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24 Set, 2009

Qualità dell’acqua, Ferrara ‘conquista’ il penultimo posto

Inserito da: PpF In: Ambiente e salute|Servizi pubblici

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articolo di Estense.com

La preoccupazione della Filcem: ”Hera renda pubblici i controlli”

Qualità dell’acqua potabile a Ferrara? Su 35 città italiane censite siamo penultimi, a pari merito con Lecce e secondi solo, partendo ovviamente dal basso, a Reggio Calabria. Lo afferma l’ultimo rapporto di Altroconsumo sulla qualità dell’acqua da bere in Italia.
In base ai dati forniti dal’associazione, Ferrara compare con un giudizio “Buono” per quanto riguarda i controlli sui prelievi effettuati nel 1998 e 2003, ma ottiene un giudizio di “Mediocre” nel 2009.

Un rapporto che non può che preoccupare la Filcem Cgil, soprattutto a fronte del suo “trascorso” con la questione del laboratorio gestito dalla multiutility.
Nel 2006 è iniziato infatti il percorso di riorganizzazione dei laboratori di Hera, ratificato da un accordo separato, senza la firma della Cgil, il 18 aprile 2007. Dopo le assemblee di tutti gli addetti dei laboratori che bocciarono a larga maggioranza l’accordo e dopo i volantinaggi alla cittadinanza e lo stato d’agitazione e lo sciopero degli addetti del laboratorio di Pontelagoscuro, il sindacato dei chimici arrivò alla firma di un verbale d’incontro il 18 giugno 2007 dove si riconoscevano le peculiarità dei sistemi idrici dei territori di Ravenna e Ferrara ed ad un ulteriore verbale d’incontro territoriale, l’11 dicembre 2007, dove si dichiaravano 20.000 determinazioni anno nell’impianto di Pontelagoscuro su un totale di 90.000 complessive nel territorio ferrarese.
Arriviamo al 9 settembre di quest’anno, quando “nella riunione della Commissione comunale servizi pubblici di Ferrara – afferma la Filcem – il direttore della divisione fluidi di Hera Franco Sami ha dichiarato che i controlli sulla rete sono 2.000 sui 70.000 complessivi all’anno”.
Numeri che fanno chiedere alla Cgil “quali risultati ha dato fino ad oggi la gestione Hera dell’acqua a Ferrara iniziata nel 2005?”. “Siamo passati – continua il sindacato – da 5° a 3° posto nella classifica del costo per consumi di 200 metri cubi/anno di acqua potabile, considerando sempre le città oggetto dell’inchiesta di Altroconsumo, passando da un costo, nel 1998, di 241 euro l’anno a 388 nel 2009, con un aumento del 61% in 11 anni”.
Per questo “riteniamo necessario – chiede il sindacato – che Hera renda pubblici, anche per smentire se possibile i dati di Altroconsumo, i dati storici della frequenza di tutti i controlli analitici suddivisi per tipo, compresi quelli non obbligatori per legge ma utili a migliorare la qualità dell’acqua. La volontà di Hera di desocietarizzare le Sot (Società Operative Territoriali come è Hera Ferrara), ci preoccupa per l’ulteriore accentramento dell’Azienda rispetto al territorio dove eroga i servizi, pur riconoscendo che, anche con l’attuale disposizione societaria, ben poco ha fatto la SOT per il territorio”.

estense.com

  • massimo

    bevo acqua del rubinetto da un anno e mi stupisco che non ci sia un sistema di controllo estreno a Hera.
    L’arpa, ad esempio, dovrebbe occuparsi delle analisi periodiche delle acque potabili….

  • michele

    A Ferrara città con Amministrazione comunista,
    ARPA schierata pur essa a sinistra
    ed HERA fatta insediare dalla stessa Amministrazione come è possibile sperare che facciano gli interessi dei cittadini.
    L’acqua più cara e di peggior qualità è quella di Ferrara;
    La turbogas la fanno in città;
    l’Ospedale lo costruiscono a 10 km (costato 6 volte la stima iniziale).
    “grazie compagni per tutto quello che non ci date”

  • Paolo

    massimo – rif. 1
    Si assume l’acqua di rubinetto anche bevendo abitualmente la minerale. L’acqua “d’la pompa” è veicolata dalla pasta, il caffè, il brodo, il the, la polenta, le verdure cotte, il pane (sempre impastato con l’acqua) la pizza o i dolci. Aggiungiamoci anche i gelati, che hanno l’acqua come componente essenziale in forma di ghiaccio. Questo elenco non esaustivo per mettere in guardia dall’essere troppo tranquilli dalla salubrità dell’acqua potabile, perchè è definita tale rispettando dei parametri di legge. Ma chi l’ha detto che quei parametri vanno bene? Gente esperta, sicuramente. Autorità sanitarie ai massimi livelli.
    Ma, e qui sta il punto debole, non così esperta da prevedere il futuro. Il quale è ricchissimo di sostante nuove di sintesi continuamente immesse. L’ordine di grandezza dei contaminanti nell’acqua del PO è già adesso sul milione di sostanze diverse. Di tutto questo milione di robe non si conoscono gli effetti contaminanti e, ancor più, non si conoscono gli effetti sinergici (la collaborazione fra loro di sostanze diverse) perchè è un’impresa colossale da affrontare (il numero risulta dal fattoriale di un milione!). In altri termini, il controllo a posteriori lo si farà su di noi quando ci ammaleremo.
    Che differenza c’è fra il laboratorio acqua di Ponte e quello a Sasso Marconi. Essendo un laboratorio privato queta differenza è inconoscibile. Non è che Ponte significhi la garanzia e Sasso Marconi l’anarchia. Il fatto di cronaca dimostra che la tendenza è quella dell’anarchia (dal punto di vista dalla sicurezza) perché segnale di una totale INSENSIBILITA’ al problema. Quando sono a posto con la Legge, quei signori sono a posto con tutti. E tranquilli, perché se lo possono permettere dalla modestia di quei limiti. Se l’acqua fosse invece pubblica come era prima che qualche incosciente la vendesse, pur nella pericolosità attuale godrebbe del potere decisionale di fare scelte anche in contrasto con la convenienza economica, al di sopra dei limiti di legge (sempre in ritardo coi tempi). Tutto qui. Degli ignorantoni al potere, non consapevoli dell’ampiezza etica del loro potere, lo hanno mercificato e venduto. Un’azione demoniaca.

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