09 giu, 2011
Petrolchimico l’inchiesta: Torce, il pm chiede il sequestro. Quattro indagati
Inserito da: PpF In: Ambiente e salute
Ma il gip rigetta, lunedì la decisione davanti al Riesame
DOPO Brindisi, anche quella che sta per ‘esplodere’ al petrolchimico di via Marconi potrebbe diventare una battaglia campale per la chimica italiana, combattuta sul filo dei ricorsi e delle opposizioni in giudizio. Esattamente un anno fa avevamo parlato dell’esistenza di una delicatissima inchiesta su alcuni grossi ‘camini’ (La Procura indaga sul funzionamento delle torce, Carlino 24 maggio), oggi quella stessa vicenda ha fatto passi da gigante. Il pm Mariaemanuela Guerra, dopo aver iscritto nel registro degli indagati nomi eccellenti, ha chiesto il sequestro preventivo di quattro torce, due a testa di Basell Chimica e di Yara: era il 23 marzo. Tentativo che il gip Monica Bighetti, con decisione depositata il 20 maggio, ha respinto costringendo la stessa Procura ad appellare il provvedimento che verrà discusso lunedì davanti al Riesame.
AI RAGGI X. A dare il via agli accertamenti, cominciati più di due anni fa, sono stati gli esposti e le segnalazioni di molti ferraresi sempre più in allerta per quei rumori fortissimi provenienti dalla zona industriale, anche nel cuore della notte, seguiti dall’immediata accensione delle torce d’emergenza. Normalmente il sistema di sicurezza funziona in caso di blocco della produzione provocato da black-out o avarie, cioè da eventi occasionali. Un esempio: quando si blocca un impianto, e nei camini arriva gas in eccesso, subito questo viene bruciato per evitare problemi e complicazioni. Ciò, di conseguenza, dà vigore alle torce. Ma, a quanto sembrerebbe, troppo spesso entrano in funzione. Per quale motivo? Tutte situazioni di emergenza? Per capirlo, l’anno scorso, la Procura affidò a un consulente romano il compito di studiare il meccanismo di accensione del fuoco e accertare il perché di situazioni frequenti, vista la loro catalogazione e qualifica di «elementi di emergenza». Non solo. Lo stesso doveva chiarire se le sostanze emesse nell’aria fossero inquinanti per la salute e, in tal caso, stabilire quali le eventuali violazioni ambientali. L’INCHIESTA. Il colpo di scena arriva a marzo quando gli inquirenti chiedono al tribunale il sequestro preventivo di due torce di Basell e due di Yara. Quattro persone vengono indagate: Massimo Covezzi e Augusto Orazietti, presidente e vice Basell, Willems Dionys e Hans Hugo Goossens, vertici Yara. La maxi indagine, va ricordato, ha riguardato anche Polimeri Europa, tuttavia però sulle torce di questa multinazionale al momento non graverebbe nessuna richiesta di sequestro e non risulterebbero persone indagate. I reati ipotizzati sono due: emissioni in atmosfera senza autorizzazioni (articolo 279 del Testo Unico sull’ambiente del 2006) ed emissioni pericolose (articolo 674 del Codice penale). In pratica, secondo l’ipotesi accusatoria, i grandi camini che campeggiano nel polo petrolchimico non venivano accesi solo in casi eccezionali e per motivi di emergenza come dovrebbe essere, ma in diverse occasioni probabilmente per smaltire rifiuti gassosi in atmosfera. Le società interessate, nel corso di questi mesi, si sono sempre difese affermando che le torce vengono accese secondo le regole solo in casi di eccezionalità e per motivi di sicurezza. Sarà il Riesame, tra quattro giorni, a decidere sulla loro sorte









