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20 Ago, 2009

Tumori: causa di morte per due donne su tre a Ferrara

Inserito da: PpF In: Ambiente e salute

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Articolo pubblicato da Il Resto del Carlino

Record in Italia per la fascia di età dai 50 ai 69 anni: lo spiega un’indagine Istat. La «mappa» dell’incidenza

yara-torna-a-far-pauraDi VALERIO BARONCINI I DATI, nudi e crudi, sono quelli dell’Istat. Li ha rielaborati l’unità operativa di statistica del Comune, li ha maneggiati anche l’Ausl. Ma la sostanza non cambia: a Ferrara si muore di tumore. Tanto. Soprattutto se si è donna, e soprattutto nella fascia di età tra i 50 e i 69 anni: in questo determinato spicchio di popolazione, il tumore rappresenta il 67% dei decessi.

Mentre la media nazionale è dieci punti percentuali più in basso (dati Istat relativamente alle schede d.4 e d.5, anni di rifriemtno il 2006): ovvero il 57% per le donne (18.611 casi su 32.350 decessi nel 2006) nella fascia di età 50-69 anni. I DATI fanno paura ma guardando la popolazione nel suo complesso si ridimensionano. E’ infatti una malattia del sistema cardio-circolatorio la causa di morte più frequente dei ferraresi: si riscontra nel 36% dei decessi avvenuti nel 2008. Seguono i tumori (32%), altre cause naturali (27%) e la morte violenta (5%). Dato, quest’ultimo, che diventa purtroppo altissimo nella fascia di età sotto i 50 anni: in questo ambito infatti colpisce il 50% del genere maschile, il 44% di quello femminile. Ma torniamo al capitolo tumori: quello più frequente è all’apparato digerente, sia per i maschi (33% dei casi) sia per le femmine (36%). Per gli uomini però c’è una percentuale che si stacca, ed è quella dei tumori alla trachea-bronchi-polmoni, con una frequenza del 31% per gli uomini contro il 12% nelle donne. Ed è proprio sui problemi alle vie respiratorie che molti specialisti ferraresi si sono soffermati in questi anni. Come mai questo alto numero di tumori? Qual è la ragione? Nelle settimane scorse l’argomento era stato affrontato da Medicina Democratica che aveva approfondito l’incidenza tra la popolazione, per il complesso dei tumori: «Ferrara è al secondo posto per la popolazione maschile e prima per le donne». Con una replica, il giorno dopo, dell’Ausl secondo cui il campione preso a riferimento rappresentava soltanto il 32% della popolazione (cioè sui registri tumori attivi). Quindi non era del tutto rappresentativo. E ADESSO? I dati Istat sono difficilmente criticabili, visto che riprendono le schede del Comune sulle notizie relative a ogni persona deceduta fornite dal medico curante o dal necroscopo. E tornano a puntare i riflettori sulle cause dei tumori. Uno studio del responsabile di epidemiologia dell’Ausl Aldo De Togni (‘Qualità dell’aria e dintorni: recenti indagini di approfondimento in provincia di Ferrara’ presentato a maggio 2008) si interroga sulla qualità dell’aria e si chiede se sia un rischio per la salute o se lo sia stata nel passato. E, in particolare, studia il tumore al polmone a Ferrara (1998-2005) utilizzando il modello di Bernoulli (981 casi e 1962 controlli) che si basa sugli indirizzi alla data di morte e di fatto analizza la presenza di cluster, gruppi anomali di malati oltre la media considerata attendibile dalla scienza. La base di partenza sono gli eccessi di casi di tumore al polmone, linfoma non-Hodgkin, sarcoma dei tessuti molli e malattie respiratorie. L’analisi ha confermato la presenza di un raggruppamento statisticamente significativo di casi di tumore del polmone nell’area compresa all’incirca tra via Foro Boario e viale Krasnodar, già noto da precedenti indagini, e ha messo in rilievo anche la presenza di un secondo cluster, non significativo statisticamente, nell’area di via Frutteti. Sulle cause, però, l’epidemiologo non si è sbilanciato, neppure in uno studio allegato al parere Asl sull’inceneritore: «Il fatto che la mortalità per tumore al polmone abbia iniziato a salire pressochè contemporaneamente con l’avvio dell’inceneritore di via Conchetta non è considerato significativo». Fatto sta che si sta cercando di capire, con accurate analisi, quali esposizioni nel passato possano avere avuto un’influenza: discarica di Ca’ Leona, inceneritore di via Diana, fabbrica di vernici, discariche degli anni ’60, discariche industriali e polo chimico tra Barco e Ponte, centrale termica dell’ospedale. Il succo è che produrre rifiuti nuoce alla salute ma non è facile individuare in concreto il rapporto tra malattie e specifici impianti di smaltimento.

LA RICERCA Pubblicazione internazionale sulla provincia
IL CASO Ferrara è stato anche oggetto di una pubblicazione internazionale che vede, fra gli altri autori, il professor Italo Nenci dell’Università di Ferrara. Nella pubblicazione si spiega come il tumore al polmone sia nettamente il più diffuso in provincia. Motivo? Il numero di fumatori in provincia (32,6% di maggiori di 14 anni nel 1996) è il più alto in tutta la regione (26% di media). Inoltre la nebbia e l’inquinamento dell’aria miscelati con la fonte di cui sopra (il fumo) non possono che portare a cattivi dati. La pubblicazione è del 2007.

Viale K Qui è presente una notevole concentrazione di persone morte a causa del tumore al polmone. Lo stesso dato si ritrova anche in zona via Foro Boario

Malborghetto A Malborghetto di Boara registrati molti casi di linfoma non-Hodgkin. Altri piccoli raggruppamenti in zona Frutteti-via Pomposa e a Sant’Egidio-Gaibanella

Un ‘cluster’ (cioè un gruppo anomalo di malati oltre la media considerata attendibile dalla scienza) si trova nell’area del Barco, a ridosso del polo chimico

  • non c’entra nulla, ma confermo: su questo pc avevo explorer 7 e mi dava problemi di visualizzazione. ora sono passato ad explorer 8 e vedo tutto.
    ps: ho voluto provare ma io non uso da anni explorer e sono in guerra con la microsoft

  • giova

    Ho l’impressione che ITAT fornisca i dati numerici dei fenomeni , mentre Azienda Sanitaria Locale tratti delle patologie a livello di diagnosi ed esito: manca il rapporto fra eziologia da lavoro, eziologia da fattori ambientali, insediamenti abitativi rispetto ad insediamenti produttivi: il che per una città piccola come Ferrara sarebbe conseguibile con un programmino informatico neanche tanto complesso.
    Per esperienza personale familiare, nessuno ad oncologia ha mai chiesto ai miei familiari, se non in modo generico e banale, della vita professionale e dei rischi per la salute, voluttuari o incidentali, cui erano sottoposti. Inoltre tanti ferraresi vanno a farsi curare malattie oncologiche fuori Azienda: tali fenomeni sono registrati nel nostro comune oppure ” emigrano” e compaiono nel Comune solo ad esito infausto, mancando quindi dell’ eziologia e del decorso?

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  • Giorgio Montolli: Segnalo questa intervista con il prof. Franco Berrino: http://www.verona-in.it/2015/03/27/franco-berrino-per-il-cibo-la-spesa-fatela-con-la-bisnonna-

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