Cambia la prospettiva

08 mar, 2010

Vogliamo sapere quanto PFOA c’è nell’acqua potabile

Inserito da: PpF In: Ambiente e salute|Servizi pubblici

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di Valentino Tavolazzi

Secondo Medicina Democratica di Alessandria l’acqua del Po conterrebbe concentrazioni enormi di PFOA: fino a 1.500 ng/l, quando gli altri fiumi italiani ed europei non superano mai 1-20 ng/l. Il PFOA, acido perfluorottanoico,  è tossico, mutageno, cancerogeno, teratogeno, se respirato o bevuto o mangiato col pesce e nella catena alimentare. Il PFOA non si vede, è trasparente ma micidiale. Il CNR Consiglio Nazionale della Ricerca l’ha trovato perfino alla foce del Po, dopo che ha percorso 600 chilometri. E’ indegradabile nell’acqua (però bioaccumulabile nei tessuti viventi). E’ scaricato a Spinetta Marengo (Alessandria) dalla Solvay, società già sotto processo per lo scandalo del cromo esavalente, cancerogeno.

Dalla Bormida finisce in Tanaro e infine nel Po.

In Italia mancano limiti di legge per il PFOA (colpevolmente, come era per l’amianto). E’ utilizzato per il Teflon delle padelle antiaderenti e per il GoreTex dei tessuti. Negli USA è stato messo al bando dopo che la Du Pont ha sborsato 101,5 milioni di dollari per risarcimenti alla popolazione.

L’EPA (Environmental Protection Agency) l’aveva trovato nel sangue umano e nei cordoni ombelicali, dopo aver accertato nelle cavie tumori, soprattutto al fegato, interferenze al sistema endocrino, con l’asse ipotalamo-ipofisi,  alterazioni degli ormoni tiroidei, cancro alla tiroide, danni allo sviluppo e alla riproduzione, riduzione del peso alla nascita, inversione sessuale nei pesci.

In Italia tali effetti sono confermati dal Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie e dall’Istituto superiore della Sanità.  Il Codacons ha chiesto di sequestrare 150 milioni di pentole di Teflon. Il Ministero dell’Ambiente, invece,  non ha saputo fare altro che commissionare un altro studio al CNR, peraltro senza finanziarlo. Nessuna legge è stata approvata.

A Pontelagoscuro e alla foce del Po il PFOA pare sia sempre attorno ai 200 ng/l.

I cittadini hanno diritto ad essere informati dettagliatamente al riguardo da Hera, Asl, Arpa, Comune, Provincia.

 Valentino Tavolazzi, Consigliere comunale Ppf

Cambia la Prospettiva  MoVimento 5 stelle

1 Commento per "Vogliamo sapere quanto PFOA c’è nell’acqua potabile"

1 | Carla

9 marzo 2010 alle 09:38

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Inserisco risposta avuta in merito ai PFOA l’11 settembre 2009 da Stefano Polesello del CNR .
A parte vi allego il testo pdf che mi ha mandato.

Gentile dott.ssa,

L’azienda Hera preleva acqua dal Po, la sottopone a trattamenti di
purificazione e talvolta la miscela con acqua di falda per la
potabilizzazione. La proporzione e’ variabile in funzione della portata del
fiume e del cuneo salino di risalita della falda. E cio’ varia, credo, anche
da zona a zona della città e della provincia

Nel Po è presente questa sostanza, il PFOA, (mentre il PFOS è a livelli
decisamente piu’ bassi) che deriva probabilmente da uno scarico industriale
piemontese sul quale stiamo “indagando”. Chiaramente la concentrazione nel
Po della sostanza dipende dalla portata del fiume stesso. Se il Po e’ in
piena la concentrazione (cioè la quantità di sostanza per unita’ di volume)
diventa piu’ piccola, spesso trascurabile.

Dai dati raccolti finora la concentrazione massima nel fiume è comunque
inferiore ai limiti di potabilità stabiliti in altri paesi.

Abbiamo analizzato alcuni campioni di acqua potabile presi ai rubinetti in
maniera sporadica e senza una validita’ statistica. In entrambi i casi in
cui abbiamo fatto il prelievo la sostanza era presente a concentrazioni
sicuramente 10-50 volte inferiori ai limiti di potabilità, però c’era.

Quindi il rischio è basso, sicuramente inferiore all’utilizzo di padelle di
teflon per frequenti fritture. Allo stato attuale delle conoscenze è
impossibile valutare quanto l’esposizione a lungo termine a piccole quantità
possa portare a disturbi. Per ora non ci sono dati evidenti in tal senso.

Il nostro allarme non è quindi sul non bere l’acqua, ma e’ per l’azienda
perche’ faccia controlli in tal senso specie quando preleva in regime di
magra e adotti i sistemi di potabilizzazione adatti ad eliminarla.
Quello che potete chiedere è di vedere se fanno le analisi di questo
composto, ma bere l’acqua in se’ non è particolarmente rischioso.
Eventualmente evitate di bere l’acqua del rubinetto in periodi di magra del
fiume. Per tutti gli altri usi dell’acqua potabile non c’è nessun rischio.

Aggiungo che lavoro nel settore acque, abito nell’hinterland milanese e ho
sempre bevuto l’acqua del rubinetto e l’ho data da bere anche ai miei figli
da quando erano neonati.

Spero di essere stato esauriente e sufficientemente chiaro per un non
tecnico (quale presumo sia lei, mi perdoni se sbaglio)
In allegato trova un articolo un po’ piu’ scientifico che riporta i dati relativi alla sostanza

cordiali saluti

Stefano Polesello

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