unitamente al dossier della Dichiarazione di Conformità, siano ripetute periodicamente da verificatori autorizzati, (essendo la sicurezza legata a taluni parametri, la variazione di questi nel tempo va controllata).

Anche il Comune per rilasciare il permesso ad uno studio dentistico (l’agibilità) è tenuto a pretendere il dossier della Dichiarazione, come richiesto dall’art. 25 del DPR 380/01. Ma sembra si accontenti di protocollare carte senza entrarvi in merito. Se n’è avuta conferma con l’episodio dell’agibilità rilasciata per l’ospedale di Cona bocciato dalla Commissione medica alla prima visita.

Ogni ospedale ha locali per i quali vigono prescrizioni più complesse di quelle dei dentisti. Se il Comune avesse indagato sulla congruità del dossier di Cona alla maniera USL avrebbe individuato le stesse inadempienze riscontrate nella visita in cantiere dalla Commissione. E, presumibilmente, non solo quelle. Un altro insuccesso del microcosmo comunale. E’ per questo che consiglierei, a chi si sottoporrà a Cona ad interventi chirurgici in anestesia locale con bisturi elettrici senza sapere se l’USL ha verificato la sala operatoria, di munirsi di un tester digitale, tenere fra le dita un puntale e poggiare l’altro puntale al sostegno metallico più vicino. Se lo strumento indicherà valori di tensione, chiedano di sospendere l’intervento e di farsi portare in altro ospedale, non è dogma di fede credere nell’agibilità concessa dal sindaco.

Paolo Giardini

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  • Giorgio Montolli: Segnalo questa intervista con il prof. Franco Berrino: http://www.verona-in.it/2015/03/27/franco-berrino-per-il-cibo-la-spesa-fatela-con-la-bisnonna-

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