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18 Nov, 2009

Strategia rifiuti zero? No grazie

Inserito da: PpF In: Ambiente e salute|Circoscrizione 4

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di Valerio Tavolazzi

Lettera pubblicata da estense.com

Ieri sera, 16 Novembre, ho partecipato alla seduta del Consiglio di circoscrizione 4. All’ordine del giorno le Politiche aziendali di Hera. Erano presenti il Presidente di Hera Ferrara Srl, Pastorello, il Direttore Generale, Sirri, e i Responsabili Santini e Rossi.

Mentre ascolto le relazioni esposte, un dato mi colpisce. Obiettivo gestione rifiuti per Ferrara nel 2011: 50% di raccolta differenziata. Collego subito questo dato alle informazioni che Raphael Rossi, dell’Ente di Studio per la Pianificazione Ecosostenibile dei Rifiuti di Torino, ci aveva fornito, durante la conferenza del 12 Marzo 2009, in piena campagna elettorale.

E’ dimostrato, in Italia e nel mondo, che adottando il “porta a porta” si possano raggiungere altissimi livelli di differenziata (dal 70% a oltre il 90%). Questa tipologia di gestione è in sperimentazione in città, non piccole, come Roma e Torino.  A Salzano (VE) dal 2002 al 2003 si è passati dal 18% al 75%. Ad Asti (74.000 abitanti) erano al 64 % nel 2005. A Novara (103.000 abitanti) hanno già superato il 68%.

Ma anche il resto del mondo va in questa direzione (Berlino, Parigi, Londra, Vienna, Zurigo). Infine la chicca: San Francisco (809.000 abitanti!!) si è posta l’obiettivo del 75% per il 2010 e dei Rifiuti Zero per il 2020.

Talvolta, per fare bene, basta copiare bene gli altri.

Ne chiedo conto, quindi, ai Responsabili di Hera presenti. Mi rispondono che è tutto relativo: i risultati dipendono dal territorio, dalle norme locali, dalle leggi nazionali. Inoltre, gli investimenti fatti da Hera vanno in altra direzione, la direzione del cassonetto stradale (“metafisico”, aggiungo io). Per il cittadino ferrarese, questi investimenti sarebbero un onere da sostenere, comunque.

Come dire: la “politica del cassonetto” l’abbiamo decisa noi (Hera), ma gli investimenti per attuarla dovete comunque pagarli voi (ferraresi), anche a fronte di prove che dimostrino la bassa prestazione delle politiche di gestione rifiuti, fino ad ora intraprese.

Allora mi viene in mente una prima soluzione: in regime di libero mercato, potremmo valutare altri fornitori e risolvere il problema. E in regime di monopolio? Ci teniamo Hera e addio raccolta porta a porta e Rifiuti Zero.

Seconda soluzione: AATO 6 (Autorità d’Ambito Territoriale Ottimale) fa, finalmente, ciò per cui è nata (dal sito: “esercita le sue funzioni di programmazione e controllo sull’erogazione del Servizio di gestione dei Rifiuti Urbani e Assimilati”): definisce, cioè, le regole e gli obiettivi nelle convenzioni stipulate con Hera, pretendendo i risultati migliori e le migliori tecniche di gestione conosciute al momento, a parità di prezzo.

Mi accorgo che San Francisco è dall’altra parte del mondo.

Ultima nota dolente: ieri sera scopro che circa il 30% della plastica differenziata non viene riciclata, finisce in discarica o nell’inceneritore: a voi la scelta.

Valerio Tavolazzi

Consigliere Circoscrizione 4

Progetto per Ferrara  Cambia la Prospettiva

  • matteo

    Iniziando a leggere quanto Valerio mi è ritornata in mente una domanda: perchè in giro per ferrara ci sono cassonetti per la differenziata (plastica-gialli, esempio via angelli da 4 novembre e zona acquedotto) uguali a quelli dell’indifferenziata (grigi)? Spero che la mia disinformazione produca una risposta errata. Tale risposta al momento, non posso che fonderla in quel 30% di plastica non riciclata.

  • matteo

    Rifiuto zero, si d’obbligo! Nel mio piccolo MI OBBLIGO a DIFFERENZIARE il più possibile. Con questa tipologia di raccolta si arriva quasi a rifiuto ZERO. Il quasi è dovuto a certe categorie di elementi che seppur riciclabili trovano il problema nella collocazione nel giusto contenitore e tra le mura domestiche. Si pensi al polistirolo che contiene la carne che è riciclabilissimo, ma al contempo dopo qualche ora fuori dal frigo comincia a puzzare. Lavarlo elimina parzialmente il problema. Lo stesso vale per gli avanzi come carne, ossa e grassi (non oli) i quali non possono trovare collocazione nella compostiera causa igenica. Le verdure ed i frutti di fatto non emettono una puzza insopportabile, la carne si. Ci sono anche categorie di imballaggi multistrato che non si sà dove collocare. Io adotto in alcuni casi le analogie. Esempio Tetrapak, che grosso modo è carta più alluminio, questo và nella carta. Conseguenza metto gli imballaggi simili nella carta. Se chi legge vuole impegnarsi, bhe non potrà poi dire che il suo compito l’ha fatto. Almeno una piccola soddisfazione che nessuno può toglierci.

  • Valerio

    La versione ufficiale è che il 30% di non riciclato (plastica differenziata) deriva da una qualità non sempre ottima, e quindi difficilmente trattabile, una volta separata da quella di migliore qualità.
    Comunque, i numeri sono stati dati a voce su mia richiesta, nella relazione non c’erano e come sai “verba volant”…
    Bisognerebbe seguire i mezzi che raccolgono la differenziata per vedere dove terminano il loro tragitto.

  • Carla

    Boh, veramente io nella compostiera gli avanzi di carne ce li metto e devo dire che non puzza proprio per nulla, e, fra l’altro, è una compostiera regalatami da Hera.
    Qualche difficoltà appena presa, prima che entrasse a regime, ma ora non c’è neppure bisogno di aggiungere la sostanza per togliere l’odore.
    Per gli oli vegetali, poi, qualcuno sa dirmi se vengono biodegradati e quindi non c’è nessun probabilità che raggiungano la falda? Sversare i grassi negli scarichi domestici non crea problemi alle falde, ma ai filtri dei depuratori.
    Ho appena letto sul blog del Fatto Quotidiano un articolo su rapporti fra Hera e sottosegretario Cosentino.
    E comunque, volere è potere: sono anni che penso che la differenziata nel ferrarese non si riesce a schiodare da valori bassi che sono incomprensibili in una società come la nostra che ha mediamente e relativamente un altissimo senso civico.

  • matteo

    Carla, in compostiera ho inserito pure io qualche avanzo, ma poca roba, quindi la puzza a cui mi riferisco è in paragone a quella che si ha lasciando imputridire la restante parte di carne a cielo aperto. Non nego che la percezione di puzza possa essere legata ad una diversa raffinatezza olfattiva. Comunque per il compostaggio la carne andrebbe moderata perchè attira animali indesiderati, vedi ratti e altri animali randagi. Se hai la compostiera Hera è in comodato d’uso gratuito. Ti pare che Hera regali? Per quanto riguarda gli oli vegatali essi non sono idrosolubili, ma si degradano in presenza di solventi organici. Fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Olio_vegetale.

  • matteo

    Valerio, mi è venuto in mente che c’è sugli imballaggi di bicchieri in PS della coop l’indicazione che un bicchiere = un certo quantitativo in ore di luce. Per soddisfare l’uguaglianza penso sia necessario “abbronzare” il bicchiere in via Diana. In effetti la PS è riciclabile ma richiede un trattamento differente rispetto al PET. Il termine a cui si riconduce sempre il discorso è il COSTO. Ora sarebbe interessante analizzare i partner di HERA, ovvero sapere che materiali acquisicono per il riciclo. Se dovessero soddisfare lo SPI (Society of the Plastics Industry) in termini di range di recupero, bhe, bisognerebbe analizzare quel 30%. Seguire i camion non sò se sia significativo, magari vanno tutti in via Diana. Però, che tu sappia, gli orari di passaggio nelle vie sono di dominio pubblico? Allego in ultima istanza le fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Plastica#Classificazione_della_plastica
    http://it.wikipedia.org/wiki/Riciclaggio_dei_rifiuti

  • Valerio

    Ciao Matteo, non sono così informato sulle metodologie di riciclo della plastica.
    E Hera non rilascia molte informazioni sui dati di riciclo effettivo e su chi ricicla e come.
    Qua ci sono le società del gruppo http://www.gruppohera.it/gruppo/schema_societario/
    e qua c’è la sezione fornitori di Hera http://www.gruppohera.it/fornitori/ .
    Non so se siano recuperabili dal sito gli orari di passaggio dei mezzi di raccolta, ma scommetto di no!

  • Carla

    Purtroppo, io con la mia compostiera non ho attirato ratti e topi, ma dei carinissimi insettivori che si chiamano mustìoli, minuscoli “topolini”. Dico purtroppo perchè ho anche i gatti e di questi poveri animaletti (ora protetti) ne hanno fatti fuori tre.
    So che gli oli vegetali, come tutti i grassi, non sono idrosolubili, parlavo di degradazione organica da parte di microorganismi, cioè chiedo se anche gli oli vegetali si compostano. Io suppongo di sì.

  • matteo

    Grazie per i link, ma come ovviamente hai già affermato c’è ben poco da capire. Infatti addentrandomi in Hera mi son ritrovato nella selva oscura di Dante. Non so se ne uscirò… Sono rimasto sbalordito di me stesso, se prima immaginavo di poter dare una risposta su chi Hera fosse, ora non la saprei più dare. Come dire, Hera è Hera ma al contempo non è Hera. Questa è la sensazione. Di fatto tra le tantissime informazioni che ci sono mi è parso di cogliere quelle che mi interessavano, ma alla fine mi sono accorto che non è così.

  • matteo

    Carla,
    non conoscevo e non ho ancora visto dal vivo i mustioli alias pachiuro etrusco, sempre da wikipedia. Devo ammettere però che vedo spesso dei ricci.
    Per quanto riguarda l’olio, a mio avviso il fatto della non idrosolubilità è indicatore di una risposta parzialmente negativa. Ovvero, abbiamo detto che l’olio degrada in presenza di un solvente organico, quindi se non erro, un organismo che digerisce l’olio, lo restituisce con una struttura chimica diversa. Quindi questo scarto degrada. Il focus per confermare o meno il tuo dubbio è da riportare quindi sul piano degli organismi presenti nella compostiera. Il lombrico, il presidente alla trasformazione è deputato ad ingerire sostanze organiche potrebbe assimilare gli oli e digerirli. Penso però, sempre in ottica negativa di risposta al tuo dubbio, che la quantità di olio che converte non sia elevata. Se quindi l’olio così come è non si lega all’acqua, rischia di rimanere in quantità sempre eccessiva rispetto al volume di compost nel periodo di tempo, originando del percolato oleoso. Comunque se trovi altre notizie in merito postale. Ti lascio l’articolo sui lombrichi come fonte: http://www.anisn.it/scuola/100animali/lombrico/index.htm

  • paolo

    Matteo rif. 6

    mi sembra interessante questa osservazione. Non avevo mai notato questo tipo di pubblicità occulta ai “termovalorizzatori”. Alla prima occasione, andrò a vedere queste confezioni di bicchieri coop.
    Sapresti indicare con precisione il peso di un bicchiere? A lume di naso dovrebbe pesare un grammo.
    PS vuol dire polistirolo?
    Credo proprio che farò due conti per togliermi una certa curiosità. Se è vero quello che sospetto ne riparleremo.

  • Giulia

    E’ inutile che continuiamo a menarcela con san francisco, novara, capannori, etc. Il fatto è più che evidente: hera come azienda chiede ai chi ci governa di fare ciò che più conviene a lei azienda, e chi ci governa evidentemente ha tutti gli interessi a fare ciò che gli viene chiesto (da Hera, non dal cittadino). A questa gente gli puoi sbattere in facci centinaia di studi, migliaia di casi reali che dimostrano che il porta a porta inquna meno e costa meno e loro se ne strafregano perche pensano al loro tornaconto politico…Non è più questione di dimostrare cos’è giusto e cosa no, qui è questione che le interconnessioni tra politica e economia hanno raggiunto livelli non accettabili e chi dovrebbe risolverli è proprio la gente che ha in ballo questi interessi.

  • Giulia

    Ho avuto modo di parlare con alcuni ragazzi di Copparo (del PD) e sti qua continuano ad insistere che ci vuole un’inceneritore (un’altro) quando quello di Ferrara non riescono a farlo lavorare a regime, che non fà male, che la raccolta differenziata costa, etc, le solite manfrine..passa un anno e me li ritrovo due in consiglio comunale come consiglieri e uno come assessore…ma stiamo scherzando? Una città di 20000 abitanti, neanche san francisco o capannori…ancora più piccola, con la raccolta differenziata che stenta al 50% e poi vai a vedere i dati e ne viene riciclato il 38%, e l’attuale azienda che gestisce i rifiuti ha tre processi pendenti…e nessuno dice niente, tutti zitti, tutti buoni che finchè ci sono poltrone (e denaro) da spartire va bene a tutti. provate a vedere se sul sito del comune di copparo c’è il curriculum dell’assessore all’ambiente e ai lavori pubblici (vedrete che non c’è, sarebbe interessante vedere quali siano le sue competenze, oltre la tessera del PD e il fatto di lavorare, guardacaso, nell’azienda di gestione dei rifiuti locale).

  • matteo

    Paolo,
    purtroppo non ho una bilancia di precisione per affermare quanto possa pesare un bicchiere. Ho trovato un blog che afferma che il peso di un bicchierino sia 4g Fonte: http://marcoberri.blogspot.com/2009/10/il-peso-di-un-bicchiere-di-plastica-in.html. Il mio riferimento era ad un 200cc. Se il bicchierino pesasse 4g quello più grande dovrebbe pesare di più. Io, come te, stimo un valore più basso di 4g per quello da 200cc, attorno al grammo. Il materiale dovrebbe essere un tipo di polistirolo per alimenti. Se non sbaglio comunque si ricava sempre attraverso la polimerizzazione dello stirene. Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Stirene.

  • Massimo

    Condivido quanto detto da Giulia il problema è l’intreccio tra politica, interessi economici pubblici e privati nonchè personali.
    E’ chiaro che la raccolta differenziata alla fine non ha nessun impatto di inquinamento ambientale, produce più posti di lavoro, meno ricorso all’ estrazione dei minerali per le materie prime, ma questo non conta nulla per i ns. governanti ottusi e sordi nonchè mentitori con il loro elettorato.
    L’incenerimento per le aziende è antieconomico per gli elevati costi di investimento e funzionamento, tant’è che viene sostenuto con contributi statali.

  • carla

    Sempre differenziando, guardando quanto velocemente si riempie il sacco che raccoglie le scatolette del cibo per i miei 2 gatti, e quanto bel volume raggiunge anche quello in cui raccolgo tutti, ma proprio tutti gli involucri in plastica dei cibi, dalla merendine alle bottiglie del latte, alla parte in plastica dei sacchetti per il pane, un giorno ho avuto la percezione chiara di quanta materia prima io stessi mettendo a disposizione, del tutto a spese mie, dell’industria in grado di riutilizzarla: un grande regalo, davvero, quasi da risentirsi per la mancanza di gratitudine nei confronti di noi umili cittadini riciclatori, si parla troppo poco dei vantaggi per l’industria in questa modalità di smaltimento. Davvero i rifiuti sono una risorsa, non uno scarto. E ancora c’è spazio, sicuramente, per aumentare ancora di più il mio riciclaggio domestico. quindi figuriamoci quello della cittadinanza in generale.
    Però, anche nel Bolognese, se gli esperti in organizzazione della raccolta differenziata si candidano alle amministrative, lo fanno nelle liste civiche, non nei partiti tradizionali.
    Stiamo assistendo ad un fenomeno particolare: sempre più i cittadini reclamano un’attenzione alle esigenze ambientali, mentre i politici continuano a muoversi su vecchi binari, più legati agli interessi di gruppi economici. Bisognerà insistere, fare quel che si dice una “massa critica” di cittadini di fronte alla quale poi sarà difficile per i politici andare in un’altra direzione, se vorranno essere democratici.

  • carla

    Matteo
    Sì, anche da me arrivano i ricci…
    Sull’olio: mai pensato che i lombrichi potessero cibarsene direttamente, comunque, sì, ho trovato qualcosa: l’olio si degrada in condizioni anaerobie, cioè quando non c’è ossigeno, agiscono batteri anaerobi (in effetti, il botulino che può svilupparsi nei cibi sott’olio, non sterilizzati, è un battero anaerobico). Quindi, le condizioni di una compostiera non solo completamente ideali per la decomposizione dell’olio, visto che invece cerca di far entrare aria. E il botulino produce sostanze tossiche, molto tossiche (di botulino si muore).
    Ecco. allora qualcuno mi dia la tanica per raccogliere l’olio di cucina esausto, come nel comune di Vicenza.

  • Anonimo

    Effettivamente vi è un 30% di scarto nel riciclo della plastica dovuto a una non conformità dello scarto, ricordo che il materiale prevalentemente reciclato è la bottiglia di PET (plastica ad uso alimentare), per il rimanente viene scartato ad esempio bicchieri di plastica bottiglie di shampoo e detersivi etc. etc. che andrebbero ad altre lavorazioni di riciclo ahimè inesistenti come pure i sacchetti spreconi per la spesa le confezioni in plastica di pasta ed imballi in celophan. Senza contare la differenziata plastica-lattina che crea non pochi problemi nella lavorazione di riciclo. Questi i dati da chi è dentro all’industria del ricilo.

  • PpF

    Grazie Anonimo.
    Questi sono i tipi di plastica riciclabili secondo Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Riciclaggio_dei_rifiuti#Il_caso_della_plastica .
    Se è vero che alcuni tipi di plastica non sono riciclabili, dal punto di vista della tecnologia, si può migliorare la tecnologia oppure far pagare di più a quelle aziende che usano plastica non riciclabile.
    Ma accettare che rimanga un 30 % di non riciclata non mi pare sia il massimo.
    E’ indicativo il fatto che il COREPLA evidenzi la possibilità di “termovalorizzare” la plastica http://www.corepla.it/articolo.jsp?IdDoc=26&ignoreGest=true
    Questo invece il link del centro di raccolta e riciclo di Vedelago che promuove il riciclo al 100% http://www.centroriciclo.com/else/video.wmv ;nulla va più in discarica o incenerito (scusate, “termovalorizzato”).
    Dal sito http://www.centroriciclo.com/index.php .

    Valerio

  • matteo

    Grazie Carla per aver aggiunto altre informazioni,
    in risposta al rif. 17 tecnica recupero olio vegetale, ti posso dire che Hera aveva distribuito i contenitori come quelli di Vicenza, infatti io ce l’ho. Lo avevano distribuito assime ad una sporta riciclatata, una bottiglia in vetro e tre in alluminio, con opuscoli informativi sulla differenziata. Stavo cercando sul sito di hera se era indicato il modo per ottenerla. Magari puoi telefonare al numero verde e ti danno risposta. Considerando http://servizi.comune.fe.it/index.phtml?id=1133 è possibile conferire gli oli alimentari oltre alle stazioni ecologiche, anche alle ecomobili. http://www.gruppohera.it/clienti/casa/casa_lista_servizi/casa_servizio_ambiente/casa_racc_diff/casa_ecomobile/32152.html. Se trovo la procedura per ottenere il raccoglitore di olio la posto.

  • paolo

    Matteo rif. 6
    Passando per l’ipercoop mi sono fermato dagli scaffali delle stoviglie in plastica a perdere. Ho guardato tutte le confezioni di bicchieri, bicchierini, bicchieroni, posate, piatti di ogni grandezza, di marca Coop e non Coop, appurando che sono in polistorolo, ma non ho visto un accenno ad eventuali ore di lampadine equivalenti. Tutti indicavano la raccolta differenziata e nient’altro.
    Il fare la verifica è inutile.

  • matteo

    Paolo, mi scuso se la mente mi ha fatto scrivere inesattezze e se per questo hai fatto un giro a vuoto. Comunque la prossima settimana dovrei recuperare uno di quegli imballi a cui facevo riferimento. Potrò così correggere l’affermazione al rif. 6 riportando l’esatta marca e dicitura presenti.

  • matteo

    Per chi fosse curioso dell’etica dell’aziena Hera, riporto il link: http://www.gruppohera.it/gruppo/chi_siamo/codice_etico/pagina7.html?utm_source=_gruppo_attivita_servizi_business_ambiente_termovalorizzatori_&utm_medium=banner&utm_campaign=codice_etico. Dopo averne letto alcuni punti che volevo copiare ed incollare, memore della soggettività di quello che si dice e si legge, preferisco che gli interessati a questa lettura sviluppino in proprio le loro considerazioni.

  • matteo

    Paolo,
    come promesso ed in riferimento al mio post numero 6, propongo le seguenti rettifiche:
    – la marca NON E’ COOP, ma la marca è DACCA
    – bicchieri in formato polistirolo da 166cc confezione da 100
    – Rispettiamo la natura, sulla confezione, rappresenta per mezzo di 3 immagini le prescrizioni di questi materiali monouso. La prima immagine in alto indica di riporre il materiale monouso non nell’ambinte. Il secondo indica il conferimento presso gli appositi bidoni per il recupero dei materiali. Infine la terza immagine, una lampadina accesa che recita nella parte testuale: “le stoviglie monouso usate sono una valida fonte di energia alternativa: un bicchiere di plastica usato produce infatti nella combustione energia sufficiente ad alimentare per un’ora una comune lampadina”
    Al riferimento 6 la mia semplificazione era basata su quest’ultima descrizione. Spero di avere rettificato correttamente scusandomi con la Coop, se chiamata in “causa” erroneamente. Paolo, se ti interessano, ho le foto.

  • paolo giardini

    Ti debbo delle scuse, Matteo. Ho visto anch’io le confezioni DACCA alla Despar, le ho pesate, trascritte sul taccuino e poi …… me ne sono dimenticato.
    Dunque, i bicchieri trovati sono da 200 cc. Pesano 2,5 grammi l’uno. Secondo la scritta, ogni bicchiere bruciato produce energia sufficente ad alimentare una comune lampadina per 1 ora. Vediamo se è vero:
    Il potere calorifico del polistirolo dichiarato nel primo sito che ho trovato è di 32-42 MJ/kg. Non stiamo a sottilizzare se si tratta di valori minimi o massimi nell’ambito del polimero o PCI o PCS, facciamo i conti con i due valori e basta, per cui 2,5 grammi significano rispettivamente 80.000 J e 105.000 J.
    Poiché 1 Wh corrisponde a 3.600 J, 2,5 grammi di PS significano 22,2 Wh o 29,2 Wh di potenza termica. Ma la potenza elettrica ricavata dai termovalorizzatori non supera il 30% di quella termica (come in tutte le centrali termiche convenzionali) riducendo i due valori a 6,7 Wh e 8,6 Wh.
    La “comune lampadina” dovrebbe essere quindi una lampada votiva oppure una compatta fluorescente, comunque non di potenza così irrisoria come supponevo a sentimento. Non possiamo denunciare la DACCA perché la frase non è del tutto truffaldina.

    Comunque il conto non è inutile: il potere calorifico che si vuol sfruttare è energia rimasta, depurata da quella necessaria per avere la plastica in vendita. Quell’investimento va perduto se si brucia il bicchiere, come vanno perduti i 2/3 in calore dissipato. In compenso i 2,5 grammi rimangono tutti, galleggianti in aria finchè non ricadono, in cambio di un’ora di luce di una lampadinetta.

  • matteo

    Paolo,
    il calcolo da te riportato mette in evidenza quanto spreco e pericolosità si cela dietro un pezzo di polistirolo. Stavo cercando, ma non ne nascondo le difficoltà, di capire quanto scarto economico esista tra la produzione del bicchiere in ps ed il suo recupero. Sicuramente le affermazioni che si leggono in giro sull’antieconomicità del recupero muoveranno da fonti certe, ma il mio occhio vorrebbe vedere i conti alla mano. Indubbio il principio per il quale sarebbe meglio usare bicchieri in vetro, sconsigliando i monouso, ma vero che non tutte le situazioni in cui il monouso esiste potrebbero trovarne sostituzione.

  • paolo giardini

    L’antieconomicità del recupero non ha bisogno di tante verifiche. Se hai voglia di farne una, guarda cosa costa al chilo il PS (l’equivalente di 400 bicchieri da 200 cc) che puoi trovare al dettaglio nelle rivendite di materiali edili (è espanso, ma noi guardiamo solo il peso). Quel prezzo comprende tutto, guadagni e trasporti di tutta la filiera.
    Scoprirai probabilmente che il solo trasporto dei tuoi bicchierini di plastica costa di più. Poi c’è il recupero.
    Il fatto è che nella catena di distribuzione commerciale il prezzo del trasporto, pur esorbitante, per varie ragioni viene occultato dalla onnipresenza costante del flusso dei trasporti! Mentre se ti dedichi al trasporto ex novo dei rifiuti, quindi extra catena di distribuzione commerciale, il prezzo compare in tutta la sua valenza. Così risulta più conveniente disfarsene, e più conveniente ancora disfarsene ricavandone qualcosa dal suo alto potere calorifico. Non c’è solo il bilancio del singolo pezzo, entra in gioco la stortura di un sistema fiscale parossisitico che obbliga al flusso costante delle merci in tempo reale (con tutti le conseguenze di traffico, pericoli, inquinamento e costi) solo perché lo Stato demenziale fa pagare le tasse sulle merci immagazzinate. Da molti anni nessuno fa scorte per un giorno di più del necessario.

  • matteo

    Paolo, ho cercato il costo al kg del PS, ma non l’ho ancora trovato. Le unità di misura vanno al mq con spessore, il cui costo varia a partire da mezzo euro. Comunque effettivamente anche senza indagare ulteriormente si ha già l’idea che manco andando a lurdes, qualcuno riciclerà questa tipologia di PS. Ma alla mia domanda: se fosse introdotta una tassa simil raee? Dubito che si risolverebbe qualche cosa. Infatti anche i rifiuti elettronici, dei quali noi paghiamo la tassa per il loro smaltimento (oltre alla tia), chissà che fine fanno… Come se ne esce? La risposta, non so quanto condivisibile è: obbligare l’essere umano ad adottare un certo comportamento.

  • matteo

    Per restare in tema rifiuti, la mia ultima affermazione del post 28, nasce dall’osservazione, in alcune zone, dei cassonetti dei rifiuti. Non farò di tutta l’erba un fascio, ma noto come spesso ci sian cassonetti di indifferenziata STRA COLMI e differenziata in carestia. Allora penso: ma è tutto indifferenziabile quello che ci hanno buttato lì dentro? Ragiono sul mio stesso esempio che a casa, come già detto, siamo quasi a indifferenziato zero. Quindi analizzo visivamente la cd. spazzatura e vedo che spesso ci sono cartoni (imballaggi di televisori et simila) comprese le parti in PS, (che alla luce dei post con Paolo, non verranno mai riciclai), scatoloni cassette in legno… Ma non ci dovrebbe essere gente che controlla queste cose? Evidentemente no! Allora mi chiedo nuovamente il perchè.. vado a verificare altre cose come questa: http://www.gruppohera.it/gruppo/attivita_servizi/business_ambiente/termovalorizzatori/-ferrara/pagina55.html. Mi chiedo, c’è una relazione? L’inceneritore, non doveva essere fermo per aver raggiunto i limiti massimi di combustione?

  • paolo

    Matteo,
    i venditori di lastre di polistirolo espanso sanno quanto pesa al metro cubo, perché ce ne sono di varie densità per i vari impieghi. Da quel peso unitario si risale al prezzo.
    Comunque, le lastre di polistirolo espanso sono un prodotto finito ben più costoso dei bicchierini per le necessità di gestione che richiedono.
    Per accedere ad un prezzo che si avvicini di più alla materia prima, è meglio il polistirolo sfuso, da aggiungere alle malte cementizie per massetti alleggeriti.
    Ma una comparazione di costi ha bisogno di almeno due costi. Non basta sapere il costo della plastica al chilo, bisogna ipotizzare quanta plastica contiene un cassonetto, per confrontarla col costo d’asporto.
    Se per il bassissimo coefficiente di stipamento della plastica buttata nei cassonetti si può ipotizzare che ognuno ne contenga al massimo 60-80 kg, il valore economico di questo quantitativo di plastica eterogenea è trascurabile se il prezzo del riciclato è di pochi centesimi al chilo che danno qualche euro, contro le decine di euro per l’intervento del mezzo con operatore-autista.
    Per quanto riguarda la tassa sugli imballi, c’è già da tempo; l’obbligare gli esseri umani a certi comportamenti è regola antica sempre adottata mediante le Leggi; i rifiuti elettronici sono una miniera di elementi preziosi che viene sempre più presa in considerazione, e i componenti a montaggio superficiale rendono più facile ed ecologico il recupero. Allora cos’è che non va? Alcune storture che riguardano il costo del lavoro obbligatoriamente elevato, per cui molte operazioni banali costano troppo rispetto all’utilità che se ne ricava. L’economia è, secondo me, spesso stupida, perché si ritorce contro se stessa (vedi la tassazione sulle merci immagazzinate che mette in moto un meccanismo perverso).

  • Anonimo

    in risposta al post #19
    rifiuti 100% riciclati!? il video?
    Indicativa è la possibilità di Corepla alla termovalorizzazione! questo è il nodo!
    Partiamo dalla pratica che ogni lavorazione ha uno scarto, poi al teorizzare di ridurlo al minimo e poi cercare di praticare il livello teorizzato, anche se sappiamo di non poterlo mai raggiungere. Questo mi sembra un buon progetto! Lo scarto sì va termovalorizzato al termine! ma con progetti di subbapplato dei lavori tra società con la normativa vigente è uno spararsi alle spalle!
    Il nodo del video: Vedelago vende le ecoballe risultanti il proprio lavoro. Più le balle pesano o comunque più ecoballe (ironico il nome!) produci più aumenta il tuo fatturato.. Se le balle contengono il 30% di scarto le aziende che lavorano le balle quanto vuoi che rendano?
    Pensiamo in buona fede, (Vedelago in cuor suo pensa al fatturato, mica all’ambiente, non è una onlus!) che lavori in ambito ambientale è già di per sè un fattore positivo, bisognerebbe lavorare a livello regolamentare, anche non strettamente legislativo.
    Buone Feste!

  • matteo

    Anno nuovo, ripetizione di una storia vecchia.. Anche dopo le feste trovo spesso imballi in cartone nell’indifferenziata. Questo accade nonostante a 5 metri ci siano i cassonetti per la carta. Non ci dovrebbero essere sanzioni per queste violazioni? Leggendo il giornale, comprendo se vero, che la TIA è molto alta rispetto ad altre zone. Andando a memoria, ricordo un altro articolo in cui si parlava di ammende a chi veniva sorpreso a conferire materiale in modo erroneo, ricordo male?!? o è veritiero?

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Linee programmatiche consiglio comunale

Consiglio comunale 09.07.09: Elezione del Presidente e Vicepresidente.

Scaricate e leggete le Linee programmatiche presentate dalla maggioranza.

Consigliere comunale

Il consigliere comunale della nostra lista civica è Valentino Tavolazzi.

Scaricate il curriculum ed il certificato penale.

Vai alla pagina riservata dal Comune di Ferrara.

Scaricate il contratto Tavolazzi - Comune di Ferrara.

Scaricate il reddito Tavolazzi prima di accettare l'incarico del comune.

Leggi la relazione che l'allora City Manager Valentino Tavolazzi ha scritto al Sindaco, nel 2002.
Scaricala.
Relazione del 2002 sulla piazza "sbrisulona": leggila.


  • Fausto Cellini: i ( passi a raso o varchi a raso) senza taglio di marciapiede non è dovuto il contributo o Tassa Comunale. Sig. Si faccia seguire da una associazion
  • Comitato via Prinella: gentile Diabolik, avrei bisogno URGENTEMENTE di mettermi in contatto con Lei, è possibile? scriva a comitatoviaprinella@gmail.com grazie!
  • Giorgio Montolli: Segnalo questa intervista con il prof. Franco Berrino: http://www.verona-in.it/2015/03/27/franco-berrino-per-il-cibo-la-spesa-fatela-con-la-bisnonna-

In sintesi

'Progetto per Ferrara' e' una iniziativa politica aperta, rivolta a tutti i ferraresi, elaborata e promossa insieme a compagni di viaggio, che in questi anni hanno condiviso con me intense battaglie in difesa della salute, dell'ambiente e per il cambiamento della politica.
Valentino Tavolazzi

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Cento: espulsi per aver chiesto spiegazioni

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Progetto per Ferrara, gruppo consiliare

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Giorno specifico per il ricevimento al pubblico: mercoledì (mattino 9-13, pomeriggio 16-19)

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