Cambia la prospettiva

08 nov, 2009

Teleriscaldamento, bufala bis

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Pubblicata da Estense.com

di Valentino Tavolazzi

impianto-centrale-termicaDopo circa tre settimane, il consigliere medico del Pd Portaluppi è riuscito a farsi fare il compitino da Hera sul teleriscaldamento. Ma non avendo egli ben compreso il senso della “bufala”, si è concentrato sui numeri, certificando con la propria firma le considerazioni prodotte da Hera, pro domo sua.  Cominciamo dalle ore di funzionamento delle sette megacaldaie, eroganti fino a 84MWt (84 mila KW, equivalenti ad oltre 3 mila caldaie da appartamento), per scaldare l’acqua del teleriscaldamento.

 

 Se il consigliere medico del Pd Portaluppi avesse letto l’Autorizzazione Integrata Ambientale dell’inceneritore di via Diana, avrebbe trovato a pag. 60 e 61 la quantificazione fatta da Hera, dopo l’analisi dei giorni tipo, mese per mese, delle ore di contemporaneità di esercizio delle diverse fonti di calore del teleriscaldamento, in particolare delle centrali di Canal Bianco, oggetto di domanda di AIA.

Ebbene per gli anni presi in considerazione (2007 – 2018), Hera stima un massimo di ore di contemporaneità pari a 4.810 nel 2010, 4.853 nel 2015 e 4887 nel 2018. Tale contemporaneità è riferita alla centrale termica (non ad almeno una delle caldaie come sostengono il duo Hera – consigliere medico del Pd Portaluppi) ed il dato da me utilizzato per il calcolo delle emissioni (4850 ore) è il valore pressoché medio nel periodo considerato.

Venendo alle emissioni specifiche (Kg/h) di inquinanti prodotti dalle sette megacaldaie, i dati da me utilizzati (52,33 e 5,32 Kg/h rispettivamente per NOx e CO) sono valori dichiarati da Hera a pagina 61 dell’AIA, ed utilizzati dalla Provincia per il calcolo dei flussi di massa emessi dal sito geotermia. Si tratta di dati medi (non massimi, come sostenuto dal duo Hera – consigliere medico del Pd Portaluppi), misurati nel 2004 ed attesi da progetto per gli anni successivi. Inoltre anch’essi sono riferiti alla centrale termica intera (Totale CT) e tengono conto della contemporaneità delle caldaie.

Dunque 254 ton/anno (non 274, dato di cui chiedo venia per un 7 digitato al posto del 5, senza tuttavia alterare la sostanza del ragionamento), sono le emissioni di NOx attese dalle sette megacaldaie del teleriscaldamento ed autorizzate dall’AIA. Il dato è da paragonare a 137 ton/anno, riferito alla situazione precedente il raddoppio della centrale termica, avvenuto più o meno contestualmente alla triplicazione dell’inceneritore. Confermo dunque che, in base ai dati ufficiali dell’AIA, le emissioni attese dalle sette caldaie sono circa il doppio di quelle preesistenti la triplicazione dell’inceneritore.

Infine, volendo anche dare fiducia al duo Hera – consigliere medico del Pd Portaluppi, si rimane immediatamente scottati appena si confronta il dato da essi dichiarato (15 ton/anno per le emissioni totali effettive di NO2 nel 2008) con quello rilevato nel sito della multiutility bolognese, alla pagina dedicata alle emissioni in atmosfera del teleriscaldamento (24 tonnellate). Insomma chi ha copiato, lo ha pure fatto male non controllando la fonte!

Sono perciò del tutto destituite di fondamento le elucubrazioni sulle mie presunte sovrastime addotte del consigliere medico del Pd Portaluppi, divulgate oltretutto tirando in ballo la mia auto, di cui egli dimostra di conoscere marca, modello e velocità massima.

Spero che la sua “marcatura stretta” non si spinga fino al pedinamento.

 Valentino Tavolazzi, Consigliere comunale Ppf

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2 Commenti per "Teleriscaldamento, bufala bis"

1 | paolo

8 novembre 2009 alle 18:30

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Giova! …. Non portaluppiamo con esempi incongrui, per cortesia. Almeno sul sito di PpF.

Alta resa significa alto rendimento.
Per ogni combustibile c’è un’energia massima prelevabile dalla sua combustione in condizioni ottimali, è indicata come PCS (potere calorifico superiore). Tiene conto del calore dell’acqua formatasi nella combustione, che se ne va dal camino sotto forma di vapore. Per questo andarsene via dei fumi caldi, normalmente si usa il PCI (potere calorifico inferiore) che indica il calore che rimane dopo la perdita di vapore.
Sfruttare il PCS invece del PCI è già una buona base di partenza (usando caldaie fatte ad hoc che sottraggono il calore dai fumi) che Hera trascura perchè i consumi non li paga lei, al contrario delle costose caldaie a condensazione di cui si dovrebbe dotare.
Sfruttare solo il PCS però non basta, ci sono altri “trucchi”, il più importante dei quali è non avere troppa differenza di temperatura fra sorgente scaldante ed ambiente (temperatura non vuol dire quantità di calore, è l’equivalente alla spinta che si dà al calore: un cerino acceso arriva a 1.000 °C però non scalderebbe la casa anche se rimanesse acceso delle giornate).
Ma col teleriscaldamento la spinta ci vuole, eccome, anzi ce ne vogliono due: una termica, per i milioni di litri d’acqua che debbono rapidamente essere portati a regime termico, l’altra meccanica per gli stessi milioni di chili d’acqua fatti scorrere in più di 200 km di tubi fra andata e ritorno.
Quindi, essere vicini o essere lontani ha poca importanza nel teleriscaldamento, che è un circolo in tondo di acqua che parte calda e ritorna raffreddata.
L’insieme delle tre condizioni che caratterizzano il teleriscaldamento: PCI, alta temperatura e lunghissima condotta con alte perdite, fa sì che non possa essere altro che una bufala!
Ma allora perché si celebrano i teleriscaldamenti? Si celebrano quando convengono. Con le acque termali per esempio convengono, eccome: sono gratis. Ad Abano terme, l’acqua termale arriva in superficie a 90°C, e arriva da sola, proveniente dal lago di Garda, non è spinta da pompe. Il teleriscaldamento sui colli Euganei conviene.

2 | paolo

8 novembre 2009 alle 18:34

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Chiedo scusa, ho sbagliato post. Volevo replicare a Giova in calce alla lettera di Portaluppi “Teleriscaldamento. Come stanno le cose”

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