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12 Mar, 2005

Tre centrali e i silenzi dell’incultura

Inserito da: PpF In: Ambiente e salute

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di Paolo Giardini

2311456635_deb78281131Caro Carlino,

L’interessante articolo del prof. Michele Fabbri del Sissa, pubblicato il 5 marzo scorso, prospetta un incombente problema di comunicazione fra autorità e cittadini, minato da credibilità e fiducia. La questione della fiducia, conclude, è un problema politico. Sembra però che il professore sia troppo ottimista, dando per scontato che una “comunicazione” sia possibile. Aggiungerei che non si può prescindere dal fatto che la fiducia bisogna meritarsela e saper conservarla. Nella faccenda del turbogas da 800 MW, la reiterata risposta dell’amministrazione comunale alle obiezioni degli ambientalisti era basata sul miglioramento della situazione esistente, grazie alla possibilità di chiusura di due inquinanti vecchie centrali alimentate ad olio combustibile, sostituite da una ecologica turbogas. Le due vecchie centrali a olio combustibile costituiscono il leit motive di una concordante unità di vedute manifestata anche dai sindacati confederali e dall’Unione Industriali.

Il Comune ha diffuso un opuscolo, allegato ad un numero di “Piazza Municipale” distribuito al/e famiglie del Comune, che erudisce i cittadini sui vantaggi del turbogas e sulla benefica possibilità di eliminare le due terribili centrali a olio combustibile. Un ragionamento seducente. Peccato che non sia vero che nel petrolchimico ci siano due centrali ad olio combustibile.

Da anni, nello stabilimento di piazzale Donegani ci sono tre centrali, e da decenni le due vecchie centrali ad olio combustibile sono alimentate prevalentemente a metano (la CTEI solo a metano, la CTE2 avente due unità, con un gruppo a metano e l’altro ad olio combustibile).

La terza centrale da tutti ignorata, guarda un po’, è una turbogas da 150 megawatt, un bestione grande più del doppio della CTE2 che non è sorto dall’oggi al domani e la cui licenza edilizia è stata rilasciata dal Comune, come pure è stato fatto per la conversione da olio a metano delle due vecchie centrali.

Un matematico può mettermi nel sacco quando vuole spiegandomi che il risultato di 2+2 sta nell’intorno di 4 e con sofismi vari portarmi in prossimità del 3 o del 5, citando magari ambiti quantistici et similia.

Ma la cassiera del supermercato nel darmi il resto è meglio che non ci provi a puntare sul 3 senza rischiare la reputazione. Lo stesso vale per il Comune, che con la storia delle due centrali fa il gioco dei bussolotti. Credibilità e fiducia? Professor Fabbri, qui la politica c’entra davvero poco, c’è solo bisogno di far seguire corsi intensivi di buon senso, con prove d’esame.

Tuttavia la cosa secondo me più sorprendente non sta tanto nel fatto che, nella migliore delle ipotesi, amministratori pubblici e responsabili di sindacati e categorie sappiano poco e male di cosa stanno trattando. Ci siamo abituati. E’ la constatazione del silenzio degli amministrati consapevoli che stupisce.

Nel prolungato dibattito sui presunti effetti di una futura centrale turbo gas, nessuno ha evidenziato che si contrapponevano verbose teorie senza tener conto che una turbogas in loco c’era giàe che sulla base di quella realtà si potevano pretendere alcune verifiche strumentali, visto il crescente inquinamento atmosferico locale.

Quotidianamente, entrano nel petrolchimico centinaia di persone; la costruzione (di qualche anno fa, a cura del gruppo Merloni) della terza centrale turbogas ha coinvolto parecchi lavoratori delle imprese. Si può ipotizzare che, più o meno direttamente, alcune migliaia di persone sapessero dell’ esistenza della terza centrale. Nessuno fra questi legge i giornali? Nessuno ha dato un’occhiata all’opuscolo del Comune? I tanti addetti ai lavori, che sanno, tacciono per mesi e anni durante il blaterare del dibattito senza sentirsi obbligati ad intervenire per correggere il tiro. Perché? Sono tutti pendolari che vengono da Rovigo? E’ così lontano dal sentire comune il timore degli ambientalisti per un enorme camino posto a due chilometri dalla città, del tutto inutile per le nostre esigenze? Alla prova dei fatti risulta che una porzione di popolazione attiva si disinteressa di una vicenda importante che la riguarda.

Un disinteresse tenace, tipico per apatia e incultura. In tale contesto i dati sbagliati diffusi delle autorità risultano semplici leggerezze, poste in attività pro-forma. Ritornando alla tesi del prof. Fabbri, ritengo non ci siano problemi di comunicazione quando si parla da soli. Più che un problema di scienza della comunicazione, qui abbiamo un problema di antropologia culturale. Può essere il momento che si debba seriamente prendere atto di un’abulica “ferraresità” ormai ipertrofica. A conferma della quale si possono purtroppo elencare tanti esempi.

Paolo Giardini

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