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31 Mag, 2010

Ppf mette ai voti la rivoluzione delle rette

Inserito da: PpF In: Sociale

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di Valentino Tavolazzi

Basta con i favori ai ceti abbienti! Il Pd smetta di attuare politiche sociali e culturali, usate da decenni anche per ingraziarsi la borghesia ferrarese, facendo pagare il conto alle classi più svantaggiate. Il tratto filo borghese dell’ex Pci in salsa pseudo democristiana, affiora in alcune scelte culturali, non propriamente orientate allo sviluppo del turismo nella nostra città,  quali ad esempio gli eventi offerti dal Teatro Comunale a pochi ferraresi, solo in parte pagati dai biglietti venduti e gravanti sulla collettività per il resto del costo. Analoga propensione ad accattivarsi i favori della borghesia medio alta ferrarese appare evidente quando il Pd e la maggioranza che lo affianca (Idv, Sa, ecc..) riservano ad essa rette per i Nidi pari a due terzi del costo sostenuto dal Comune, scaricando sulla collettività (quindi su operai, impiegati, pensionati, coppie a basso reddito) l’altro terzo.

 La stessa situazione si riscontra in altri servizi a domanda individuale quali Materne, Trasporto scolastico, Centri di ricreazione estivi.

In una società giusta, come dovrebbe essere intesa da chi ha a cuore la sostanziale eguaglianza dei cittadini, abbienti e meno abbienti, si deve aiutare i poveri chiedendo ai ricchi e non viceversa, si deve tagliare e al tempo stesso investire in economia e lavoro, si devono fare riforme strutturali, finalizzando le risorse del Comune, umane e finanziarie, alle nuove priorità della città e dei cittadini dovute alla crisi economica, occupazionale e dei conti pubblici. In un momento di grande difficoltà come l’attuale, l’amministrazione, forte di una maggioranza schiacciante in consiglio comunale, dovrebbe mettere in atto tutte le azioni tese al riequilibrio strutturale del bilancio, agendo da un lato sulla capacità contributiva dei ceti più abbienti, dall’altro tagliando sprechi, iniziative, attività, consulenze ed incarichi non prioritari, a favore dei bisogni primari delle famiglie (alimenti, casa, lavoro, salute, istruzione), in particolare di quelle meno abbienti.

Il trasporto scolastico serve 668 minori; le rette proposte dalla giunta per l’anno scolastico 2010-2011 consentiranno una copertura dei costi del servizio pari al 18,5%, poiché il Comune spenderà 761 mila euro per erogare il servizio e ne incasserà 141 mila dagli utenti; la retta massima di 375,14 euro, assegnata alla fascia ISEE n° 16 (oltre 42.720,01 euro, cui corrisponde un reddito familiare di almeno 90 mila euro) arriva a coprire il 35% del costo; dunque una famiglia con valore ISEE annuo in fascia massima (e sono 200 su 668), pagherà, nell’anno scolastico 2010-2011, una retta di 375,14 euro/anno per un servizio che costerà al Comune 1056 euro, con un onere pari a 681 euro scaricato sulla collettività, quindi anche su famiglie meno abbienti.

Per Nidi e Materne Comunali non disponiamo di documentazione aggiornata, benché più volte richiesta anche in commissione, tuttavia, stando alle dichiarazioni del sindaco pubblicate dai giornali, possiamo ritenere che “la copertura dei costi è effettivamente limitata”; peraltro in base ai dati 2008 elaborati dal servizio incaricato, risulta che il costo ammontava a circa 7 milioni di euro l’anno, mentre le entrate da rette si attestavano a poco più di 1 milione (copertura 15%);  per quanto riguarda invece le Materne Comunali, sempre nel 2008, il costo ammontava a 5,43 milioni, a fronte di 1,22 milioni di entrate da rette (copertura 22,41%).

Nell’anno scolastico 2010-2011 la retta massima nei Nidi (attribuita a chi denuncia un reddito ISEE di oltre 100 mila euro, cui corrisponde un reddito familiare di almeno 200 mila euro/anno) è pari a 657 €/mese e copre il 69% del costo; nelle Materne la retta massima (assegnata a famiglie con gli stessi livelli di reddito citati per i Nidi), è di 550 €/mese e copre il 69% del costo.

Oggi in consiglio comunale Ppf presenterà una risoluzione che impegna il Sindaco e la Giunta a ridefinire il piano delle rette 2010-2011, relative ai servizi a domanda individuale di Trasporto scolastico, Centri ricreativi estivi, Nidi, Materne, attribuendo ai valori ISEE superiori a 50 mila euro, rette pari al 100% del costo sostenuto dal Comune per erogare i servizi; a valori ISEE compresi tra 40 e 50 mila euro, rette pari al 75% del costo comunale. Per valori ISEE inferiori a 40 mila euro impegna il sindaco e la giunta a ricalibrare le rette, mantenendo, per i valori ISEE inferiori a 20 mila euro, gli importi attualmente in vigore (senza alcun aumento).

Valentino Tavolazzi, consigliere comunale Ppf/M5*

Cambia la Prospettiva

  • Michele Borghi PpF

    Bisogna iniziare a togliere un pò di privilegi a tutte quelle persone che hanno redditi medio-alti.Sono pienamente d’accordo nelle dichiarazioni di Valentino Tavolazzi di alzare le rette a quelle famiglie che si possono permettere di pagare di più. Il problema è che tanta gente non si sente chiamata in causa perchè non ha figli oppure ha figli ma non in ètà di asilo nido o scuola materna. Sbagliano. Sbagliano perchè non hanno capito che la parte di soldi che mette il comune sono frutto di tasse dirette e indirette a tutti i cittadini e non solo a quei cittadini che hanno figli all’interno di asili comunali. Se le rette fossero più eque il comune sborserebbe molti meno soldi, soldi che potrebbero essere impiegati per finalità molto più utili e non fare i soliti piaceri ai cosidetti “amichetti”

  • Michele Borghi PpF

    LEGGETE QUESTO

    p.s. a Ferrara questo servizio non esiste, noi ci preoccupiamo di fare i favori agli “amichetti”

    Se siete mamme lavoratrici, non potete permettervi i costi di un asilo nido privato per il vostro bambino (vista l’esiguità dei posti disponibili nelle strutture pubbliche) e vivete in città come Roma, Trento, Milano, Verona, Parma e Forlì, ci sono ottime notizie per voi: esiste la tagesmutter (termine tedesco che significa mamma di giorno), una vera e propria mamma-asilo che lavora da casa, ha costi bassi ed è una figura professionalmente formata.

    Si tratta di una mansione molto diffusa nei paesi del Centro e del Nord Europa, dai quali è stata importata, ma solo di recente ha preso piede in Italia. La tagesmutter accudisce nel proprio domicilio un massimo di cinque bambini di età compresa tra zero e tre anni, non ha orari predeterminati ed è in stabile collegamento con un ente no profit che la sostiene e supporta nel lavoro. Il costo – 3 euro all’ora – è decisamente più basso rispetto a quello medio orario degli asili nido italiani.

    Per diventare future Mary Poppins bisogna avere generalmente un’età variabile dai 21 ai 50 anni, ed è fondamentale seguire un corso intorno alle 250 ore attivato dalle regioni dove il servizio è presente (Lazio, Trentino, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna). La formazione è completamente gratuita e offre notevoli vantaggi: figura di educatrice domiciliare; reinserimento nel mondo del lavoro; flessibilità di orari (sia diurni che notturni) in funzione della disponibilità della tagesmutter; regolare contratto; azzeramento dei tempi di raggiungimento del luogo di lavoro. La casa in cui si ospitano i piccoli, infine, deve soddisfare le norme di sicurezza e igienico-sanitarie previste dalle legge, oltre ad uno spazio attrezzato per il riposo e una dotazione di primo soccorso.

    Ma quali sono i numeri delle strutture e soprattutto quanto costa mandare i propri figli all’asilo nido? Le cifre sono impietose. In un Paese con circa 5 mila asili nido e oltre 1 milione e mezzo di bambini tra zero e tre anni, l’Italia rimane ancora lontana dall’obiettivo europeo che impone di garantire a un bambino su tre i servizi per la prima infanzia entro il 2010. Impressionanti i confronti con gli altri Paesi Ue: l’Italia ha meno del 10% dei posti sul totale della popolazione infantile fino ai tre anni, a dispetto del 50% della Danimarca e del 35-40% di Svezia e Francia.

    Capitolo a parte i costi: ammonta mediamente a 290 euro al mese mandare il proprio figlio nelle strutture comunali, sebbene con variazioni notevoli tra le diverse città (dove il Nord è più caro); dai 400 ai 700 euro è invece la retta di un asilo nido privato. Risultato? Nove bambini su dieci stanno a casa. E il dramma del nido aumenta di pari passo con il diminuire del reddito e della fascia sociale di appartenenza della famiglia del piccolo.

    “La tagesmutter – sostiene Caterina Masè, responsabile dell’Associazione Nazionale Domus che coordina il progetto – intende ridurre i costi pubblici e contrastare il lavoro nero di babysitteraggio: il costo medio mensile comunale per ogni bambino di un asilo nido è di circa 1200 euro, mentre una baby sitter in nero, negli orari in cui l’asilo chiude, costa a una famiglia circa 200 euro”. Calcoli alla mano, considerando che un bambino tra zero e tre anni necessita di un’assistenza giornaliera di 5-7 ore, una famiglia spende al mese circa 300 euro per lasciare il proprio bambino in una struttura pubblica, più altri 200 per pagare una baby sitter in nero negli orari in cui l’asilo chiude e i genitori sono ancora impegnati. Con la Tagesmutter invece si spenderebbero circa 350 euro mensili totali, con un risparmio di circa 150 euro (sempre laddove è previsto il contributo pubblico regionale che consente un costo medio familiare di 3 euro all’ora per il servizio Tagesmutter). “Il problema – continua lMasè – semmai è che il servizio di Tagesmutter non è ancora definito perché non c’è una legge a carattere nazionale, ma regolamenti regionali dove ogni regione si gestisce in modo diverso, con enormi differenze a livello geografico tra Nord e Sud. L’erogazione delle somme per la formazione di questa figura professionale avviene spesso con finanziamenti europei e l’attuazione viene poi delegata a livello locale (province e comuni). Ma esistono differenze notevoli a livello di servizi offerti e disponibilità dei mezzi finanziari”.

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Scaricate il reddito Tavolazzi prima di accettare l'incarico del comune.

Leggi la relazione che l'allora City Manager Valentino Tavolazzi ha scritto al Sindaco, nel 2002.
Scaricala.
Relazione del 2002 sulla piazza "sbrisulona": leggila.


  • Valentino Tavolazzi: Ing. Savini, come le ho scritto sei anni fa, saremmo ben lieti di pubblicare un intero suo articolo nel nostro sito, con la sua completa versione dei
  • Valentino Tavolazzi: Ing. Savini, come le ho scritto sei anni fa, saremmo ben lieti di pubblicare un intero suo articolo nel nostro sito, con la sua completa versione dei
  • vittorio savini: ,,,aggiungo inoltre che vi è stata un' ORDINANZA del tribunale di Ferrara (artt. 676 C.P.P.) n. 250/2016 del 2 novembre 2016 a firma del giudice Pier

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