Cambia la prospettiva

09 giu, 2010

Quale e quanta cultura possiamo permetterci

Inserito da: PpF In: Cultura|Politica

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di Valentino Tavolazzi

Va reso merito a Maisto, che non si sottrae al confronto, ed alla professionalità e competenza di Buzzoni. E’ vero che ora c’è più trasparenza nella rendicontazione delle società, pur permanendo opacità nella programmazione e nelle scelte di fondo. Trasparenza e partecipazione non si attuano informando solo ex post, ma coinvolgendo ex ante nelle scelte di impiego del denaro collettivo.
I cittadini, anche in corso d’opera, hanno il diritto di orientare chi governa riguardo alle modalità di spesa dei loro soldi, soprattutto in presenza di uno tsunami economico mai visto prima d’ora.

Detto questo, credo sia fuorviante la disputa sull’attività culturale finanziata dalla comunità, tra chi ama la cultura e chi no, tra chi la reputa motore per lo sviluppo del turismo e chi invece occasione di crescita dei cittadini, in una fase in cui la spinta all’ammasso dei cervelli, promosso dalla tv berlusconiana e anche di stato, è fortissima. A mio modo di vedere dovremmo porci, come ferraresi, i seguenti quesiti.

1. Posto che più iniziative culturali si fanno meglio è, quante e quali ce ne possiamo permettere con le risorse comunali? Nel 2010 il Comune ha complessivamente stanziato nel settore 10 milioni di euro, di cui 5 di personale, 1,4 di appalti a terzi (musei, biblioteche), 0,9 di contributi ad associazioni varie, 1,4 a Ferrara Arte, 0,2 a Ferrara Musica, 1 milione al Teatro comunale. Questo budget è compatibile con altre priorità indotte dalla crisi economica (famiglie in difficoltà, licenziamenti, anziani soli, giovani senza lavoro)? E si concilia con la necessità di mantenere il patrimonio urbano, storico, architettonico ed infrastrutturale della città (manutenzione di edifici storici, scuole, mura, strade, illuminazione pubblica, fognature, acquedotti)? In quest’ultimo comparto spendiamo meno di 3 milioni di euro. Dobbiamo o no tagliare il budget della cultura per qualche anno? E’ questa la prima scelta politica da fare. Una risposta che non può dare il solo Maisto, bensì il sindaco, la maggioranza, il Pd.

2. Fatto 100 il budget compatibile con le priorità, con i debiti comunali (oltre 160 milioni), con i tagli alla finanza pubblica, il volume di iniziative che può derivarne è o no direttamente proporzionale all’apporto dei terzi, dei privati e dei fruitori? Perché a Ferrara chi beneficia dell’attività culturale non investe in essa? Perché a Ferrara i ceti ad alto reddito fruiscono di spettacoli, mostre e rappresentazioni, a volte di altissimo livello e spesa, pagando solo una parte, spesso esigua, del costo effettivo della poltrona, mentre il saldo resta a carico della collettività, cioè di chi non può partecipare a quelle iniziative? Perché Maisto e Tagliani non fanno pagare il biglietto intero a chi può? E’ vero o no che con gli stessi soldi e più fantasia si possono realizzare più iniziative, anche di grande successo (penso ai Buskers e all’Internazionale, che non contrappongo per valore culturale alle mostre, ad Abbado o al balletto del Teatro, ma in tempi di vacche magre, tant’è!). E’ ancora tempo di grandi mostre? Perché non valorizziamo il patrimonio storico, artistico, archivistico, esistente, non solo le opere, ma anche le persone, scuole e tradizioni ferraresi? Perché non “noleggiamo” gli spazi pregiati (Diamanti) anche a grandi operatori del mercato dell’arte nazionali ed esteri? Perché non puntiamo su nuove idee che costano meno ed attraggono di più, utilizzando rete e social network? Perché non realizziamo un sito web “Ferrara” degno di questo nome, in 17 lingue? Perché non ascoltiamo le idee di operatori ferraresi del settore, anche giovani, che vivono tutti i giorni a contatto con escursionisti e turisti e frequentano il “mercato” della cultura.

3. Quanto le attuali iniziative culturali del Comune producono economia, turismo, lavoro, camere d’albergo occupate, ristoranti pieni? Quanto invece é sostegno clientelare ad associazioni collaterali “assistite”, politicamente vicine all’amministrazione, che faticano a decollare come vere e proprie imprese del settore e vivono di aiuti e contributi? Su questo Maisto dovrebbe fare chiarezza con i dati. Dovrebbe mostrarci qual è il ritorno delle attività culturali attuali (le stagioni teatrali, le grandi mostre, i grandi eventi)  in termini di economia e lavoro per la città. Perchè non commissiona uno studio serio al riguardo (sempre spendendo poco)? Dobbiamo toglierci il dubbio che invece di garantire contributi comunali per ripianare le perdite della cultura (3,5 milioni), magari non convenga investirli in incentivi e servizi destinati agli operatori della città!

Valentino Tavolazzi

Consigliere comunale Ppf/M5*

3 Commenti per "Quale e quanta cultura possiamo permetterci"

1 | Roberto Guerra

9 giugno 2010 alle 15:42

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Per la prima volta un gruppo politico solleva (il post in questione di Tavolazzi), senza ideologismi, il punto zero della questione Ferrara città d’arte e cultura. Una visione pragmatica, modernissima che relativizza giustamente i grandi eventi e apre orizzonti futuri nuovi. Basati non su una politica-culturale aristocratica e clonata dalle città d’arte più celebri e ricche nazionali, ma immaginando una via “ferrarese”, chiamiamola neorinascimentale, chiedendo di verificare le risorse umane sul territorio (che esistono eccome) ed innstarle nei pur necessari e auspicabili cosiddetti grandi eventi. Partendo dall’abc della democrazia. Prima i bisogni della gente, poi i sogni.
Nè-aggungiamo- noi ,chiunque governi va visto come una banca onlus quasi per artisti et similia. L’informatica bene usata è input che può fare parecchio come marketing per la futura Ferrara città d’arte. Stile delle istituzioni, oltre anche idee più evolute e libere al passo con gli anni duemila, dovrebbe essere soprattutto favorire e “persuadere” l’imprenditoria ferrarese (spesso ancora mentalmente bottegaia ma anche vessata…) a scoprire (come spesso altrove) la cultura come impresa e investimento. Certamente, Maisto ridesto o meno, certa casta poltica-culturale preferisce la sua storica e ormai piena di rughe Versailles ferrarese. Ma… qua-la Bastiglia!

2 | gianluca

9 giugno 2010 alle 16:23

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“Perchè non commissiona uno studio serio al riguardo?”
Ottima idea perchè qui a Ferrara c’è ad esempio il prof. Fabio Donato, di Economia, che a mio avviso si intende molto e capisce di queste cose di economia della cultura e di musica.
Meglio di così è difficile trovare.

3 | Carla

9 giugno 2010 alle 16:45

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Il Comune conosce benissimo Fabio Donato, è revisore dei conti.

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Valentino Tavolazzi

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