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28 Nov, 2011

Risoluzione patto di sindacato Hera

Inserito da: PpF In: Risoluzione

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Ferrara 28/11//2011

 Al Presidente del

Consiglio Comunale di Ferrara

 

 

 

 

OGGETTO: Risoluzione patto di sindacato Hera

 

Premesso che

 

 

 

  • ·  la relazione del 2009 dell’Associazione nazionale autorità ed enti di ambito (ANEA), intitolata “I servizi idrici a 15 anni dalla riforma” segnalava il conflitto di interessi che sorge nel caso di affidamento diretto a società interamente pubblica o mista. Gli ATO sono infatti espressione diretta dei Comuniche provvedono a nominarne gli amministratori e ne approvano e condizionano le decisioniGli stessi Comuni poi sono anche soci del gestore, nelle cui vesti tendono ovviamente a rappresentarne gli interessi. In queste circostanze, l’attività di regolazione degli ATO non può essere svolta con la sufficiente indipendenza. Tale assenza di indipendenza è particolarmente critica e rischia di compromettere l’intera attività di regolazione. Il “cortocircuito istituzionale” che si viene a creare amplifica le probabilità di “cattura” del regolatore, sia da parte dei politici che da parte del gestore, a danno degli utenti.”

 

 

 

  • ·  Gli assetti aziendali tipici delle principali multiutilties, creano una situazione conflittuale per l’ente pubblico, che da un lato è chiamato a garantire gli interessi dei cittadini e della collettività (tariffe basse, qualità dei servizi alta) e dall’altro, come socio e proprietario di azioni della spa che gestisce i servizi, trae vantaggio dalle decisioni aziendali (aumento tariffe, tagli ai costi dei servizi) che possono danneggiare i cittadini, ma procurano un aumento dei dividendi e del valore delle azioni in Borsa; nella sostanza gli utili delle multiutilities servono prioritariamente per remunerare il capitale degli investitori pubblici e privati, a scapito del miglioramento dei servizi e della riduzione delle tariffe.

 

 

 

  • ·  A Ferrara sono stati svenduti ad Hera pezzi importanti dei beni comuni dei ferraresi, non garantendo al tempo stesso il controllo, la qualità e la competitività delle tariffe dei servizi erogati; al contrario quelle scelte hanno consentito all’azienda di attuare politiche aziendali contrarie all’interesse dei cittadini (basti citare lo sviluppo dell’incenerimento dei rifiuti, pratica dannosa per l’ambiente e la salute), non portatrici di nuovi posti di lavoro, ed inoltre di rafforzare la propria posizione dominante nei servizi del gas, dell’acqua e della pubblica illuminazione.

 

 

 

  • ·  Tale situazione anomala, nella quale chi dovrebbe essere indirizzato e controllato, in realtà decide le scelte nei servizi pubblici e le attua, ha affossato per decenni politiche virtuose di riduzione dei rifiuti, di raccolta differenziata porta a porta, di riciclo e riuso dei materiali, di risparmio energetico, di creazione di nuove attività ed aziende operanti nei settori suddetti e del conseguente incremento dell’occupazione per migliaia di nuovi posti che sarebbero stati creati dallo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali nella green economy.

 

 

 

  • ·  La posizione dominante di Hera, le ha consentito di assumere iniziative arroganti nei confronti delle istituzioni, detentrici di quote di capitale azionario della società e concessionarie dei servizi pubblici ad essa affidati; al punto tale che l’azienda ha trascinato nei tribunali non solo semplici cittadini ferraresi, ma anche le stesse istituzioni, allo scopo di realizzare obbiettivi economici ed imprenditoriali palesemente in contrasto con l’interesse dei cittadini: nel 2004 ha querelato e citato in giudizio per danni, uscendone soccombente, il sottoscritto, per gli interventi sulla stampa contro le emissioni dell’inceneritore di via Conchetta, poi chiuso nel 2005; nel 2007 ha trascinato innanzi al TAR Comune e Provincia per modificare l’AIA dell’inceneritore triplicato di via Diana, ventilando una causa per il risarcimento di danni ingenti, anche contro singoli cittadini; Hera ha poi presentato un nuovo ricorso innanzi al TAR per aumentare i volumi dei rifiuti destinati all’incenerimento nell’impianto di via Diana; nell’agosto del 2009 ha smantellato il laboratorio analisi acque di Pontelagoscuro, in aperto contrasto con le determinazioni precedentemente, e più volte, assunte da Comune e Provincia; nel periodo tra il 2008 ed il 2012 ha preteso ed ottenuto aumenti delle tariffe del servizio idrico mediamente del 5% annuo, con un costo per i cittadini tra i più elevati nel paese ed una qualità dell’acqua ritenuta, da associazioni terze, tra le peggiori; anche la Tia ha subito negli anni numerosi aumenti e, in base a studi terzi, si colloca tra le più alte nel paese.

 

 

 

  • ·  La riorganizzazione della Holding negli ultimi anni ha accentuato la centralizzazione della gestione, principale causa del disservizio avvertito da tanti concittadini e fortemente ridotto la possibilità di esercitare da parte delle comunità territoriali un ruolo di indirizzo e controllo sull’erogazione dei servizi pubblici da parte di Hera. 

 

 

 

  • ·  Tale situazione di difficoltà nella gestione dei rapporti con il concessionario dei servizi pubblici locali, da parte della maggioranza che governa della città, ha determinato pesanti ripercussioni sulla popolazione, in termini di qualità dei servizi, ma soprattutto di costo dei medesimi per assenza di controllo e di concorrenza, oltre all’inevitabile ricaduta negativa sui conti del bilancio comunale, per minori entrate da canoni e maggiori spese da contratti di servizio, sbilanciati a favore dell’azienda, oltre che per l’immobilismo  caratterizzante la gestione dell’immenso debito pubblico, a causa del congelamento di decine di milioni di euro della collettività, in esigue quote assolutamente inutili, del capitale azionario di Hera.

 

 

 

  • ·  Il rapporto tra Hera ed i cittadini utenti è difficile e insoddisfacente, come si evince dalle numerose lamentele pubblicate sulla stampa locale che segnalano allungamento della risposta per i servizi individuali a prezzi elevati, atti unilaterali (domiciliazione automatica bollette, fatturazione presuntiva, comunicazione di conguagli altissimi ecc.), tariffe di acqua e rifiuti tra le più alte della Regione, tariffe del teleriscaldamento in scandaloso aumento e fuori da ogni controllo.

 

 

 

  • ·  Tia e tariffa dell’acqua producono per Hera i margini operativi (dunque i profitti) più elevati tra i vari servizi gestiti. L’area ciclo idrico integrato rende ad Hera un margine operativo lordo pari al 25,4 % dei rispettivi ricavi (a fronte di 27,1% nei rifiuti, 14,1 % nel gas, 4,9 % nell’energia elettrica). Il margine medio aziendale è 16,1%. (bilancio al 30.9.11).

 

 

 

Preso atto che

 

 

 

  • ·  nell’agosto del 2009 Hera ha proceduto alla chiusura del laboratorio analisi acque di Pontelagoscuro, nell’ambito di un progetto di aggregazione di tutte le attività di controllo a Bologna (Acque potabili, Acque reflue, Microbiologia), Ravenna (Rifiuti speciali, Pericolosi, Liquidi, Terreni e Compost),  Forlì (Rifiuti solidi, Fanghi, Diossine, Emissioni in atmosfera). Tale decisione è stata assunta unilateralmente da parte dell’azienda e strategicamente messa in atto nel cuore dell’estate e successivamente, dopo l’insediamento della nuova amministrazione; la decisione di Hera, in quanto holding società per azioni quotata in borsa, deve tener conto d’interessi economici e di mercato, con specifico riferimento alla economicità d’esercizio ed alla massimizzazione del profitto, ma non necessariamente degli interessi dei cittadini.

 

 

 

***

 

 

 

  • ·  Nel dicembre 2009, dopo un’abbondante nevicata, adeguatamente segnalata e prevista dai servizi di allertamento meteorologico della Protezione Civile, la viabilità nel centro e nelle frazioni è rimasta pesantemente compromessa per alcuni giorni, provocando disagi, incidenti a ripetizione ed intasamento del pronto soccorso cittadino, con infortuni anche molto gravi.

 

 

 

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  • ·  Il corrispettivo ad Hera per  la fornitura del servizio di pubblica illuminazione, segnaletica luminosa ed impianti semaforici è elevato (4,4 milioni nel 2012, più 0,6 milioni di investimenti) ed i vantaggi economici da risparmi energetici, conseguenti alla sostituzione delle lampade, non vengono integralmente restituiti al Comune con il ricalcolo del prezzo a punto luce. In base ad una verifica compiuta presso altre città, il costo del servizio a Ferrara è mediamente più alto fino al 20% .

 

 

 

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  • ·  L’ampliamento della centrale di teleriscaldamento e la triplicazione dell’inceneritore hanno determinato il peggioramento delle emissioni in atmosfera rispetto alla situazione preesistente. Hera non fornisce dati relativi alle emissioni di polveri fini ed ultrafini, primarie e secondarie, prodotte dalla combustione del gas al servizio del teleriscaldamento. Hera non ha mai fornito studi di valutazione della salubrità del “sistema” teleriscaldamento e della sua economicità, comparandolo con scenari a riscaldamento distribuito, con caldaie singole a gas, di ultima generazione, a bassa temperatura dell’acqua, rispetto ai quali il nuovo teleriscaldamento viene proposto in alternativa. Hera non ha mai prodotto studi per la valutazione dell’apporto inquinante della quota di energia proveniente dall’incenerimento dei rifiuti (che contribuisce a riscaldare l’acqua) e dell’inevitabile dispersione termica dell’impianto (perdite di calore da conduzione, da convezione e da perdite d’acqua calda). Tali inefficienze peggiorano significativamente il rapporto tra energia prodotta, da cui deriva l’inquinamento, ed energia fruita nelle abitazioni, penalizzando il rendimento energetico del sistema.

 

 

 

  • ·  Non esiste a Ferrara un regolamento Comune-Hera sul servizio teleriscaldamento, sul calcolo e l’applicazione delle tariffené una procedura di controllo, che consenta all’ente, nell’interesse dei cittadini, di verificare i costi di gestione del servizio sostenuti da Hera, i margini di profitto derivanti dall’applicazione del sistema tariffario vigente e gli eventuali spazi di riduzione della tariffa. Nessuna risposta è mai stata data dal Comune e da Hera ai quesiti posti da numerosi cittadini, anche a mezzo stampa locale, in merito agli aumenti scandalosi delle tariffe del teleriscaldamento. La tariffa del servizio Tlr non è soggetta a controlli da parte di alcuna Authority, né da parte dell’Ato. Hera riconosce un bonus Tlr per le famiglie economicamente svantaggiate in molti Comuni serviti (es. Cesena, Bologna), bonus quanto meno poco conosciuto a Ferrara.

 

 

 

  • ·  L’affidamento del servizio di TLR è regolato dal contratto di servizio tra Comune e Agea, integralmente passato ad Hera con le modifiche societarie nel 2005. Esso richiama i principi di qualità e sicurezza del servizio e l’obbiettivo di un costante miglioramento dello stesso, attraverso “meccanismi di monitoraggio che coinvolgano anche i clienti/utilizzatori”.
    Il Regolamento per la distribuzione del calore (approvato dal Consiglio Comunale nel 2000), per quanto riguarda la tariffazione, riprende una delibera del Consiglio Comunale del 1990.
    In seguito a considerevoli aumenti di tariffa, nel 2007 la Giunta istituì un tavolo di confronto tecnico tra Comune ed Hera, al fine di verificare il calcolo della tariffa e discuterne i criteri. In quella sede emersero alcune criticità. In particolare il parametro “K”, che incide sostanzialmente sulla tariffa e non è soggetto a valutazioni condivise con il Comune. In altri termini si ravvisò la necessità di giungere ad una maggiore condivisione e trasparenza della tariffa. Nessun fatto seguì alle parole. 

 

 

 

  • ·  Hera dichiara che “la tariffa è tale da rendere equiparabile il costo del servizio teleriscaldamento alla spesa che sarebbe sostenuta dall’utente utilizzando il gas metano, tenendo conto, nelle valutazioni economiche, anche dei costi aggiuntivi per la manutenzione annuale, le verifiche periodiche, e l’onere di ammortamento per sostituzione caldaia, che sono evitati dagli utenti allacciati alla rete Teleriscaldamento”. L’azienda reclamizza vantaggi economici del Tlr, rispetto al gas, quantificati nel 9% circa.

 

 

 

  • ·  Tra Hera ed il Comune di Cesena esiste un Accordo sottoscritto il 31 maggio 2007 che regola la tariffa del servizio Tlr praticata ai clienti; l’art. 12.1 la commisura al prezzo del combustibile di riferimento (gas metano), considerando in tariffa anche la valorizzazione dei servizi aggiuntivi forniti col Tlr (pronto intervento, minori oneri per controlli e manutenzioni, minori oneri per acquisto e gestione caldaie, ecc.); il citato art. 12.1 dell’accordo stabilisce che “il prezzo applicato all’utenza per l’erogazione del servizio di TLR è competitivo rispetto al sistema tradizionale (fornitura diretta di gas metano)”.

 

 

 

  • ·  Tra il Comune di Imola ed HERA è stata stipulata una Convenzione nel dicembre 2006. Il Rab locale, dopo una verifica sulle tariffe praticate per il Tlr, ha proposto che HERA ed Amministrazione Comunale attivino, come previsto dalla Carta dei Servizi, un tavolo di confronto permanente, coinvolgendo le associazioni dei consumatori, per una verifica del rispetto dei parametri di qualità previsti dalla Carta dei Servizi, dell’allineamento della tariffa al gas e dell’evoluzione degli elementi che influenzano la comparazione dei costi (costo caldaie, durata, rendimento, obblighi normativi ….).

 

 

 

  • ·  I residenti di Casalecchio (Bologna), clienti di Hera, hanno denunciato pubblicamente che la tariffa del teleriscaldamento, anno dopo anno, a parità di consumi, è stata soggetta ad una crescita esponenziale. Un apposito gruppo di lavoro ha raccolto e analizzato le bollette degli ultimi anni relative alle diverse tipologie di impianto/contratto presenti nel territorio, confrontandole con altri impianti di teleriscaldamento, impianti centralizzati e impianti autonomi. Il risparmio economico del teleriscaldamento è risultato praticamente nullo.

 

 

 

  • ·  Il Comune di Reggio Emilia ha istituito una commissione ad hoc per verificare costi e tariffe praticate dal gestore del teleriscaldamento, mentre l’Acer sta verificando le ricadute favorevoli per la clientela, derivanti dagli interventi di adeguamento degli edifici finalizzati al risparmio energetico.

 

 

 

  • · ·Il Movimento Difesa del Cittadino di Piacenza, dopo l’inutile appello a Enia, ha inviato un esposto all’Antitrust, ravvisando nelle condizioni di fornitura del servizio di teleriscaldamento, profili tali da fuorviare le scelte economiche degli utenti. “I contratti sono stati sottoscritti poiché il gestore prometteva di ragguagliare il prezzo finale al costo complessivo sostenuto per produrre calore da gas metano. Ora invece, tanti vorrebbero staccarsi dal nuovo impianto, ritenendo più conveniente installare una caldaia a condensazione, ma non è facile”. Il movimento lamenta incrementi tariffari di oltre il 20 % nel passaggio da metano a teleriscaldamento.

 

 

 

  • ·  l’Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma sostiene da tempo che il teleriscaldamento non convince sotto il profilo tariffario, oltre che sanitario. A Parma la gestione monopolistica del teleriscaldamento da parte di Enia, legherebbe con un filo doppio, secondo l’associazione, i clienti all’azienda. Le tariffe Tlr sarebbero riferite a rendimenti superati dai nuovi impianti a gas a condensazione, che consentirebbero costi inferiori alle tariffe praticate da Enia. Il contratto con Enia, praticamente toglierebbe la possibilità di cambiare sistema, poiché la caldaia viene smontata.

 

 

 

  • ·  Il Comitato Teleriscaldamento di Rimini è attivo da anni nei confronti del Comune in merito alle tariffe del teleriscaldamento praticate dal gestore SGR.

 

 

 

  • ·  In assenza di controlli sulle tariffe e sulla qualità del servizio da parte di Authority o di Ato, nei confronti del gestore del servizio teleriscaldamento, che vanta una posizione di mercato monopolistica e contrattualmente sbilanciata a suo vantaggio, l’amministrazione comunale di Ferrara non dovrebbe limitarsi ad incassare da Hera il canone di concessione del servizio, al contrario esercitare una funzione di controllo sulle modalità di erogazione del medesimo, a tutela degli interessi dei cittadini clienti;

 

 

 

  • ·  Nel marzo 2011 il Consiglio comunale ha approvato alla unanimità una risoluzione Ppf sul servizio teleriscaldamento, alla quale l’assessore competente e la giunta non hanno fatto seguire provvedimenti di alcun genere. 

 

 

 

***

 

 

 

  • ·  A Ferrara esistono situazioni critiche legate a numerosi scarichi di pubblica fognatura non depurati e a tratti obsoleti della rete idrica. L’Amianto è bandito dal 1992 e anche se le analisi di Hera indicano l’assenza di fibre di amianto nell’acqua, esiste pur tuttavia il fattore tempo che fa aumentare il rischio che le tubazioni in cemento amianto rilascino tali fibre, a seguito dell’aggressività dell’acqua nei confronti della matrice cementizia. Alcuni quartieri della città sono serviti da tubazioni in fibrocemento del 1955, mentre altri quartieri della città sono raggiunti da tubazioni in acciaio o ghisa sferoidale.

 

 

 

  • ·  Nella nostra provincia, acquedotti ed impianti di potabilizzazione sono di proprietà dei Comuni, tramite le società pubbliche Acosea Impianti e Cadf (che oltretutto ha un laboratorio con 7 addetti per il controllo della qualità dell’acqua). Nulla vieta la fusione tra gli assets delle due aziende pubbliche, il trasferimento della gestione dell’acqua al Cadf o ad altra società pubblica e l’integrazione degli attuali laboratori.

 

 

 

  • ·  Nel marzo 2010 Progetto per Ferrara segnalava la presenza nell’acqua del Po di concentrazioni enormi di PFOA, fino a 1.500 ng/l, quando gli altri fiumi italiani ed europei non superano 1-20 ng/l. Il PFOA, acido perfluorottanoico,  è tossico, mutageno, cancerogeno, teratogeno, se respirato o bevuto o mangiato col pesce e nella catena alimentare. Il PFOA non si vede, è trasparente, ma nocivo. Il CNR, Consiglio Nazionale della Ricerca, ha rintracciato il Pfoa fino alla foce del Po. E’ indegradabile nell’acqua (però bioaccumulabile nei tessuti viventi). E’ scaricato a Spinetta Marengo (Alessandria) dalla Solvay, società finita sotto processo per lo scandalo del cromo esavalente, cancerogeno. Dalla Bormida il Pfoa finisce nel Tanaro ed infine nel Po.

 

 

 

  • ·  In Italia mancano limiti di legge per il PFOA (colpevolmente, come era per l’amianto). Negli USA è stato messo al bando dopo che la Du Pont ha pagato 101,5 milioni di dollari per risarcimenti alla popolazione. L’EPA (Environmental Protection Agency) l’aveva trovato nel sangue umano e nei cordoni ombelicali, dopo aver accertato nelle cavie tumori, soprattutto al fegato, interferenze al sistema endocrino, con l’asse ipotalamo-ipofisi, alterazioni degli ormoni tiroidei, cancro alla tiroide, danni allo sviluppo e alla riproduzione, riduzione del peso alla nascita, inversione sessuale nei pesci.

 

 

 

  • ·  L’Ato di Ferrara, con riferimento alle segnalazioni di Ppf, confermava la fondatezza delle preoccupazioni manifestate e diramava le seguenti informazioni. “La problematica relativa al PFOA (acido perfluorottanoico) è da alcuni anni alla attenzione della Comunità scientifica internazionale e fa parte di quei composti chimici denominati Perfluorati che, a loro volta, appartengono a quelle sostanze denominate Interferenti Endocrini (ED). Tali sostanze, che in alcuni Paesi sono state vietate o limitate, sono oggetto di una Direttiva del Parlamento Europeo che le inserisce tra quelle soggette a monitoraggio e da far rientrare nei limiti che verranno proposti per il 2012; attualmente non ci sono limiti di legge per le acque potabili. A livello nazionale l’unico studio condotto su queste sostanze è stato effettuato dall’Istituto di ricerca sulle acque (IRSA) del Consiglio Nazionale delle Ricerche sulle acque del fiume Po, nel corso del 2008. Nell’ambito del progetto europeo denominato «Perforce 2006» è stata condotta una campagna di misura di perfluoroderivati nelle acque e sedimenti di alcuni fiumi europei. Da tale studio è emerso che la concentrazione più elevata di tali composti tra i maggiori fiumi europei è stata riscontrata nel fiume Po, alla chiusura di bacino a Pontelagoscuro (FE) con un range tra 60ng/l e un picco di 200ng/l (nanogrammi per litro) sulle acque gregge. Successivamente il Joint Research Centre, di Ispra (VA) ha verificato i livelli di pfc nel Po e dei sui principali affluenti; tutti gli affluenti hanno mostrato valori di pfoa compatibili con una contaminazione diffusa (1-20 ng/l) ad eccezione del fiume Tanaro (1270 ng/l). Nel 2008 la stessa IRSA ha condotto una campagna di verifica e di approfondimento specificamente dedicata alle zone che presentavano livelli di pcf maggiori. In particolare sono state analizzate le acque del fiume Bormida nelle quali sono stati rilevati picchi di concentrazione fino 1.500 ng/l. La sostanza riscontrata in maggiori concentrazioni è il pfoa.”

 

 

 

  • ·  A tutto marzo 2010 nè Hera nè altri avevano mai controllato la presenza di Pfoa. Il dr. Buriani dell’Asl comunicava in quarta commissione i risultati dell’analisi di un campione prelevato il 2 aprile 2010, commissionata all’Istituto Mario Negri di Milano, che certifica in 14,5 nanogrammi/litro dell’inquinante nell’acqua potabile. Tale analisi certifica per la prima volta la presenza dell’inquinante nell’acqua potabile, la fondatezza delle preoccupazioni espresse da Ppf e suggerisce la necessità di eseguire controlli periodici.  Nella stessa commissione L’Ato dichiarava che avrebbe definito con Hera le modalità di controllo periodico della gestione dei filtri a carbone, dai quali dipende l’abbattimento del Pfoa, nonchè l’accertamento della curva di efficacia di detti filtri. Il dr. Buriani dell’Asl suggeriva di allargare il monitoraggio ad altre matrici oltre all’acqua, agli alimenti umani e ad altri contaminanti simili al Pfoa. L’assessora Sapigni dichiarava che gli enti locali si sarebbero attivati nei confronti degli enti piemontesi (regione ed Arpa Piemonte, Provincia ed Asl di Alessandria, Comune di Spinetta Marengo), affinchè l’azienda, ivi situata, fosse messa in condizione di cessare lo scarico libero di Pfoa nel fiume. Il presidente del consiglio Colaiacovo riconosceva a Ppf il merito dell’iniziativa politica intrapresa.

 

 

 

  • ·  Nel giugno 2010 il consiglio comunale approvava un ordine del giorno Idv, emendato da Progetto per Ferrara che “chiede ai parlamentari regionali e nazionali di intervenire presso il Governo Nazionale affinché si riprendano i lavori del Progetto di rivitalizzazione del Po”. L’emendamento Ppf approvato chiedeva l’estensione dell’intervento anche  “presso il Governo regionale affinché si attivi nei confronti delle regioni rivierasche, con l’obiettivo di ridurre drasticamente lo scarico di sostanze inquinanti nelle acque del fiume.”

 

 

 

  • ·  Nel dicembre 2010, dopo mesi di pressing da parte di Progetto per Ferrara, l’assessora Zadro forniva in consiglio comunale i dati relativi alle analisi condotte da Hera. La contaminazione dell’acqua da parte dei citati inquinanti e’ confermata dai dati (da 9 a oltre 15 nanogrammi per litro) nei mesi che vanno da maggio a novembre 2010. I relativi certificati di analisi tuttavia non venivano forniti ai consiglieri. Si ricorda che in Italia non esistono limiti per la salvaguardia della salute. Progetto per Ferrara presentava un emendamento all’ordine del giorno del Pd sui sistemi idrici, ancora una volta bocciato dal partito di maggioranza, ma votato da Prc/Pdci, Lega, Io Amo Ferrara. Esso chiedeva il controllo mensile degli inquinanti, ritenuti pericolosi per la salute, ancorché non normati, e la divulgazione in rete dei dati rilevati, unitamente alle considerazioni di Asl, Arpa, Ato, in merito al rischio per la salute eventualmente rappresentato dagli inquinanti riscontrati.

 

 

 

***

 

  • · ·L’art. 1108 della finanziaria 2007 impone una percentuale di raccolta differenziata pari al 60% entro il 2011, mentre il Dlgs 152/06 fissa la medesima percentuale al 65% per il 2012.

 

Nei primi otto mesi 2010 (ultimo rapporto OPR disponibile) Hera ha raggiunto il 45% di raccolta differenziata.

 

 

 

  • ·  L’aumento della raccolta differenziata determina l’apertura di spazi di incenerimento di rifiuti speciali presso l’impianto di Cassana, non sottoposti a regolazione di tariffa. Con la raccolta differenziata al 65% arriveranno all’inceneritore non più di 90 mila tonnellate anno da  bruciare, a fronte di una potenzialità pari a 130 mila ton/anno. Pertanto la pratica virtuosa di aumento della raccolta porta a porta, non accompagnata da una limitazione della combustione dei rifiuti speciali da parte di Hera, rischia di dar luogo ad un progressivo aumento di quest’ultima attività imprenditoriale, assai remunerativa, a discapito dell’ambiente e della salute dei cittadini e senza alcun ristorno dei profitti realizzati da Hera.

 

 

 

  • ·  Nessuna riduzione di tariffa è oggi prevista a seguito dei profitti realizzati da Hera con la vendita dell’energia prodotta dalla turbina alimentata dal vapore generato dalla combustione dei rifiuti. Tali profitti, intascati da Hera, beneficiano anche degli incentivi di stato (cip6/certificati verdi) e comportano un impatto ambientale e sanitario pagato esclusivamente dai cittadini, come risulta dalla tabella seguente.

 

 

 

Comparazione flussi di massa Inceneritore di Cassana
         
Inquinanti Unità
di misura
Situazione preesistente
Linea L 1 1)
AIA 30.10.07
Linee L 2 + L 3 2)
AIA 11.3.08
Linee L2 + L3 3)
NOx (ossidi di azoto) t/anno 28,5 29,7 70
PTS (polveri totali) t/anno 0,34 0,28 1
Cd + Tl (Cadmio + Tallio) Kg/anno 0,83 1,01 22,4
Hg (mercurio) Kg/anno 0,37 0,51 22,4
Metalli Kg/anno 6 (∑10 Metalli) 16 336
IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) g/anno 65,1 243 5600
PCDD/PCDF (Diossine, Furani) mg/anno

10,4 (FTE)

16 56
COT (Carbonio organico totale) t/anno (non dichiarato) 0,28 2,8
         
1) Dati Hera S.p.a. Documentazione integrativa/Elaborato1/Valutazione delle immissioni del 22.1.08 pag. 5.
2) Dati AIA 30.10.07 pag. 62, Flussi di massa autorizzati    
3) Dati AIA 11.3.08 pag. 6 e 7, Flussi di massa autorizzati o calcolati in base alle concentrazioni autorizzate
             

 

 

 

  • ·  Da 3 anni la città attende una risposta in merito alle nuove emissioni autorizzate, che, come si può riscontrare, sono assai più elevate di quelle concesse dalla precedente AIA e di quelle attribuite alla linea preesistente L1 (NOx più che raddoppiati, metalli da 6 a 336 Kg/anno, IPA da 65 a 5600 g/anno, ecc….).

 

 

 

Impegna il Sindaco e la Giunta a

 

 

 

  • ·  Riformulare il contratto di servizio della pubblica illuminazione con prescrizioni tese a garantire la qualità del servizio, la sensibile riduzione del costo, la possibilità di controllo da parte del Comune, soprattutto sui nuovi impianti di pubblica illuminazione da prendere in carico, finalizzato a verificare in via preventiva il rispetto della LR 19/03 sul risparmio energetico.

 

 

 

  • ·  Inserire la clausola contrattuale che il risparmio energetico (ed economico) derivante dall’adozione di dispositivi o sistemi (ad esempio: riduttori di flusso) negli impianti della pubblica illuminazione o dalla riduzioni dei consumi, per effetto di spegnimenti programmati, venga trasferito integralmente al Comune. Prevedere l’obbligo contrattuale di realizzare i nuovi impianti utilizzando le migliori tecnologie del mercato per la riduzione dei consumi.

 

 

 

  • ·  Esplorare scenari alternativi di gestione diretta del servizio, dotando il Comune della necessaria organizzazione e definendo a mezzo asta pubblica l’operatore e le condizioni di approvvigionamento dell’energia, necessaria al funzionamento degli impianti.

 

 

 

***

 

 

 

  • ·  Riformulare a partire dal 2012 i meccanismi di calcolo della tariffa del teleriscaldamento e del suo aggiornamento, coinvolgendo i rappresentanti dei grandi complessi residenziali serviti e le associazioni dei consumatori. Assicurare da parte del Comune le funzioni di “regolatore” del servizio a tutela degli interessi dei cittadini, tramite la predisposizione di apposito regolamento di servizio e piano tariffario, in analogia con quanto avviene per il sistema idrico integrato da parte dell’Ato.

 

 

 

  • ·  Assicurare la detrazione, dalle tariffe applicate ai cittadini, della componente di energia fornita dall’incenerimento dei rifiuti, già pagata dalla Tia. Istituire un price cap che limiti gli aumenti della tariffa ricalcolata come sopra negli anni successivi, in base all’andamento dell’inflazione. Fissare una temperatura di esercizio standard dell’acqua calda fornita alle utenze. Assicurare il controllo periodico di detta temperatura, poiché valori al disotto dello standard contrattuale, determinano un aumento dei consumi volumetrici (e delle bollette) a parità di temperatura interna all’appartamento prevista per legge, temperatura che potrebbe anche non essere mai raggiunta.

 

 

 

  • ·  Subordinare qualsiasi progetto di espansione della rete del teleriscaldamento a Ferrara, alla valutazione di uno studio comparativo con altri sistemi di riscaldamento urbano, sotto il profilo economico, dell’affidabilità del servizio, dell’efficienza energetica, dell’effettivo utilizzo di fonti geotermiche, della protezione dell’ambiente e della salute, dell’impatto sulle altre reti di servizi pubblici e sul sistema stradale, della dipendenza dalle politiche di gestione dei rifiuti, dell’entità degli investimenti pubblici richiesti, dell’equità del sistema tariffario, della possibilità di scelta dell’operatore da parte dell’utente e quindi della libertà di recesso e di libera concorrenza nel mercato.

 

 

 

***

 

 

 

  • · ·Intervenire presso l’Ato e le autorità competenti affinché Hera assicuri gli investimenti necessari per l’adeguamento della rete acquedottistica, fognaria e dei relativi impianti, allo scopo di ridurre al minimo le perdite di acqua potabile, di sostituire rapidamente le condutture in cemento amianto, di garantire in tutti i quartieri del Comune e delle frazioni la giusta pressione di erogazione dell’acqua potabile.

 

 

 

  • · ·Promuovere, insieme agli altri Comuni della Provincia la riorganizzazione industriale e l’integrazione dei soggetti operanti nella gestione del servizio idrico integrato, allo scopo di creare un unico gestore provinciale, interamente pubblico, del servizio acqua pubblica.

 

 

 

  • ·  Intervenire in sede ATO affinché siano rinegoziati con Hera i costi considerati nella determinazione della tariffa del sistema idrico integrato, allo scopo di ridurla sensibilmente a partire dal 2012, senza penalizzare gli investimenti, tenuto conto anche dell’esito del referendum abrogativo della remunerazione del capitale investito.

 

 

 

  • ·  Incentivare l’utilizzo diffuso dell’acqua potabile da rubinetto, garantendo alle famiglie più svantaggiate l’installazione di adeguati filtri condizionatori, passivi ed a basso costo, per assicurare la qualità organolettica dell’acqua.

 

 

 

  • ·  Attivarsi formalmente presso gli enti deputati al controllo dell’acqua e al governo del servizio idrico integrato, nonché presso lo stesso gestore, affinché vengano effettuate analisi con frequenza mensile di Pfoa e Pfos nell’acqua potabile, unitamente ad altri inquinanti presenti nelle acque del Po e classificati dalla letteratura scientifica e/o dalle organizzazioni internazionali competenti, pericolosi per la salute delle persone e degli animali, ancorché non normati nel nostro paese. Ed affinché i risultati di tali analisi vengano valutati, insieme ai rischi per la salute conseguenti, da parte degli organi preposti (Asl, Arpa, Ato, altri), anche in relazione ai limiti adottati da altri paesi per i medesimi inquinanti, e siano pubblicati nel sito del Comune le concentrazioni riscontrate e le valutazioni degli organi preposti.

 

 

 

***

 

 

 

  • ·  Agire affinchè quanto prima sia avviato un programma generale di raccolta differenziata porta a porta, di riciclo e riuso dei materiali, con l’obbiettivo di azzerare lo smaltimento tramite incenerimento della quota indifferenziata residua e di rispettare gli obbiettivi di legge. Intervenire su Ato, organi competenti ed Hera, affinché siano assicurati dal gestore investimenti negli impianti necessari per attuare la politica di recupero, riciclo e riuso dei materiali.

 

 

 

  • ·  Chiedere il divieto di importazione da parte di Hera di rifiuti speciali da fuori provincia, anche se transitanti dagli impianti di Ostellato o Comacchio.

 

 

 

  • ·  Intervenire in Ato affinché siano rinegoziati i costi di raccolta e di smaltimento forniti da Hera, presi a riferimento per il calcolo della Tia, allo scopo di ridurne sensibilmente l’entità. Intervenire su Ato affinché eserciti un controllo efficace dei costi di smaltimento dichiarati da Hera.

 

 

 

  • ·  Assicurare la detrazione dalla tariffa applicata ai cittadini, dei profitti realizzati da Hera con la vendita dell’energia prodotta dal calore di combustione dei rifiuti, già pagato con la Tia.

 

 

 

  • ·  Intervenire presso l’Ato e le autorità competenti affinché venga applicata quanto prima la tariffa puntuale, proporzionale al conferimento in peso, da parte dei cittadini, di rifiuti indifferenziati e tendente a premiare i comportamenti di differenziazione spinta a domicilio. Chiedere l’immediata introduzione di nuove tecnologie per la tariffazione.  

 

 

 

  • ·  Chiedere agli organi competenti di attuare una campagna di monitoraggio ambientale del territorio interessato dalle emissioni dell’inceneritore di Cassana, per valutare l’entità dell’inquinamento dell’aria, del terreno e della falda ed il conseguente rischio sanitario.

 

 

 

  • · ·Avviare quanto prima la bonifica del sito e del territorio inquinato dalle emissioni dell’inceneritore di via Conchetta, situato al centro del Parco Urbano.

 

 

 

***

 

 

 

  • ·  Dare regolare e formale informazione ai consiglieri comunali dell’esito dell’impegno richiesto a sindaco e giunta dal consiglio comunale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentino Tavolazzi

 

Consigliere comunale Ppf

 

 

 

 

 

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  • Giorgio Montolli: Segnalo questa intervista con il prof. Franco Berrino: http://www.verona-in.it/2015/03/27/franco-berrino-per-il-cibo-la-spesa-fatela-con-la-bisnonna-

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